Balcani: la ‘nuova strategia’ UE per l’allargamento

Non avevamo gradito, quattro anni or sono, che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, nell’assumere il mandato, dichiarasse che il processo di allargamento dell’Unione europea doveva fermarsi per “digerire le 13 adesioni intervenute negli ultimi dieci anni”. Tanto meno ci era parso opportuno motivare il fermo con una logica auto-referenziale anziché porre l’accento sugli standard dei Paesi in questione, tutti dei Balcani.

Gli anni fertili dopo le ‘crisi balcaniche’
Sul finire delle crisi balcaniche negli Anni ’90, infatti, la prospettiva di un’integrazione ravvicinata nell’Unione aveva costituito il principale incentivo alla pacificazione e alla stabilizzazione democratica della regione. Nel 1999 il Patto di Stabilità per i Balcani occidentali, preceduto nel 1993 dai severi “criteri di Copenaghen” per l’adesione, aveva avviato una strategia di accompagnamento. Nel 2003 il Vertice di Salonicco aveva formalmente sancito il sostegno alla prospettiva europea, definendo i Balcani “parte integrante” dell’Europa.

Con una coerenza esemplare, l’Italia aveva dal canto suo valorizzato l’Iniziativa Centro-Europea (InCE) – creata fin dal 1989 per facilitare il percorso verso l’Europa dei Paesi di nuova indipendenza – e ne aveva aggiornato obiettivi e composizione, raccordando la compagine alle istituzioni europee. Più tardi, nel 2000, con l’Iniziativa Adriatico-Ionica aveva perseguito analoghi obiettivi per i paesi rivieraschi e la Serbia.

Solo Slovenia e Croazia sfuggite alla ‘Balkan fatigue’
Poi era subentrata una ‘Balkan fatigue’, vuoi per le difficoltà riscontrate nella crescita degli standard democratici dei Paesi stessi – fondamentalmente lo stato di diritto, la divisione dei poteri, la lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze – vuoi per l’avvio della crisi che ha attanagliato l’Unione stessa a partire dal fallimento del Trattato costituzionale del 2004, aggravandosi progressivamente fino alle distonie del nostri giorni. Sono così passati quasi vent’anni.

Solo Slovenia e Croazia hanno superato la prova e aderito all’Unione, la prima bruciando i tempi nel contesto del grande allargamento del 2004 che ha coinvolto ben 10 Paesi, la seconda nel 2013 dopo laborioso negoziato. Gli altri sono rimasti indietro, o meglio si sono fermati alle tappe intermedie: lo status di “Paese candidato” per la Macedonia nel 2005 e per la Bosnia nel 2016, il lento avvio di negoziati per la Serbia nel 2013 e il Montenegro nel 2012. Ancora più indietro il Kossovo, tuttora non riconosciuto da cinque Stati membri e tuttora vigilato da strutture europee (Eulex) e Nato (Kfor).

Un altro mondo intorno, dalla Russia alla Turchia
Nel frattempo, il mondo è cambiato. Non più la Russia di Ieltsin, che bene o male negli Anni ’90 ha accompagnato il movimento di espansione euro/occidentale nella Regione, ma quella assertiva di Putin apparentemente deciso a recuperare l’influenza che fu dell’Unione Sovietica in particolare laddove esistano assonanze culturali o linee di faglia strutturali; non più una Cina distante e disinteressata quale potenza ancora emergente, ma una Cina emersa a pieno titolo con il mega-progetto One Belt, One Road, la Nuova Cia della Seta che abbraccia anche i Balcani; non più la Turchia del primo mandato di Erdogan, concentrata sull’obiettivo “no problems with neighbourhood”, ma una Turchia alle prese con mille tentazioni di tornare negli spazi ottomani ripercorrendo la storia all’indietro; non più un mondo arabo docilmente allineato all’Occidente, ma leaderships del Golfo disposte ad accomodare anche istanze islamiche oltranziste pur di attraversare indenni un travaglio sociale epocale; soprattutto, non più Stati Uniti impegnati nella stabilizzazione democratica del vicinato europeo, ma rivolti altrove e niente affatto inclini a farsi carico di responsabilità che considerano in capo all’Europa stessa. La parziale smobilitazione in corso della mega-base militare di Bondstill in Kossovo, istallata negli Anni Novanta, ne è vistosa conferma. […continua…]

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Foto EU Council president cc by nc nd

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