Pellegrini agli ambasciatori UE: i fondi UE strumento necessario alla coesione

Incontrando ieri a pranzo gli ambasciatori dell’UE, il vice premier Peter Pellegrini ha ribadito che senza dubbio è necessario che la Slovacchia continui a ricevere risorse del Fondo europeo di coesione anche dopo il 2020, perché solo in questo modo potrà ridurre le ancora importanti differenze regionali. E poi, ha sostenuto, quasi l’85% di ogni euro investito nei nuovi Stati membri dell’UE, quelli entrati nell’unione dal 2004 in avanti, ritorna ai vecchi membri.

Nella riunione, convocata per iniziativa della presidenza bulgara del Consiglio dell’UE su temi relativi al futuro dell’UE e alla zona euro, sicurezza e migrazione, Pellegrini si è fatto ‘ambasciatore’ tra gli ambasciatori riportando ai rappresentanti diplomatici europei la posizione del governo slovacco riguardo ai fondi europei che sono il principale strumento di investimento dell’UE per ridurre le disparità tra paesi e regioni. Devono dunque continuare ad essere erogati, e non ridotti come qualcuno vorrebbe. [Ultimo ad esprimersi in questo modo pochi giorni fa il primo ministro austriaco Kurz, che tuttavia su altri fronti – l’immigrazione – sembra pienamente in sintonia con i paesi dell’Europa centro-orientale]. Pellegrini ha detto che l’obiettivo della Slovacchia è garantire «che ogni cittadino dell’UE goda degli stessi standard di vita», un proposito impossibile senza una politica europea di coesione.

La Slovacchia, ha poi ragguagliato gli ambasciatori il numero due del governo slovacco, concorda con gli altri paesi del gruppo allargato di Visegrad – nel formato V4+ (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania e Slovenia) – su una forte visione strategica europea congiunta, ma anche sulla flessibilità nella scelta delle azioni da sostenere nello specifico e una semplificazione del sistema di finanziamento, che deve essere orientato ai risultati.

È chiaro, ha comunque notato Pellegrini, che il bilancio dell’UE non sarà più così ricco dopo l’uscita del Regno Unito, e la Slovacchia è pronta a fare la sua parte incrementando il suo apporto. Ma se dobbiamo ricevere meno denaro, «dovremo essere messi in condizione di lavorare con questi soldi in modo più flessibile», ha spiegato. E poi, sarebbe giusto che noi, come ogni paese, potessimo sceglierci da soli le nostre priorità, che spesso differiscono da quelle dei vecchi Stati membri. Per questo sarebbe il momento di cominciare a parlare per il prossimo futuro di una politica di “coesione intelligente” (smart cohesion), ha concluso Pellegrini.

(La Redazione)

Foto vicepremier.gov.sk

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.