Le frodi e la cattiva gestione dei fondi UE nel settore agricolo in Slovacchia

L’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto una procedura formale di raccolta di informazioni sulle sospetta frodi e cattiva gestione dei fondi comunitari e sussidi agricoli in Slovacchia, per determinare se vi ragioni sufficienti per avviare un’indagine completa in conformità con il mandato dell’OLAF.

Le irregolarità scoperte di recente dal giornalista Ján Kuciak, che stava indagando sui legami tra la mafia italiana con aziende e politici in Slovacchia prima di essere ucciso, ha provocato la richiesta da parte di un gruppo di deputati verdi europei all’OLAF di una inchiesta sul presunto abuso sistemico di fondi UE e sussidi agricoli per finanziare attività criminali. Sotto la lente sono in particolare i pagamenti di sussidi da fondi europei da parte dell’Agenzia per i pagamenti agricoli della Slovacchia (PPA), l’istituzione del ministero dell’Agricoltura che si occupa del programma di sviluppo rurale. L’Agenzia già nel 2016 aveva commesso gravi irregolarità nella gestione, come rilevato anche dalla Corte dei conti della Repubblica Slovacca.

Le aziende delle famiglie italiane Rodà e Vadalà di cui all’ultimo articolo di Jan Kuciak, a partire dal 2004 hanno ricevuto sovvenzioni per circa 68 milioni di euro, così ripartiti:
– 55 milioni di euro alle società gestite da Diego Rodà;
– 10,8 milioni di euro alla cooperativa Agrokomplex Humenné (attualmente guidata da due membri della famiglia Rodà, Daniela Valentina e Elisabetta, moglie di Antonino Vadalà), che gestisce circa l’80% di tutti i terreni agricoli nell’omonimo distretto;
– 1,9 milioni di euro a due società di Antonino Vadalà, che è stato arrestato di recente su mandato europeo del tribunale di Venezia con l’accusa di traffico di droga, associazione mafiosa  riciclaggio di denaro. Di lui ha scritto ieri Sme che aveva “rapporti molto confidenziali” con doganieri e agenti segreti. Un agente italiano infiltrato aveva ricevuto confidenze da Vadalà sul fatto che la frutta esotica importata dal Sudamerica veniva passata in dogana senza veri controlli, permettendo all’organizzazione di cui egli era una figura chiave di trasferire in Italia, Slovacchia e Slovenia grandi partite di droga del tutto impunemente. Questa informazione è compresa nel fascicolo del mandato di cattura internazionale inviato da Venezia.

Le somme sono state confermate dal ministero, ma il vero ammontare sarebbe molto più alto, considerando i contributi versati a società collegate, in cui i membri delle famiglia Rodà e Vadalà non appaiono come proprietari o amministratori.

L ‘”agromafia” nell’est della Slovacchia

La mafia italiana si è stabilita in Slovacchia? Gli italiani sono ingranaggi di un vasto sistema di corruzione, ma non rappresentano la testa del sistema, perché la sua organizzazione è slovacca. Così la pensa il giornalista Andrej Bán, che ha realizzato un reportage sullo schema di potere, criminalità, corruzione e frode nel settore agricolo nei distretti di Michalovce e Sobrance, considerati il bastione del partito Smer al governo.

Si parla di mafia in questa regione orientale al confine con l’Ucraina, che in pochi anni è diventata l’eldorado del paese, perché oltre al contrabbando di migranti o sigarette si registrano furti di terre, raccolti e sussidi da parte di gruppi con forti legami personali e famigliari. Attività criminali che per anni sono state ignorate o nascoste dalle autorità, ha scritto Andrej Bán. Il giornalista ha scritto su presunte frodi nelle dotazioni agricole ricevute dalla società Agro Porúbka, di proprietà della ex presidente regionale del partito Smer-SD, Ľubica Rošková. Agro Porúbka nel 2017 ha ricevuto circa 40.000 euro da fondi europei per terreni che non possiede né ha coltivato.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, il ministro dell’Agricoltura Gabriela Matečná e il direttore generale dell’Agenzia per i pagamenti agricoli, Juraj Kozuch, hanno informato che vi sono gravi sospetti di frode intenzionale nella registrazione dei terreni agricoli nella parte orientale della Slovacchia. Per questo motivo, il ministero dell’Agricoltura e l’Agenzia PPA hanno implementato un sistema più rigoroso ed esaustivo di ispezioni e controlli e hanno presentato una denuncia all’Ufficio del Procuratore Generale.

L’Agenzia per i pagamenti agricoli ha verificato tutti i pagamenti diretti ricevuti da Agro Porúbka e ha identificato 170 appezzamenti per una superficie totale di 470 ettari per i quali l’azienda aveva chiesto sussidi agricoli. Si è riscontrato che l’Istituto di ricerca e protezione del suolo (VUPOP) non aveva aggiornato le ortofotocarte, vale a dire le immagini del territorio prese da un aereo o via satellite con una macchina fotogrammetrica di alta precisione che fornisce fotografie che si relazionano a misure effettive del terreno.

Secondo il ministro Matečná, la Slovacchia ha uno dei sistemi più severi di controlli in loco nel quadro dell’UE. Tuttavia, alcune persone sono state in grado di sfruttare il sistema di aiuti per il settore agricolo. Il ministro ha ordinato il licenziamento dei dipendenti dell’Istituto per la ricerca e la protezione del suolo (VUPOP) responsabile della gestione del sistema digitale LPIS, utilizzato come mappa per concedere aiuti diretti. Inoltre, ha ordinato il trasferimento dell’intero dipartimento di geoinformatica all’Agenzia per i pagamenti agricoli.

Il presidente della VUPOP, Lucia Gallová, ha criticato duramente la decisione del ministro Matečna, che trasforma gli impiegati in capri espiatori nonostante il fatto che l’Agenzia PPA sia l’istituzione finale che verifica i dati di VUPOP e si assume ogni responsabilità al riguardo. La frode nel settore agricolo è ben nota in Slovacchia, poiché gli agricoltori di tutto il paese per anni hanno messo in guardia il ministero e la PPA presentando testimonianze orali e relazioni scritte, ha dichiarato Lucia Gallová. Dobbiamo punire i veri colpevoli dello scandalo e stabilire regole più rigide per prevenire il rischio di frodi in futuro, ha aggiunto.

(Fonte BDE)

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