L’Antifrode UE controllerà i sussidi in Slovacchia. Ai calabresi arrivati 68 milioni

L’Ufficio antifrode dell’Unione europea (OLAF) ha iniziato a fare le sue verifiche sulle presunte frodi e una cattiva gestione del settore delle sovvenzioni agricole con fondi dell’UE in Slovacchia. Lo ha scritto ieri il settimanale Politico.eu, ripreso da tutti i media slovacchi. L’autorità ha preso in esame il caso per accertare al più presto se ci sono i presupposti per l’apertura di una indagine approfondita sulla questione. OLAF sta per ora «valutando tutte le informazioni e le dichiarazioni disponibili» che sono emerse nelle ultime settimane, dopo che sono venuti alla luce i sospetti di frode nei sussidi agricoli come risultava già dall’inchiesta del giornalista investigativo Jan Kuciak, poi ucciso crudelmente insieme alla fidanzata da un killer professionista a febbraio.

È stata la delegazione di deputati del Parlamento europeo che, dopo una visita in Slovacchia l’8 e 9 marzo, ha invitato l’OLAF a indagare sulla gestione dei fondi europei in Slovacchia nel comparto agricolo, in cui si sospetta ci siano abusi “sistematici” di fondi. Sotto esame saranno in particolare i versamenti effettuati dall’Agenzia per i pagamenti agricoli (PPA), che paga agli agricoltori contributi diretti o sussidi da fondi europei e le cui carenze erano state già segnalate lo scorso anno dalla Corte dei conti slovacca (NKU).

Riguardo alle sovvenzioni, si è scoperto nei giorni scorsi che aziende delle famiglie italiane Rodà e Vadalà, che erano state citate dal defunto Jan Kuciak, avrebbero ricevuto dal 2004 ad oggi in sovvenzioni circa 68 milioni di euro, in particolare alle società di Diego Rodà cui sono stati pagati 55 milioni di euro. Una sola di tali aziende, Agrokomplex Humenne, ha ricevuto oltre 10 milioni di euro e gestisce, secondo Sme, circa l’80% di tutti i terreni agricoli del distretto omonimo. Queste cifre sarebbero state confermate dal ministero dell’Agricoltura, ma la vera somma totale, secondo Webnoviny, è ancora tutta da scoprire. Mancano infatti gli eventuali contributi pagati a società “affiliate” in cui i membri delle famiglie summenzionate non appaiono né come proprietari né come amministratori.

Le due famiglie calabresi hanno solide radici con la madrepatria dove sarebbero molto vicine ad ambienti della ‘ndrangheta. Sette persone di queste famiglie erano state arrestate in connessione con l’omicidio di Kuciak, poi rilasciate per insufficienza di prove. Antonino Vadalà è stato tuttavia arrestato di nuovo pochi giorni dopo, e ora tenuto in custodia in attesa di sviluppi, su mandato di cattura internazionale del tribunale di Venezia, ritenuto responsabile dell’organizzazione di un traffico di droga internazionale in concomitanza con gruppi della criminalità organizzata. Il fratello minore Sebastiano è stato anch’esso arrestato il 16 marzo per minacce, percosse e condotta aggressiva continuata.

(La Redazione)

Foto ec.europa.eu,
maria-anne CC0

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