La rivoluzione slovacca del 2018

Una marea umana tale da riempire completamente la piazza dedicata all’Insurrezione nazionale nella capitale Bratislava, la piazza dove nel novembre 1989 una folla arrabbiata e speranzosa faceva tintinnare le chiavi di casa chiedendo un cambio di regime. Qualcuno si dispiace che non sia ancora novembre, avrebbe assunto un significato simbolico ancora più potente.

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Erano tra i 50 e i 60.000 i partecipanti venerdì scorso a Bratislava alla marcia “per una Slovacchia dignitosa”, cui vanno aggiunte le migliaia di persone che hanno protestato in decine di altre città. Chiedevano di nuovo un cambiamento, sulla scia della rabbia per la morte, tragica e crudele, di un reporter che stava scavando nel torbido e toccando anche persone particolarmente vicine al primo ministro. Una rabbia, tuttavia, tenuta nei binari della decenza, una protesta che è stata assolutamente serena e pacifica, a dispetto delle parole del premier Fico venerdì mattina, quando aveva accusato gruppi di esagitati di prepararsi allo scontro e ad assaltare i palazzi pubblici, addirittura organizzandosi con cumuli di sanpietrini nei pressi del palazzo del governo. Accuse infondate, a quanto pare, i sanpietrini sono rimasti al loro posto.

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Tra le richieste dei manifestanti, lo svolgimento di una indagine approfondita e indipendente sugli omicidi del giornalista Jan Kuciak e della fidanzata Martina Kusnirova, e la creazione di un nuovo governo che sia credibile e non includa persone sospettate di corruzione o di legami con il crimine organizzato, riguadagnandosi la fiducia della gente comune. Tra gli slogan urlati dalla folla, si è sentito «Mai più Fico» e tanti cartelli erano diretti contro il governo in carica, condannavano la corruzione e chiedevano indagini e punizione dei colpevoli. Sul palco a tenere discorsi diversi rappresentanti di giornalisti, insegnanti, studenti, artisti, del terzo settore e ong, e perfino della chiesa.

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In molte altre città si sono svolti eventi simili, ognuna con centinaia di persone che si sono riconosciute nel motto “Agiamo per una Slovacchia dignitosa”. Anche in alcune capitali estere altre centinaia di cittadini slovacchi si sono riuniti in spazi simbolici per sostenere la protesta. Oltre che in Repubblica Ceca, a Praga e Brno dove sono stati molti gli slovacchi scesi a marciare “per una Slovacchia decente”, a Londra erano circa 400 le persone che si sono radunate davanti all’ambasciata slovacca, 200 a Bruxelles, 250 a Copenaghen, diverse decine a Sydney.

Nel centro di Bratislava si è svolto in contemporanea anche un raduno di protesta contro il miliardario americano George Soros (di origine ungherese), organizzata dal partito non parlamentare NAJ, che ha tuttavia avuto un’affluenza di appena una dozzina di persone. La marcia prendeva spunto dalle accuse fatte dal premier Robert Fico al presidente Kiska, ritenuto in combutta con il finanziere Soros per destabilizzare la Slovacchia, dopo le sue note interferenze nei movimenti di protesta in diversi paesi, tra cui il Maidan ucraino del 2004.

(La Redazione)

Foto: frame FB/Jakub Goda

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