Most-Hid: vogliamo elezioni anticipate, le dimissioni di Kalinak non bastano

La giornata politica di ieri in Slovacchia ha visto una escalation, ora dopo ora, che al momento sembra avere come unica soluzione la chiamata degli elettori a elezioni anticipate. Ma andiamo con ordine.

Nella mattinata il ministro degli Interni Robert Kalinak (Smer-SD) ha annunciato le sue dimissioni (comunque non immediate) dopo dieci anni su quella poltrona in tre governi guidati dai socialdemocratici, un record che ha in comune solo con la resistenza del loro leader Robert Fico alla testa dell’esecutivo. L’unica pausa per entrambi fu quel biennio (2010-2012) in cui il centrodestra, riuscito con una coalizione per la verità non troppo coesa a tornare al governo, cadde per mano dei liberali (SaS) a seguito dell’entrata della Slovacchia nel meccanismo di salvataggio dell’euro. L’addio di Kalinak, anche se non ancora effettivo, è evidentemente una sconfitta per lui, per il suo partito e soprattutto per il premier Robert Fico che lo ha difeso fino all’ultimo anche a costo di entrare in un grave conflitto istituzionale con il presidente Kiska, accusandolo di subire influenze esterne al paese e di appoggiare l’opposizione per realizzare un colpo di Stato.

Da subito il tema del giorno è stato se l’iniziativa di Kalinak di fare un passo indietro, una mossa chiesta a gran voce da anni da tutta l’opposizione e dalle proteste popolari degli ultimi due anni, potesse bastare a rimarginare il baratro che si è venuto a creare tra il popolo e i suoi governanti.  Kalinak era ultimamente divenuto un ostacolo troppo ingombrante anche per una parte della maggioranza, in particolare per i membri del partito conservatore moderato Most-Hid, che ne aveva chiesto la testa la scorsa settimana. Peraltro, nei giorni scorsi si era fatto il nome, per la sostituzione del ministro, di Denisa Sakova, sottosegretario di Kalinak e da tempo suo braccio destro, una soluzione che con tutta probabilità non sarebbe andata giù al partner di coalizione Most-Hid, che giorni fa aveva perso un deputato per protesta con l’immobilismo del partito in una situazione già allora giudicata insostenibile, e peggiorata dalle moltitudini di persone che hanno protestato per le strade venerdì 9 marzo, numeri che non si vedevano dal 1989.

I due maggiori partiti di opposizione, SaS e OLaNO, avevano subito fatto sapere di non essere ancora soddisfatti, la testa di Kalinak non era più sufficiente a riportare credibilità all’esecutivo. Il gesto del ministro arriva troppo tardi, è insufficiente per ripulire lo Stato da corruzione e mafia, ed è considerato una tattica dei socialdemocratici, che stanno «affondando e disintegrandosi», dice una nota di SaS, che nota come «le parole di elogio di Kalinak per il capo della polizia Tibor Gaspar dicono molto: il ministro se ne va, ma i suoi uomini rimangono».


Foto minv.sk

E mentre il primo ministro ha lodato la decisione di Kalinak, che, ha detto, «è stato uno dei ministri più talentuosi in tutti i governi che ho guidato», e non ha nessuna responsabilità per gli omicidi di Jan Kuciak e Martina Kusnirova e ha fatto questo gesto come «suo contributo personale alla stabilità, al mantenimento della democrazia» e alla possibilità per l’esecutivo di continuare a governare, l’opposizione ha concluso la raccolta di firme per chiedere la convocazione di una sessione parlamentare speciale con unico punto all’ordine del giorno una mozione di sfiducia al primo ministro Robert Fico, che si svolgerà il prossimo lunedì 20 marzo.

