Caso Embraco, la Slovacchia rifiuta le accuse italiane di aiuti illeciti

La questione “Embraco” scoppiata nei giorni scorsi con i sospetti italiani di illeciti finanziamenti slovacchi alle imprese che vi portano lavoro, chiudendo le proprie fabbriche nel Belpaese, è arrivata anche in Slovacchia, dove però il governo respinge sospetti e accuse al mittente. Il ministro dell’Economia Peter Ziga, a margine del consiglio dei ministri dello scorso mercoledì, ha ironizzato sul fatto che in Italia ci saranno le elezioni tra pochi giorni, e che tutta la questione va ricondotta secondo lui nell’ambito della politica interna italiana. La verità è che sì, Embraco ha ricevuto in passato degli incentivi agli investimenti, ha ammesso, ma non di recente, e che oggi non c’è niente del genere in vista, nemmeno a livello regionale.

L’ultimo stanziamento a favore dell’impresa brasiliana è di 900.000 euro, concessi nel 2014 per sostenere la creazione di ventuno posti di lavoro per ingegneri altamente specializzati in un nuovo centro tecnologico dell’azienda. Ziga aveva detto di non sapere ufficialmente nulla sul possibile trasferimento della produzione dell’Embraco italiana in Slovacchia. Si tratta, ha detto, di una entità commerciale privata «che opera in Slovacchia da molto tempo a Spisska Nova Ves», e secondo lui la questione è da vedere come «una classica lotta competitiva tra i paesi dell’UE» nel campo del miglioramento delle condizioni imprenditoriali. In ogni caso, Ziga ha detto di essere in grado di spiegare e giustificare tutti i sussidi forniti in passato a Embraco, come ad altre imprese.

Il ministro italiano Carlo Calenda ha incontrato la scorsa settimana a Bruxelles la Commissaria per la concorrenza Marghrete Vestager, che ha promesso di controllare in modo accurato il modo in cui i fondi europei sono stati utilizzati dalla Slovacchia. I fondi UE possono essere usati per creare lavoro in aree depresse del continente, ma non per spostare le produzioni dove più conviene, chiudendo fabbriche in certi paesi per aprirle altrove a costi inferiori e con aiuti di Stato, una pratica che è assolutamente vietata dalle normative.

Il ministro dell’Economia slovacco ha fatto sapere la scorsa settimana attraverso il suo portavoce di essere pronto a dimostrare «in qualsiasi momento» alla Commissione europea che all’Embraco non sono stati concessi incentivi statali illegali. «Questa informazione è stata anche fornita dal ministero all’Ambasciatore della Repubblica Italiana», con il quale si è difeso dalle «false affermazioni e accuse» del ministro italiano Calenda, che, affferma, sono «da ritenere esclusivamente appartenenti al contesto della campagna elettorale in Italia». Va anche detto, ha ricordato il portavoce, che l’ammontare degli aiuti di Stato della Slovacchia rispetto al PIL è il più basso dell’Europa centrale e orientale.

Il video istituzionale di Embraco Slovakia:

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Secondo quanto detto ad Ansa venerdì da un diplomatico slovacco a Bruxelles, la Slovacchia non ha dato nessun aiuto a Embraco per rilocalizzare la produzione torinese, non incentivando dunque in alcun modo – diretto o indiretto – la decisione dell’azienda a spostare la produzione. Il diplomatico ha lamentato la vasta medializzazione della faccenda, e sottolineato che il suo paese preferisce «il dialogo franco fra partner» europei seguendo i «canali appropriati».

La Commissaria Vestager ha affermato che il caso sollevato dall’Italia per l’Europa è una «cosa seria» e che tuttavia sarà necessario per il suo dipartimento una verifica approfondita dei «fatti reali» prima di dare qualunque giudizio. Vestager ha detto che le aziende sono libere di muoversi dove vogliono, nell’ottica del libero mercato, ma che diventa una questione di regole nel momento in cui sono «coinvolti i soldi dei contribuenti» UE. I fondi, ha sottolineato, servono «per creare nuovi posti e non per spostare posti da un Paese all’altro».

(Red)

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