Caso Skripal: Bratislava richiama l’ambasciatore a Mosca

Il consiglio dei ministri ha deciso oggi, nella sua prima riunione ufficiale dopo la fiducia ricevuta lunedì, di richiamare a Bratislava per consultazioni l’ambasciatore slovacco in Russia Peter Priputen, relativamente al caso di tentato assassinio in Gran Bretagna dell’ex spia Skripal con gas nervino. A informare i media è stato il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak, secondo il quale è ancora aperta l’eventualità di espellere alcuni diplomatici russi dalla Slovacchia. Una accelerazione della reazione slovacca, finora attendista rispetto alle azioni già intraprese da diversi paesi europei e non, che hanno già provveduto a cacciare numerosi membri di ambasciate e consolati in segno di protesta per le manovre in stile sovietico e di solidarietà nei confronti di Londra.

Il ministro aveva messo al corrente il consiglio di sicurezza slovacco, e successivamente il governo, degli ultimi sviluppi dell’inchiesta in corso nel Regno Unito sul caso internazionale che ha visto la contaminazione di Sergej Skripal e della figlia, trovati senza sensi e in fin di vita su una panchina nella città di Salisbury, dove Skripal risiedeva dopo essere stato rilasciato dal carcere grazie a uno scambio di spie tra Londra e Mosca. Il gabinetto di Peter Pellegrini ha approvato la richiesta di Lajcak di agire in modo univoco, dando un segnale forte quale il richiamo dell’ambasciatore. Il giorno precedente, il ministero degli Affari esteri aveva convocato l’ambasciatore russo a Bratislava, Alexey Fedotov, al quale sono stati chiesti chiarimenti sulla situazione, e sulle accuse che Mosca ha rivolto alla Slovacchia quale potenziale fonte del gas nervino Novichok usato per attentare alla vita di Skripal.

Lajcak ha voluto sottolineare la gravità della decisione, che, ci ha tenuto a ricordare, è stata presa non da lui da dall’intero governo: «Mai in 25 anni abbiamo richiamato il nostro ambasciatore a Mosca per una consultazione», ha precisato. E il periodo di allontanamento del diplomatico dalla sua sede moscovita sarà deciso presto: per il momento si tratta di «un periodo indefinito». Il ministro ha anche informato di come il paese stia valutando la richiesta di Londra di procedere a qualche espulsione di agenti russi con copertura diplomatica, quale forte segnale di discontinuità e protesta.

Finora sono diciannove i paesi dell’UE che hanno già eseguito l’allontanamento di diplomatici russi (l’Italia con due espulsioni). Altri nove paesi non hanno ancora preso posizione o hanno annunciato l’intenzione di non farlo. Il ministro Lajcak ha detto che avrebbe incontrato nel pomeriggio i rappresentanti del servizio di intelligence slovacco (SIS) e di voler tenere personalmente la situazione sotto controllo, riservandosi in ogni momento nuove decisioni.

Appena ieri il primo ministro Peter Pellegrini aveva detto di non voler agire istintivamente senza avere prove inconfutabili che la Russia era coinvolta nei fatti di Salisbury. Non ci basta una “elevata probabilità” di responsabilità russa, aveva detto. Diversi esponenti del Partito nazionale slovacco (SNS) avevano raccomandato sangue freddo per agire con il ragionamento, e non sull’onda dell’indignazione generale. Niente fretta, aveva detto il vice presidente Anton Hrnko citando il detto romano Audiatur et Altera Pars (“si ascolti anche l’altra parte”). Anche il leader di SNS Andrej Danko aveva invitato al buon senso, auspicando che la Slovacchia si tenga stretta la propria “sovranità e indipendenza in politica estera”, perché «non siamo una provincia [dell’UE] ma uno stato indipendente». Al contrario, il presidente della repubblica Andrej Kiska aveva fatto pressioni per un atteggiamento chiaro e dirimente del paese verso la Russia, dopo che gli altri tre paesi alleati del Gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) avevano già messo in atto ritorsioni.

(La Redazione)

 

Foto rtvs
Ian Southwell cc by nc nd

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