Pellegrini al lavoro per la nuova squadra di governo

Dopo il mandato ricevuto ieri dal presidente Kiska, il premier incaricato Peter Pellegrini ha affermato che è nel suo interesse mettere mano alla ricomposizione del governo «nel giro di qualche giorno e non di settimane o mesi». In base al dettato della Costituzione slovacca, il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) non ha in realtà dei veri e propri limiti di tempo nel creare un nuovo governo, ma la situazione è talmente compromessa che è ovviamente interesse non solo suo ma dell’intero paese se riesce a creare una squadra funzionale e di persone credibili nel brevissimo termine, per riportare al più presto la guida della Slovacchia nei binari della consuetudine. Una volta creata la squadra, cosa che secondo alcuni potrebbe essere fatta già la prossima settimana, il governo dovrà essere nominato dal presidente e poi entro 30 giorni dovrà presentarsi in Parlamento con il suo programma per ottenere la fiducia, con almeno 76 voti.

Pellegrini, che ha già avviato oggi colloqui ufficiali con i partiti della coalizione, che dovrebbero continuare per tutto il weekend, ha detto di poter assicurare che il governo «manterrà il suo chiaro orientamento pro-europeo e che continuerà i progetti già ben avviati». Ha poi espresso il suo auspicio che «questo sarà il governo  che riporterà la calma nell’attuale situazione in cui versa il nostro paese».

Il suo predecessore Robert Fico, che ha rassegnato le dimissioni sulla spinta della crescente protesta popolare e sotto la pressione della palese insofferenza del partito Most-Hid, membro “junior” del governo che aveva chiesto elezioni anticipate quale unica soluzione per pacificare la società e rimettere il paese nella mani di un esecutivo che avesse credibilità e sostegno popolare, gli ha fatto gli auguri dicendo pubblicamente di dargli «il suo pieno sostegno». Fico ha ricordato che sosterrà Pellegrini in qualità di presidente di Smer-SD, il partito con la maggiore rappresentanza in Parlamento, ma continuerà a promuovere le priorità del partito indicate nel programma del suo governo e a garantire che la Slovacchia mantenga ben ferma la barra verso un orientamento europeista. l’ex premier ha detto che «Faremo del nostro meglio nel consiglio della coalizione, che si riunirà a breve, per consentire al nuovo primo ministro di presentare al presidente una proposta su chi potrebbe essere nominato nel nuovo governo». Fico ha definito Pellegrini “suo amico personale” e ha elogiato la sua professionalità. Ma come aveva dichiarato davanti al capo dello Stato, Fico «non va da nessuna parte», e rimane dietro le quinte, quasi una sfida a chi per tanto tempo lo voleva mandare a casa e ora pensa di esserci riuscito. Come ha giustamente notato il politologo Juraj Marusiak commentando per Tasr gli eventi di ieri, il premier uscente manterrà un notevole peso politico come leader del partito Smer-SD, e potrà ancora “controllare” l’azione del governo in maniera rilevante.

Nel frattempo i partiti di opposizione che l’hanno indetta annulleranno la sessione straordinaria del Parlamento che lunedì 19 marzo avrebbe dovuto discutere la sfiducia all’ex primo ministro Fico. Nell’opposizione rimane tuttavia lo scontento per una situazione che si credeva potesse evolversi in un modo diverso. Le elezioni anticipate avrebbero potuto portare a una composizione molto differente del Parlamento e dare ai partiti di centrodestra una potenziale maggioranza per metterli in grado di coalizzarsi e formare un governo. Un sondaggio realizzato da Focus nell’ultima settimana aveva mostrato che Smer aveva perso consensi dopo settimane di alta tensione, riducendo al 20% il suo potenziale elettorale, e i tre partiti che attualmente sostengono l’esecutivo avrebbero avuto un numero di seggi largamente inferiore alla maggioranza dei 76 deputati necessari.

Il leder dei liberali (SaS) Richard Sulik non ha nascosto la sua delusione per il comportamento ondivago dei moderati di Most-Hid, che da una richiesta di dimissioni del ministro degli Interni è passato alla pretesa del voto anticipato, per poi ripiegare con una imprevista svolta a U su un ampio rimpasto del gabinetto quando Robert Fico ha offerto loro la sua capitolazione. Secondo Sulik, il prossimo governo di Pellegrini non sarà affatto nuovo, perché Fico «sta solo fingendo di andarsene». E per capire che sarà lui a continuare a tirare i fili basta vedere che Pellegrini, ricevendo il mandato dal capo dello Stato, non ha pronunciato una sola parola, lasciando parlare il capo del suo partito. Sulik ha accusato il leader del partito Most-Hid, Bela Bugar, di avere svenduto la Slovacchia democratica due volte: la prima nel 2016 quando è entrato nel governo di Fico nonostante le promesse elettorali, e la seconda giovedì quando ha permesso a Smer-SD di conservare il potere, anche se aveva chiesto a gran voce il voto anticipato. «Ha mentito in flagrante», ha sottolineato Sulik.

