Le prime rondini di un’imminente primavera

Nell’ambito del Seminario AltrEuropeAnno 2018: I Sessantotto delle altre Europe – all’Università degli Studi di Padova dal 27 febbraio al 24 aprile 2018 vengono organizzati incontri e cicli di lezioni, tenuti da docenti italiani e stranieri, che affrontano, in una rigorosa prospettiva comparata, temi comuni all’area dell’Europa centro-orientale e sud-orientale, offrendo un luogo di confronto e di discussione aperto a tutti gli studenti, i dottorandi e i docenti del Dipartimento, che si interessano alle lingue, alle letterature e alle culture di quest’area.

Martedì 27 marzo ho partecipato alla lezione di Stefania Mella, dal titolo Le prime rondini di un’imminente primavera: il “predjaří“ cecoslovacco (gli anni del fermento che portarono alla Primavera di Praga del 1968). La dottoressa Mella è docente a contratto presso l’Università degli Studi di Udine, dove insegna la letteratura ceca, a sua volta si è laureata e ha eseguito il dottorato presso l’Università padovana, sotto la guida del prof. Alessandro Catalano (sulla foto nel momento dell’introduzione di S.Mella alla lezione).

La lezione ha portato tutti gli studenti, docenti e ospiti presenti in un interessante viaggio della Cecoslovacchia letteraria ma non solo, dal 1953 al 1967.

Mi ha colpito particolarmente uno stralcio del testo che la docente ha riportato come citazione dello scrittore e giornalista Ludvík Vaculík, dal discorso da lui pronunciato durante il IV Congresso degli scrittori cecoslovacchi in giugno 1967. Mi venne subito in mente il Cicerone e il suo famoso O tempora, o mores, Che tempi! Che costumi! (Ó časy, ó mravy!). Per chi non l’avesse studiato, questa celebre frase fu pronunciata da Cicerone in diverse occasioni, tra cui nel suo discorso di apertura contro Catilina, in cui Cicerone condanna duramente il malcostume e la corruzione dei suoi tempi, rimpiangendo nello stesso tempo le virtù del passato. Cicerone nelle sue orazioni anticipa i principi di un governo dal volto umano, ispirato ad onestà e filantropia.


Foto Mercy from Wikimedia Commons (2010)

Lo scrittore Ludvík Vaculík per il suddetto intervento del 1967 non fu, come Cicerone a suoi tempi, inserito nelle liste di proscrizione che decretarono così la condanna a morte del grande oratore romano; Vaculík fu “soltanto” espulso dal Partito Comunista Cecoslovacco e poi, per le sue opinioni e attività (nel 1968 prese parte alla Primavera di Praga scrivendo cosiddetto manifesto di Duemila Parole) perseguitato per tutta la durata del regime, sottoposto a lunghi interrogatori, bloccato nel suo lavoro artistico, tanto a trovarsi nella fascia “vietata” di scrittori di cui opere ufficialmente non potevano essere pubblicate e circolavano solo “sottobanco” facendo così parte di cosiddetta letteratura samizdat. Come lo stesso Vaculík disse nel 2003 riguardo al citato IV Congresso degli scrittori cecoslovacchi, “in quel momento ho capito di colpo che finalmente avrei potuto dire tutto senza peli sulla lingua, senza riguardo per me stesso, per ciò che mi circonda, e soprattutto per la mia famiglia, che a causa della mia attività si è spesso trovata sul bordo di un precipizio.”

Il testo pronunciato da Ludvík Vaculík nel 1967 era il seguente:

“[…] Il potere naturalmente dà la preferenza a uomini che per la loro struttura mentale sono a esso affini. Ma siccome non ce n’è a sufficienza, esso deve servirsi anche di uomini diversi che si manipola per proprio uso e consumo; per servire il potere gli uomini più adatti sono naturalmente quelli che smaniano per il potere, poi gli uomini inclini a obbedire per il loro stesso carattere, gli uomini dalla coscienza sporca, gli uomini in cui il desiderio del benessere, del profitto e del vantaggio personale non si lascia condizionare da imperativi morali. È possibile manipolare uomini che hanno paura o molti figli, uomini che hanno prima subito delle umiliazioni e accolgono quindi riconoscenti l’offerta di una nuova fierezza, oppure uomini per natura sciocchi.

Per un certo tempo, in determinate circostanze e per determinati compiti sono temporaneamente utilizzabili anche dei moralisti di vario genere e degli entusiasti disinteressati ma male informati, come me per esempio. La manipolazione degli uomini si fonda essenzialmente su alcuni vecchi sistemi: tentazioni morali e materiali, minaccia di sofferenze, porre la gente in situazioni compromettenti, ricorrere a denunciatori, gettare ingiustificati sospetti su gente che per difendersi deve dimostrare la propria fedeltà, far cadere l’individuo in mano di gente malvagia, per poi fingere ipocritamente di salvarlo. Il risultato è la diffusione di una generale sfiducia tra i cittadini.”

Mi domando, dai tempi di Cicerone, duemila anni or sono, e dai tempi di ribellione di Vaculík, solo cinquant’anni fa, ad oggi, sarà davvero cambiato qualcosa?

A voi la sentenza…

(Michaela Sebokova Vannini)

Foto Michela Sebokova Vannini
Foto Mercy cc by sa

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*