Anche ieri grandi proteste per chiedere la testa del capo della polizia

Una nuova ondata di proteste organizzate dall’iniziativa Za slusne Slovensko (Per una Slovacchia dignitosa) ha attraversato ieri strade e piazze in numerose città del paese. La grande manifestazione di ieri ha significato anche la ripresa delle contestazioni a Bratislava organizzate dal gruppo di giovani guidati da Karolina Farkasova, Katarina Nagy Pazmány, Peter Nagy e Juraj Seliga, che erano state sospese “per responsabilità” dopo che il Parlamento aveva dato la fiducia al nuovo esecutivo di Peter Pellegrini. In altre città, tuttavia, le proteste erano continuate ogni venerdì alle 17, come un appuntamento con gli amici, dove la rabbia per lo stato delle cose si accompagnava allo spirito di gruppo per la condivisione di un comune sentimento di frustrazione.

Il nuovo primo ministro Peter Pellegrini, contro il quale ora si rivolgono le proteste, si è detto rattristato dalla ripresa delle manifestazioni e delle richieste di dimissioni del capo della polizia Tibor Gaspar. Una decisione, ha detto, che ricade sotto la responsabilità del nuovo ministro dell’Interno Tomas Drucker a cui Pellegrini ha dato “carta bianca”. Per garantire la credibilità del sistema politico slovacco, ha spiegato il premier, nessun altro politico dovrebbe influire sulle scelte del ministro dell’Interno.

Posted by Wikes Hlavatovič on 5. apríl 2018

Le manifestazioni, nate dopo l’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua Martina Kušnírová, hanno da subito preso un carattere politico con richieste tutte politiche di dimissioni di diversi personaggi di alto profilo considerati corrotti e un ostacolo per le indagini non solo sull’omicidio del primo giornalista nella storia della Slovacchia, ma anche di tanti altri casi di corruzione e malaffare che in questi anni si sono accumulati senza che davvero si sia fatto nulla per arrivare a giudicare i responsabili. Casi che coinvolgono spesso politici di nome, uomini di partito di grande peso – molto spesso del partito Smer al potere ormai da oltre un decennio.

Posted by Transparency International Slovensko on 5. apríl 2018

«Sono andato nella Slovacchia dell’est per cercare la mafia italiana, ma ho trovato soprattutto la nostra mafia slovacca», gente vicina a funzionari del partito Smer, ha detto uno degli speaker davanti alla folla su piazza SNP nella capitale. «Le persone della regione di Zemplin», ha affermato, «mi hanno detto che i loro problemi di tutti i giorni sono più che altro legati alle pratiche dei personaggi del partito» il cui potere è incontrastato nei distretti di Michalovce e Sobrance. Sono gli stessi distretti dove sono attive anche le imprese agricole delle famiglie calabresi, che avrebbero beneficiato di 68 milioni di euro di sovvenzioni, forse solo la punta di un iceberg di cui ancora non si conoscono le reali dimensioni. E sugli abusi di fondi per l’agricoltura e ai metodi ad essi legati, si è fatto il nome di Ľubica Rošková, parlamentare Smer, considerata il vero regista del sistema di sfruttamento delle risorse finanziarie, in gran parte distribuite attraverso l’Agenzia per i pagamenti agricoli (PPA), istituzione che ora è stata messa in quarantena dal ministero dell’Agricoltura in attesa di una ispezione che porti alla luce i fatti.

Erano 34 le località, grandi e piccole, dove ieri si sono tenuti raduni, e diverse altre città all’estero, in Europa e in altri continenti, dove manipoli di slovacchi residenti all’estero si sono uniti ai propri connazionali in patria nella richiesta di una Slovacchia dignitosa. A Bratislava la piazza SNP era di nuovo piena, e il colpo d’occhio era di grande effetto per le 40-50.000 persone presenti. A Kosice, dove il gruppo di manifestanti è stato stimato a circa 2.000, si sono uniti alle proteste anche gli agricoltori della Slovacchia orientale, che dichiarano di essere costretti dai gruppi organizzati a lasciare la propria terra.

Le manifestazioni sono state in tutti i casi completamente pacifiche e nessun incidente è stato registrato. Sul palco come sempre, oltre agli organizzatori, diversi volti noti del teatro, del cinema, della televisione, della cultura e del campo accademico. Gli organizzatori si sono impegnati a continuare nelle proteste fino a quando Gaspar non se ne sarà andato.

I manifestanti hanno più volte anche ieri invitato il ministro degli Interni Drucker a prendere decisioni subito sul destino del presidente delle forze di polizia Tibor Gaspar, ritenuto il principale manipolatore delle indagini nei casi di corruzione di alto profilo. E non si dicono disposti ad accettare la richiesta di prendere tempo di Drucker, che più volte dopo la sua nomina ha detto di avere bisogno di un po’ di tempo per farsi un quadro preciso della situazione e decidere cosa fare. Nei giorni scorsi aveva dichiarato che gli sarà necessario un mese per decidere, ma in ogni caso a suo parere l’autorità di pubblica sicurezza funziona correttamente e le statistiche mostrano un calo ormai mensile della criminalità, confermando i trend positivi in atto. Drucker ha però anche sottolineato la necessità di modificare il sistema di nomina dei dirigenti delle varie unità delle forze dell’ordine, togliendone il controllo ai vertici. Gli organizzatori della protesta hanno detto di non comprendere come sia possibile che i politici sono riusciti a creare un nuovo governo in due giorni, ma per licenziare un capo della polizia ci vogliono settimane solo per pensarci.

Nelle pressioni al ministro Drucker si è inserito anche il presidente della repubblica Andrej Kiska, che a margine di un incontro con il capo di Stato ceco Milos Zeman ha ricordato che quando ha nominato il nuovo governo «e ho parlato con il ministro dell’Interno Tomas Drucker, ho sottolineato la necessità di un ricambio ai vertici delle forze dell’ordine», citando la posizione ormai insostenibile del capo della polizia Gaspar. Questo a suo parere è un passo «fondamentale per ricostruire la fiducia della gente nelle istituzioni».

(La Redazione)

Foto sotto al titolo:
Transparency International Slovensko

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