Ieri in mattinata i rappresentanti di Most-Hid e del Partito Nazionale Slovacco (SNS), entrambi partner della coalizione di governo, si sono recati separatamente dal presidente della repubblica Andrej Kiska che sta vedendo i leader dei partiti parlamentari per consultazioni sull’attuale situazione politica. Il primo ad andare è stato Bela Bugar, poco dopo le dimissioni annunciate da Kalinak. Niente è trapelato della riunione con Kiska, per rispetto, ha spiegato Bugar, della decisione del consiglio nazionale del partito Most-Hid atteso per il pomeriggio. Bugar ha detto tuttavia di avere apprezzato l’uscita di Kalinak, lieto «che la nostra voce sia stata ascoltata». Il leader di SNS Andrej Danko ha invece detto ai giornalisti, dopo l’incontro con Kiska, che si è parlato «delle possibili soluzioni» e soprattutto di un rimpasto del governo, una questione di cui, ha detto poi Danko, «tutti parlano, ma nessuno sa cosa significhi» davvero. Danko ha messo in guardia il presidente sulla possibilità che la coalizione di governo perda la maggioranza, il che significherebbe non avere più la possibilità in Parlamento di approvare leggi, rendendo di fatto il governo inefficace.

Dopo pranzo si è riunito a Bratislava il consiglio nazionale di Most-Hid per discutere su come affrontare la crisi del governo e se rimanere nella coalizione che lo sostiene. Alla fine dei lavori, prima di parlare ai giornalisti, i rappresentanti di Most hanno informato il primo ministro Fico, presidente del partito di maggioranza relativa Smer-SD. Solo in seguito, in una conferenza stampa, Bela Bugar ha detto che il suo partito ha dato mandato alla leadership di aprire negoziati anche con l’altro partner di coalizione, il Partito Nazionale Slovacco (SNS), per arrivare a raccogliere i 90 voti necessari per indire rapidamente nuove elezioni. Una scelta che il premier Robert Fico (Smer-SD) ha rifiutato. Bugar ha detto che se non ci sono convergenze per il voto anticipato in seno alla maggioranza, il suo partito è pronto a togliere il sostegno al governo. Smer ha comunque deciso di riunire oggi la direzione per discutere della situazione.

Il partito Most-Hid, che nel 2016 aveva conquistato un modesto 6,5% di voti, una delusione secondo molti, aveva deciso dopo molti tentennamenti di sostenere un governo composto anche da Smer-SD e SNS, constatando la difficile composizione di un Parlamento in cui per la prima volta sono entrati membri di estrema destra e verificando la litigiosità e poca uniformità delle altre posizioni di centro-destra, la parte politica che da sempre gli era più affine. Questo aveva provocato la fuga di alcuni suoi parlamentari, poi rimpiazzati dai transfughi del partito Siet, allora parte della coalizione, che nel frattempo si era disintegrato. L’essere stato al governo con Smer, nonostante le promesse elettorali, non ha provocato una grande perdita di voti, considerando la condotta responsabile dei suoi ministri, in genere apprezzata anche dall’opposizione. Ma con la situazione odierna, Most-Hid rischia di nuovo di perdere pezzi. Un parlamentare (ex Siet) già ha lasciato giorni fa, e altri si erano detto pronti a farlo. Tra questi ultimi molti sono quelli che uscirebbero dal partito nel caso continuasse a sostenere il governo, e diversi membri dicono che le dimissioni di Kalinak ora non bastano più a calmare la situazione che si è creata nella società.

Intanto il procuratore Vasil Spirko ha dato concretezza alle parole espresse la scorsa settimana, e ha presentato ieri pomeriggio all’ufficio del procuratore generale una denuncia penale contro Robert Kalinak e alti ufficiali di polizia per sospetti di sabotaggio. Il procuratore generale Jaromir Ciznar ha deciso di assegnare il caso a un procuratore del suo ufficio per ragioni di massima obiettività nella procedura.

Danko, leader di SNS, ha scritto oggi sul suo profilo facebook di aver preso atto della decisione di Most-Hid di non considerare più fattibile un rimpasto, e che Kalinak non è l’unico che dovrebbe lasciare. Secondo lui, fare adesso considerazioni sulla possibile data di elezioni anticipate è tuttavia questione del tutto prematura, e si è detto disponibile a parlarne, su mandato del suo partito, solo quando il governo cade o non avrà più la maggioranza.

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(La Redazione)

 

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