Confermato l’arresto, Antonino Vadalà rimane in custodia

Nella mattinata di giovedì 15 marzo un giudice del tribunale regionale di Kosice ha confermato la custodia cautelare per l’imprenditore italiano Antonino Vadalà, che quindi rimarrà in custodia fino alla conclusione dell’indagine da cui è scaturito il mandato d’arresto europeo del tribunale di Venezia, e il conseguente arresto in Slovacchia avvenuto nelle prime ore di martedì 13 marzo. Vadalà è incriminato in Italia per traffico di droga in concomitanza con un gruppo del crimine organizzato che estendeva le sue attività a livello internazionale. Vadalà è ritenuto avere avuto un ruolo importante nell’organizzare il traffico di grosse quantità di cocaina (400 chilogrammi) dal Sud America nascoste dentro carichi di frutta esotica, che sarebbero arrivate a Venezia. La droga poi proseguiva per la Lombardia, ma anche Slovenia e Slovacchia. I proventi della vendita di droga avrebbero poi dovuto essere riciclati con attività “pulite” in Italia e all’estero. L’indagine è partita nel 2015, ed è stata resa possibile grazie all’infiltrazione di un agente nel gruppo criminale. L’arresto in Slovacchia è stato coordinato dalla procura generale del paese in collaborazione con Eurojust. La procura regionale di Kosice chiederà ora maggiori documentazioni alla procura di Venezia, e ha tempo quaranta giorni per presentare al detenuto il mandato di arresto originale con tutti gli incartamenti. Dopo di che, il tribunale deciderà se Vadalà potrà essere estradato.

La decisione di detenere il 42enne calabrese che risiede da anni nella Slovacchia orientale è stata presa a porte chiuse, dopo aver dato ai media l’opportunità di fare qualche fotografia. L’imputato, che è detenuto presso il locale carcere di Kosice, ha comunque la presentare appello alla Corte Suprema entro tre giorni, dunque entro sabato.

Secondo il portavoce della procura di Kosice, ha scritto Tasr, la ragione principale per cui Vadalà viene tenuto in custodia è assicurarsi che non lasci la Slovacchia e ostacolando così la procedura di mandato di cattura europeo. A richiedere la sua detenzione è stato il tribunale di Venezia, e diciassette persone sono state fermate in una operazione svolta in particolare in Veneto, Lombardia e Calabria. Undici sono in carcere e sei in regime di arresti domiciliari.

L’imputato era stato arrestato anche due settimane fa, per sospetto coinvolgimento negli omicidi del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. Con lui erano altri sei calabresi, tutti parenti, che hanno residenza e affari tra Trebisov e Michalovce, nella regione di Kosice. I sette italiani, ritenuti vicini a cosche della ‘ndrangheta calabrese, sono stati poi rilasciati 48 ore dopo perché il giudice ha ritenuto non ci fossero indizi sufficienti a tenerli in carcere.

Proprio sui Vadalà, sui Rodà e sui Catroppa era incentrato l’articolo incompiuto di Jan Kuciak, che aveva puntato il faro sulle attività dei cittadini italiani e sull’ottenimento di milioni di euro di sussidi, cui secondo il reporter non avrebbero avuto diritto, nonché sulla loro confidenza con persone che erano recentemente state chiamate dal primo ministro a coprire posizioni chiave dentro l’ufficio del governo.

(La Redazione)

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