Russia: per Putin scatta l’operazione successione

Putin si conferma saldo alla presidenza della Federazione Russa, grande potenza radicata nella tradizione ma con diverse sfide da affrontare nel prossimo periodo per la trasformazione in atto nella società. Uno dei nodi che Putin dovrà sciogliere in questi sei anni, dopo quattro mandati da presidente, è la sua successione – di Paolo Calzini

Le elezioni russe hanno confermato la leadership di Vladimir Putin, conferendogli plebiscitariamente un quarto mandato nel ruolo di presidente della Federazione russa. Il rito elettorale – gestito in tutti questi anni in conformità al dettato costituzionale, allo scopo di assicurare al regime una base di legittimità fondata sul consenso popolare – si è svolto, stando alla maggioranza degli osservatori, in condizioni di relativa regolarità.

La Russia di Putin si pone di fronte al mondo nella posizione di una grande potenza radicata nei valori della nazione russa, risoluta ad affrontare le sfide di vario ordine che si presenteranno nel corso di una presidenza destinata a durare fino al 2024. Lasciata alle spalle l’esperienza della fondazione del sistema di potere post-sovietico, si apre una fase cruciale nella storia del Paese, che si trova a dover fare i conti con un difficile periodo, in cui prevalgono le incognite che molti vedono legate alla successione a Putin ai vertici dello Stato.

La gestione dell’avvicendamento
La domanda di fondo è in che direzione e con quali procedure si muoverà la Russia, in un contesto  destinato ad andare verosimilmente nella direzione di un  cambiamento del quadro interno e dell’azione internazionale di Mosca.

Al centro dell’attenzione per le sue implicazioni nel merito dell’andamento del corso politico del Cremlino nei prossimi sei anni figurerà la conduzione del processo  di designazione del prossimo presidente, da realizzarsi sotto il controllo delle autorità, così da assicurare un trasferimento delle competenze presidenziali che garantisca la stabilità delle fondamenta politiche del regime.

Dato per scontato che, perlomeno in una fase iniziale, sarà Putin in prima persona a farsi carico della transizione, è senza dubbio sull’élite ai vertici del sistema di potere russo che peserà la responsabilità di condurre a buon fine  l’operazione.

Un’élite – va sottolineato – legata per evidenti motivi di opportunità   al presidente in carica, organizzata in distinte fazioni in competizione fra loro per arrivare a una soluzione corrispondente al soddisfacimento di interessi particolari. Il che potrà portare a tensioni se non proprio ad aperti contrasti tra le parti in causa, considerata la configurazione di un sistema politico amministrativo privo di una regolamentazione appropriata a un processo di transizione.

La voglia di modernità
Il regime russo si troverà a gestire una società complessa e diversificata, per molti aspetti trasformata nella propria identità nonostante il perdurante retaggio del passato. La presenza di una popolazione – in particolare la componente giovanile del ceto medio emergente – cresciuta in un contesto influenzato dallo sviluppo dell’economia e dei mezzi di comunicazione costituisce un fatto di rilevante novità.

Non promuovere o rimandare a data da definirsi il soddisfacimento delle  aspirazioni di modernità dei settori più evoluti della cittadinanza residenti nelle aree urbane strategiche del Paese potrebbe avere serie conseguenze.

Limitarsi, come sembra trasparire dalle intenzioni del Cremlino, a un aggiustamento di massima  di  un apparato produttivo minato dall’arretratezza e a un rinnovamento di facciata di una macchina governativa segnata dall’inefficienza  va  chiaramente contro le esigenze e la voglia di progresso della Russia.

In questa situazione, caratterizzata dalla presenza di un sistema di potere “ibrido” in precario equilibrio tra forme istituzionali di tipo democratico e una pratica politica di stampo autoritario, che dovrà affrontare i problemi dell’individuazione di un nuovo presidente, qualsiasi previsione appare azzardata.

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Foto mfarussia cc by nc sa

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