Giornata dell’acqua: sono 500 i conflitti nel mondo per conquistarla

Oggi la Giornata mondiale dell’acqua. I rapporti di Onu e Cia: “Le risorse idriche sono una vera emergenza”.

Per l’acqua si combatte: finora sono documentati dalla Banca Mondiale ben 507 conflitti legati al controllo delle risorse idriche. Tra tanti, l’esempio della guerra civile in Siria, dove secondo molti esperti la sequenza di molti anni di siccità ha certamente contribuito allo scatenarsi della crisi. E di questo passo, in un pianeta sovrappopolato e il cui equilibrio climatico sta cambiando in una direzione sfavorevole, c’è il rischio che per la sempre più strategica acqua si combatterà e si morirà. Entro il 2030 – lo dicono i dati delle Nazioni Unite – addirittura il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone a elevato stress idrico. E perfino la Cia, in un suo documento, ha affermato che «le questioni idriche sono principalmente una questione di stabilità mondiale».

Distribuzione di acqua potabile in Darfur (Nite Owl cc by sa)

È di questo fenomeno che parla Water grabbing, le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo (EMI editore), un libro firmato da Emanuele Bompan e Marirosa Iannelli. Un fenomeno aggravato dalla crescente domanda di acqua per cibi e prodotti e dalla contemporanea diminuzione della disponibilità provocata dal cambiamento climatico, spiega Bompan, giornalista e collaboratore de La Stampa-Tuttogreen. «Vogliamo sempre più acqua mentre il bicchiere è sempre più vuoto – dice – e le mani che lo reggono si fanno sempre più avide».

Già oggi quasi 2 miliardi di persone in tutto il mondo vivono senza acqua potabile sicura, «nonostante ormai da otto anni l’Onu abbia dichiarato il diritto umano all’acqua come primario e indiscutibile», afferma Iannelli, presidente del Water Grabbing Observatory. Una situazione che rischia di peggiorare, visto che non ci sono norme internazionali in grado di mettere la museruola agli appetiti idrici di Stati e multinazionali. Appetiti che qualche benemerita iniziativa di ripubblicizzazione di una risorsa che dovrebbe essere di tutti non riescono a frenare. Mentre paradossalmente si spreca in modo colossale, tra infrastrutture inadeguate e sistemi agricoli e urbani dall’impatto non più sostenibile. E il preziosissimo liquido viene utilizzato senza troppi pensieri per il fracking di gas e petrolio, che spesso porta a un inquinamento delle falde, o per la produzione di energia elettrica.

Il prezzo del water grabbingintanto, lo pagano i più deboli. Il libro racconta le conseguenze umane della costruzioni di monumentali dighe, come quella delle Tre Gole in Cina, che ha comportato il trasferimento forzato di 1,2 milioni di persone, o quella Gibe III in Etiopia, che ha sconvolto la vita di 400 mila poverissimi Oromo. O indirettamente: sono i più poveri ad essere travolti dai conflitti militari e dalle tensioni politiche. In Siria, ma anche tra India e Cina per il controllo del fiume Brahmaputra, tra Autorità palestinese e governo israeliano, tra Cina, Vietnam, Laos e Cambogia per il controllo del Mekong.

(Roberto Giovannini, lastampa.it cc by nc nd)

Foto pexels CC0

1 Commento

  1. Serve muoversi per tempo, con investimenti e impianti. Fisia Impianti sarà anche di parte, però dice che “a fronte di circa un 20% di popolazione nel mondo che sta già soffrendo di carenza di acqua, le Nazioni Unite prevedono che questa cifra aumenti fino a raggiungere il 40% della popolazione mondale nel 2025, con conseguente necessità di aumentare quanto più rapidamente possibile la capacità di produzione di acqua potabile e di depurazione” https://www.salini-impregilo.com/it/sala-stampa/comunicati-stampa/fisia-italimpianti-gruppo-salini-impregilo-si-aggiudica-contratto-da-57-milioni-di-euro-in-turchia.html

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*