Secondo il leader di OLaNO Igor Matovic, «Se non fosse stato per la gente sulle piazze, Robert Fico non si sarebbe mai ritirato dal suo incarico» di primo ministro, sottolineando che Fico, Andrej Danko (SNS) e Bela Bugar (Most-Hid) «hanno umiliato e ingannato la gente comune che desidera vedere la politica libera dalla corruzione». Speriamo, ha auspicato, che le dimissioni del premier «non scoraggino la gente dal protestare».

Malgrado tutti i suoi quattordici deputati abbiano firmato la dichiarazione di sostegno al futuro governo di Pellegrini, una lista che comprende in totale 79 parlamentari (quando la maggioranza è di 76), la situazione del partito Most-Hid non sembra in realtà così rosea. Giorni fa, sull’onda degli omicidi di Kuciak e della compagna, un deputato ex Siet si era dissociato con la linea del partito di sostegno al governo e aveva lasciato il gruppo parlamentare.

Invece Frantisek Sebej, uno dei membri di Most-Hid più rispettati, ha comunicato ieri di avere rinunciato al mandato di deputato e ha lasciato il Parlamento. Sebej, che non ha fornito ulteriori informazioni, lo ha comunicato attraverso un social network. Sebej era presidente della commissione per gli affari esteri del Parlamento. Grande estimatore della Slovacchia come membro dell’Unione europea, fu il maggiore critico, all’interno dei ranghi della coalizione, del discorso tenuto dal presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) alla Duma di Stato russa alcuni mesi fa. Sebej, che prima del colpo di scena di ieri aveva detto che il partito era stato chiaro nell’indicare alla coalizione la necessità di un cambiamento radicale nel governo o il voto anticipato, era tra i 14 legislatori di Most-Hid che avevano firmato la dichiarazione di sostegno al prossimo governo firmato Pellegrini.

E il ministro della Giustizia Lucia Zitnanska, vicepresidente di Most che ha mostrato nei giorni scorsi parecchia insofferenza verso Smer e Fico, ha deciso ancora prima dell’addio del premier di lasciare la guida del ministero per ritornare in Parlamento. «Ho deciso di non continuare perché sono convinta di non poter più rappresentare né questo né il nuovo governo», ha detto Zitnanska, che ha citato le diversità di opinioni tra lei e il Partito nazionale slovacco (SNS), ma anche con diversi membri di Smer-SD, che «non mi consentono più di soddisfare le aspettative degli elettori». Gli screzi con SNS erano giunti nei giorni scorsi alle richieste di sue dimissioni, anche per il ruolo che la ministra ha avuto, quando parte del governo Radicova nel 2011, nella adesione della Slovacchia alla Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, un documento che l’Unione europea chiede ora venga ratificata velocemente ma che SNS contrasta e che Fico aveva promesso «finché sono al governo» di non voler ratificare.

La notte scorsa la sede regionale di Smer-SD a Zilina è andata a fuoco. L’intervento dei vigili del fuoco ha permesso di controllare la situazione e spegnere completamente le fiamme in una mezz’ora, alle 2 di notte. L’incendio, che è stato giudicato doloso, non ha provocato danni a persone. La polizia ha avviato un’indagine sull’incidente. Il partito Smer ha dichiarato che si è trattato di «un atto compiuto dai radicali che cercano di approfittare dell’attuale situazione politica per destabilizzare il paese». Si tratta di un atto inaccettabile in uno stato democratico che «tutta leadership del partito e tutti i parlamentari, rappresentanti, membri e sostenitori […] condannano in modo inequivocabile», dice una nota di Smer, invitando chi vuole esprimere la propria opinione a farlo in modo calmo e democratico.

Parlando oggi, il premier incaricato Peter Pellegrini ha detto di essere «abbastanza preoccupato per quello che è successo a Zilina», e «vorrei chiedere a tutti di non lasciarsi sopraffare dalle passioni e dalle emozioni», e anche nelle manifestazioni di piazza di non «lasciarsi andare alle provocazioni». «State al sicuro ed esprimete le vostre opinioni liberamente, ma nei modi appropriati per un paese democratico, in linea con le nostre leggi e un comportamento adeguato. Ringrazio tutti in anticipo per questo», ha affermato. Già da queste poche frasi pacate si può notare nel nuovo premier uno stile diametralmente opposto al focoso Fico, sarà da vedere se sarà capace di affrancarsi dal suo “padrino” trovando il suo spazio per uno stile di governo nuovo e meno ruvido e conflittuale di quello visto nei dieci anni di guida dell’ormai ex primo ministro.

(La Redazione)

 

Foto nrsr.sk

 

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