Arrestato Antonino Vadalà, la procura di Venezia ne chiede l’estradizione

Questa mattina la polizia slovacca ha arrestato a Michalovce l’italiano Antonino Vadalà, già arrestato e poi rilasciato dopo il duplice omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata. L’operazione è venuta in seguito a un mandato di cattura europeo emesso dalla procura di Venezia, e come risultato di una azione coordinata tra l’ufficio del procuratore generale della Slovacchia e Eurojust, che ha stretto intense comunicazioni con le autorità italiane. Eurojust è un’agenzia dell’Unione europea con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, che si occupa della cooperazione giudiziaria in materia penale.

L’Italia ha chiesto l’arresto di Antonino Vadalà per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’operazione, ha informato l’ufficio del procuratore generale slovacco, è stata condotta nella massima segretezza allo scopo di evitare fuoriuscite di informazioni e la possibile fuga dell’imputato. Ora la procura regionale di Kosice avrà 48 ore per presentare al tribunale regionale locale una richiesta di conferma della custodia cautelare per Vadalà, in attesa delle pratiche di estradizione.

Dopo il suo rilascio, sabato 3 marzo insieme ad altri sei calabresi che risiedono a Trebisov e Michalovce, nella regine di Kosice, l’uomo aveva negato il suo coinvolgimento nell’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirova. Aveva anche negato in diverse interviste di essere “quel” Vadalà indicato dalla DIA italiana come connesso alle cosche calabresi, una questione che lui diceva risalire a un errore di persona. Un suo omonimo di vent’anni più anziano era stato condannato in Italia per reati di associazione mafiosa ma era poi deceduto in prigione diversi anni fa. Lui, che diceva di vantare una fedina penale immacolata, si diceva estraneo a tutte le accuse messe in piedi dai media in questi giorni.

Di lui, e di altri calabresi, aveva scritto nell’ultimo articolo incompiuto il giornalista investigativo Jan Kuciak. Vadalà sarebbe stato sospettato di frodi nelle sovvenzioni UE per l’agricoltura, e ha avuto rapporti di affari con persone finite molto vicine al primo ministro slovacco. Maria Troskova, modella candidata al concorso Miss Universo, aveva avuto con lui una società e pare una relazione amorosa, prima di passare a fare l’assistente parlamentare di un deputato Smer – Viliam Jasan, cui fu raccomandata dallo stesso Vadalà – per poi essere catapultata direttamente all’ufficio del governo come primo consigliere del premier Robert Fico, su suggerimento di Jasan. Senza alcun nullaosta di sicurezza, e presumibilmente senza che alcun controllo di routine fosse fatto sulla sua persona, Troskova ha accompagnato come un’ombra il primo ministro a centinaia di riunioni di diverso livello e assistito a migliaia di telefonate venendo sicuramente a contatto con numerose questioni politiche e non di alta segretezza. I media hanno anche rilevato come Troskova sia stata presente a incontri politici di altissimo livello con delegazioni straniere, in patria e all’estero, ed ex diplomatici slovacchi hanno raccontato la loro vergogna nel dover comunicare ai governi stranieri la composizione della delegazione slovacca, dove la signorina Troskova era sempre a fianco di Fico senza alcun titolo professionale che ne giustificasse la presenza. Sembra piuttosto verosimile, se non provato, che Troskova sia stata anche, in questi anni, amante di Fico.

Qui sotto – Antonino Vadalà sulla Troskova: “l’ho consigliata io a Jasan”

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Di Viliam Jasan, già capo del partito Smer a Petrzalka, il quartiere più popoloso della capitale, si sa che una sua società che si occupa di sicurezza, la Prodest, è stata ceduta al figlio Slavomir nel 2010 e nel 2016 questi l’ha venduta a Pietro Catroppa, cugino di Vadalà e considerato persona a lui attigua. Jasan, dopo una legislatura in Parlamento, il primo ministro Fico lo ha chiamato a guidare come segretario generale il consiglio di sicurezza di Stato, l’organo del governo che gestisce le minacce alla sicurezza nazionale e ovviamente ha a che fare con questioni di altissima segretezza in continuo collegamento con i servizi di intelligence e le più alte istituzioni dello Stato. La cosa curiosa è che Jasan, nonostante i suoi trascorsi, abbia ottenuto con facilità un nullaosta di sicurezza del massimo livello.

L’arresto di Vadalà rientra nell’ambito di una operazione internazionale che ha visto il fermo in questi giorni di 17 persone, 11 delle quali sono ora detenute, che per gli investigatori italiani si sono occupate di traffico di droga in una rete che comprendeva membri della ‘ndrangheta nel Veneto, e traffico di cocaina dal Sud America. I fermi in Italia sono stati fatti in Veneto, Lombardia e Calabria. Qui è stato arrestato anche il boss Antonino Pesce. Per alcuni dei fermati c’è l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e di riciclaggio. L’indagine andava avanti da diverso tempo anche grazie all’infiltrazione di un agente della Guardia di finanza sotto copertura. La droga arrivava con navi e camion insieme all’importazione di frutta esotica dal Sud America. Si tratterebbe di circa 400 chili di cocaina.

(La Redazione)

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1 Commento

  1. Speriamo che lo mandino in Italia per sempre e che in Slovacchia non ci possa tornare più. Gli italiani onesti che vivono in Slovacchia non hanno bisogno di gente simile.

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