Aktuality: già nel 2013 Roma informò la Slovacchia sui calabresi

Un articolo di Aktuality.sk, il sito di informazione per cui lavorava il giornalista Jan Kuciak assassinato dieci giorni fa, racconta per filo e per segno i rapporti informativi delle autorità antimafia italiane sulle famiglie di calabresi residenti nella Slovacchia orientale che secondo Kuciak hanno ricevuto milioni di euro di sovvenzioni in modo fraudolento. Il contrario di quanto affermato dal capo della polizia Tibor Gaspar e ripetuto dal ministro degli Interni Robert Kalinak in questi giorni. Il ministro ha detto anche domenica in televisione che gli slovacchi chiesero all’Italia informazioni nel febbraio 2014, e solo dopo diversi solleciti ottennero risposta dall’Italia nell’ottobre 2015, peraltro con risultati deludenti: negli archivi degli investigatori italiani non risultava niente per Antonino Vadalà, il più in vista dei sette italiani arrestati e poi rilasciati la scorsa settimana nell’ambito dell’indagine sull’uccisione di Kuciak e della sua ragazza, freddati a casa loro con un colpo di arma da fuoco ciascuno. Alla fronte per lei e al petto per lui, una vera e propria esecuzione.

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In realtà, scrive Aktuality.sk, già cinque anni fa, nel 2013, arrivò da Roma, attraverso l’Ambasciata Slovacca in Italia, una informativa sui contatti di Antonino Vadalà con la ‘ndrangheta in Calabria, e si parla di incontri regolari con i rappresentanti dei clan, come dimostrato dalla corrispondenza tra l’Ambasciata e la DIA (Direzione investigativa antimafia), che è il principale organo italiano per la lotta contro la mafia. Il 18 marzo 2013 l’attaché della polizia slovacca in Italia chiese informazioni alle autorità italiane, e riceve risposta un mese dopo, il 16 aprile dello stesso anno. Nella richiesta si citavano «indagini connesse con l’utilizzo di risorse europee, in cui sono coinvolti anche dei cittadini italiani» ed erano elencati i nomi di otto persone, tra cui Antonino Vadalà, che gli slovacchi sospettavano in combutta con la ‘ndrangheta. Nella risposta, la DIA scriveva che Vadalà era stato indagato per associazione di tipo mafioso. Del resto, gli slovacchi dovevano conoscere bene il soggetto, dato che nel 2003 ne hanno concesso l’estradizione in Italia dove subì un processo e in seguito fu rilasciato per insufficienza di prove.

In una secondo richiesta dell’agosto 2013 gli slovacchi chiedono maggiori dettagli in particolare su Vadalà, indicando la truffa ai danni di un altro imprenditore italiano e il possesso di diverse auto di lusso, tra cui una Lamborghini e una Porsche, oltre alla titolarità di numerose società e l’acquisto da parte di Vadalà di diverse cooperative agricole e chiesto sussidi dell’UE a fondo perduto. Nella lettera c’è l’elenco delle società che hanno ricevuto contributi, e si annota il sospetto che il soggetto abbia costituito in Slovacchia una ‘ndrina costituita da una dozzina di persone, di cui vengono indicati i nomi. A novembre 2013 da Roma viene inviato un rapporto con le informazioni esistenti sulle persone indicate dalla Slovacchia e sui loro rapporti con la ‘ndrangheta. Per molti di loro si parla di precedenti penali per reati tra cui appropriazione indebita, tentato omicidio e traffico di droga, scrive Aktuality.sk. Inoltre, viene citato il ruolo di Vadalà nel nascondere Domenico Ventura, boss ricercato per omicidio, e i suoi incontri in Calabria con personaggi di gruppi della criminalità organizzata.

Alla luce di questi fatti, Aktuality.sk si chiede come sia stato possibile che Vilian Jasan, i cui rapporti con il gruppo di calabresi è attestato da relazioni d’affari, abbia ottenuto un nullaosta di sicurezza del livello più alto, per divenire segretario del consiglio di sicurezza slovacco. E che Maria Troskova, ex partner di Vadalà in una società, sia diventata consigliere del primo ministro.

Video di Aktuality.sk
Come ci si arricchisce con i sussidi agricoli

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Delle comunicazioni tra polizia slovacca e italiana, con tanto di numeri di protocollo, aveva fatto un resoconto qualche giorno fa anche il Corriere della Sera, citando di nuovo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci ben cosciente di avere inviato nel 2013 le informazioni alle autorità slovacche. Secondo il Corriere, nella corrispondenza viene ricostruito il meccanismo con il quale si erano ottenute sovvenzioni dal Fondo europeo agricolo di garanzia, «con due precisazioni inquietanti. La prima: i finanziamenti “non sono utilizzati allo scopo dichiarato ma servono al beneficio personale del richiedente”; la seconda: “tutto il processo dell’approvazione delle dotazioni è connesso con la corruzione”. Per concludere: “La polizia slovacca presuppone che Vadalà abbia fondato nel territorio slovacco una ‘ndrina”, cioè una cosca della ‘ndrangheta calabrese con una dozzina di affiliati segnalati con nomi e cognomi, su cui si sollecitano indicazioni e dettagli.

(La Redazione)

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