Fico: quel che si studia a scuola non serve a trovare lavoro

Le amministrazioni autonome regionali sprecano un sacco di soldi pubblici finanziando corsi di studio nelle scuole secondarie da loro gestite che non servono ai propri studenti per trovare una occupazione. Il primo ministro slovacco Robert Fico si è espresso in questo modo partecipando a Bratislava a una conferenza sul mercato del lavoro in Slovacchia. Fico ha notato come 30mila studenti provenienti dalla scuola secondaria ogni anno si aggiungono ogni anno chi cerca lavoro, e il 63% di loro trova un posto in campi diversi da quelli per cui hanno studiato, e la percentuale scende appena di poco, 57%, nel caso dei laureati. Non si può più rimandare, ha detto il premier, è «estremamente importante che l’istruzione professionale corrisponda alle richieste di posizioni lavorative» da parte delle aziende.

Tra le materie e corsi di studio nelle scuole professionali secondarie che lui definisce del tutto inutili e datate, perché non hanno una corrispondenza nelle necessità del mondo del lavoro attuale, Fico ha citato gli animatori del tempo libero, i grafici pubblicitari e i restauratori.

Secondo le prognosi correnti, saranno le imprese metalmeccaniche che avranno i maggiori problemi nel trovare un’adeguata forza lavoro, ha affermato Fico, e ignorare queste esigenze è «uno spreco colposo di finanze pubbliche». I diplomati che sono assunti in un altro campo hanno bisogno di formazione, e lo Stato deve così spendere i soldi due volte, ha detto Fico, ricordando che si spendono 250 milioni di euro all’anno per riqualificare i giovani che non sono in grado di trovare un lavoro. Per queste ragioni, il primo ministro crede necessario un maggior dialogo e coordinamento tra i governi regionali, soprattutto in certi settori. Per quanto riguarda il problema occupazionale, c’è bisogno, ha detto, di dare più poteri ai consigli regionali per l’educazione professionale, che sono formati da rappresentanti dei datori di lavoro e degli uffici del lavoro. Questi dovranno agire per influenzare le decisioni dei governi regionali sula struttura delle scuole secondarie e professionali, ha detto.

(Red)

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