Questione chiusa: Andrej Babis era un agente della polizia segreta

Il primo ministro ceco Andrej Babis ha perso definitivamente la causa contro l’Istituto per la memoria della nazione (UPN) della Slovacchia. La corte regionale di Bratislava ha sentenziato ieri che l’inserimento del nome di Babis tra quelli degli ex collaboratori della polizia politica ŠtB è corretto. Il premier ceco, nato e vissuto a Bratislava fino alla scissione della Cecoslovacchia, figlio di un diplomatico cecoslovacco, sosteneva di essere stato erroneamente inserito nell’elenco.

L’Istituto per la memoria della nazione, che gestisce gli archivi storici della Slovacchia e tiene aggiornati i registri, pubblicati anche online, di coloro che erano stati schedati ai tempi della Cecoslovacchia come informatori o cooperanti della polizia segreta, sostiene il contrario. Nei registri dell’ŠtB detenuti presso l’UPN ci sono otto annotazioni di incontri con Babis come confidente, a partire dal 1980, che si aggiungono alla testimonianza di un ex agente. Dapprima informatore, Babis era stato “promosso” agente StB nel 1982, con il nome in codice Bures. Alle accuse di falsità e fabbricazione artificiosa del dossier da parte di StB, un funzionario di UPN aveva affermato in tribunale che la polizia segreta cecoslovacca non aveva mai aperto un intero fascicolo su un loro collaboratore senza almeno qualche ragione. Gli avvocati di Babis hanno sempre sostenuto che egli non era un agente né ha mai consapevolmente collaborato con i servizi segreti.

Il caso si trascinava dal 2012. Il tribunale distrettuale di Bratislava, poi quello regionale e infine, nel febbraio dello scorso anno, la Corte suprema della Slovacchia avevano stabilito che l’iscrizione di Babis tra i collaboratori non era giustificata, ma lo scorso anno la Corte costituzionale slovacca, sul ricorso presentato da UPN, aveva annullato tutti i verdetti e rinviato l’intero procedimento a un nuovo inizio, affermando che le sentenze non erano state eque.

UPN, istituzione statale per lo studio dei regimi totalitari, aveva fatto appello alle precedenti decisioni perché ritenute illegittime in quanto gli ex membri StB che hanno testimoniato a sostegno di Babis non erano stati dispensati dall’obbligo di riservatezza. Mentre le corti avevano giudicato illegittime alcune delle prove presentate da UPN.

Il 65 magnate multimilionario, già ministro degli Esteri a Praga e ora primo ministro dimissionario (per non essere riuscito a formare un governo dalle elezioni di ottobre), proprietario di Agrofert, gruppo con decine di aziende molto forti nei settori chimico, agroalimentare e media, aveva scelto di trasferire armi e bagagli a Praga dopo il 1992 nonostante molte delle sue imprese siano leader in molti comparti anche in Slovacchia. Tra gli uomini più ricchi della Repubblica Ceca, recentemente ha deciso di investire nel settore editoriale comprando diversi media cechi e slovacchi. Qui possiede l’editrice Mafra che controlla il quotidiano finanziario Hospodarske Noviny.

Anche, si ritiene, grazie alla sua influenza mediatica – è chiamato il “Berlusconi ceco”, ma anche il “Trump di Praga” per la sua potenza economica – qualche anno fa Babis ha fondato un suo partito personale, ANO 2011 (SÌ 2011), con lo scopo di “moralizzare” la scena politica ceca. Il partito ha ottenuto nel 2013 il 18,7% dei voti e 47 deputati, piazzandosi secondo dietro ai socialdemocratici ed entrando con loro al governo, con Babis ministro delle Finanze. Dopo un grosso successo alle regionali del 2016, ANO è risultato il primo partito alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2017 con quasi il 30% dei voti, guadagnandosi la nomina a premier incaricato. Le difficoltà di creare una maggioranza e un governo, tuttavia, lo hanno portato a rassegnare le dimissioni il 24 gennaio, rigettate da un presidente Zeman in scadenza che lo ha incaricato di un secondo tentativo. Nel frattempo, la sua situazione personale non è migliorata, perché il parlamento ceco nelle scorse settimane ha spogliato Babis dell’immunità dando il via a una indagine di polizia su uno scandalo relativo a sussidi europei concessi al gruppo Agrofert.

Dopo quest’ultima sentenza Babis ha detto che i suoi avvocati stanno studiando di fare causa al ministero degli Interni slovacco, al Servizio di intelligence slovacco (SIS, erede di StB), e forse anche fare un ricorso presso la Corte europea dei diritti umani.

(La Redazione)

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.