Caso Kuciak: l’Europarlamento chiede alla Slovacchia una inchiesta trasparente e veloce

Il Parlamento europeo ha discusso ieri, in una assemblea plenaria a Strasburgo, del caso dell’assassinio del giornalista investigativo slovacco Jan Kuciak. Si tratta di un «attacco non solo alla Slovacchia ma all’Europa intera», è il messaggio dell’eurocamera che già alcuni mesi fa aveva preso una posizione di grande fermezza dopo l’attentato che provocò la morte della reporter maltese Daphne Caruana Galizia. I membri del Parlamento europeo hanno sottolineato l’importanza dell’incolumità dei giornalisti, in Slovacchia e nell’intera Unione europea, e chiesto una commissione di inchiesta indipendente, «imparziale e trasparente» sull’omicidio. Gli eurodeputati hanno trattato anche del tema degli illeciti nella distribuzione di fondi europei in Slovacchia, un tema che era stato sollevato nell’ultimo articolo di Jan Kuciak, e sui rapporti tra criminalità organizzata e politici slovacchi. Al dibattito è stato dato seguito con una risoluzione che sarà votata alla prossima sessione plenaria.

Il commissario europeo alla sicurezza Julian King ha parlato davanti agli eurodeputati mettendo urgenza sulla Slovacchia perché si faccia luce quanto più rapidamente possibile sulla morte di Kuciak e della sua compagna, e invitando Bratislava a collaborare con l’Ufficio europeo per la lotta anti-frode. «La prima priorità di tutti noi deve essere lo svolgimento di un’indagine approfondita e indipendente sui fatti, per assicurare i responsabili alla giustizia. Lanciamo appello alle autorità slovacche affinché lo facciano rapidamente», ha detto King, ricordando che l’Europol è pronta a sostenere l’indagine con tutti gli strumenti a sua disposizione. Inoltre, King ha assicurato che l’Ue ha messo a disposizione della cooperazione di polizia e organi giudiziari tra Slovacchia e Italia ulteriori strumenti. «Incoraggiamo le autorità slovacche ad avvalersi pienamente di questo sostegno aggiuntivo».

La delegazione di sei deputati del Parlamento europeo che ha fatto una visita in Slovacchia la scorsa settimana ha visto nel paese «una sorta di doppia realtà», come ha detto Sophie in ‘t Veld, vicepresidente del gruppo liberale Alde , «dove è difficile distinguere fra verità e mezze bugie». La scorsa settimana il deputato Claude Moraes della commissione libertà civili, giustizia e affari interni aveva affermato, nella conferenza stampa di fine missione, di aver visto nel corso del viaggio in Slovacchia «cose ​​piuttosto insolite».

Tra gli eurodeputati slovacchi presenti alla plenaria vi erano Ivan Stefanec (KDH) del gruppo dei Popolari europei (PPE), Branislav Skripek (OLaNO) dei Conservatori e riformatori europei (ECR), Monika Smolkova e Monika Benova (entrambe Smer-SD) del gruppo Socialisti e Democratici (S&D) e Jozsef Nagy (Most-Hid) del gruppo PPE.

La Smolkova ha partecipato alla discussione in aula difendendo quanto riferito dal premier Fico alla missione di deputati europei: «Vivo nella Slovacchia orientale e vi garantisco che là non c’è la mafia», ha detto, invitando i colleghi parlamentari ad andare a vedere. «Oltre agli imprenditori italiani, ne abbiamo di tedeschi, olandesi e altri che sapevano come ottenere sussidi» europei… «è arrivato il momento di controllare le sovvenzioni dell’Unione europea», ha affermato. Secondo Jozsef Nagy, «il nostro più alto obiettivo deve essere la fiducia delle persone nelle istituzioni statali». La missione del Parlamento europeo ha mostrato diverse questioni gravi, ha detto, ma il problema più grande «è che anche dove la legislazione è in linea con l’Unione europea, non si applica in maniera sufficiente, così gli slovacchi non credono alle istituzioni». Nagy ha anche detto che la missione di eurodeputati molto probabilmente tornerà di nuovo in Slovacchia, per recuperare documenti e informazioni che non erano disponibili la scorsa settimana. Egli ha accennato alla volontà del suo raggruppamento, il PPE, di voler chiarire anche due altri casi che riguardano giornalisti slovacchi scomparsi negli anni passati. Si tratta di Palo Rypal, sparito nel 2008, e Miroslav Pejko, di cui non si ha notizia dal 2015. Nagy ha anche detto che i deputati europei vogliono rivolgersi ai singoli Stati membri dell’UE per invitarli a riconsiderare le sanzioni previste nelle cause legali che riguardano la protezione delle personalità. Sappiamo, ha detto, che la Slovacchia ha le punizioni più severe nell’UE in questo campo: «otto anni di carcere per dimostrata diffamazione». Nell’incontrare la delegazione dell’Europarlamento, i giornalisti slovacchi avevano ammesso che la legislazione slovacca sui media è buona, ma spesso i rapporti con gli uomini politici sono particolarmente difficili e i giornalisti si sentono sotto pressione.

(Red)

 

Foto hpgruesen CC0

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