Incentivo al rientro dei cervelli: in due anni tornati in Slovacchia solo 13 ricercatori

Il progetto lanciato nel 2015 dal ministero dell’Istruzione per riportare in patria dall’estero 150 scienziati slovacchi in tre anni ha avuto ben poco del successo sperato: solo 13 persone sono tornate da allora grazie agli incentivi governativi. Il giornale Hospodarske Noviny ne parla in un articolo in cui fa i nomi di alcuni ricercatori che sono rientrati ma non gli sono stati garantiti i benefit previsti dal pacchetto di rientro. Ad esempio, un ricercatore di rango, che aveva lavorato per anni in Italia, era stato assunto all’Università di Tecnologia di Kosice con posto di lavoro garantito fino al 2021. Ma così non è stato.

Il governo si aspettava di riuscire a rimpatriare 50 “cervelli” all’anno, da assumere nel settore pubblico e accademico, mentre diversi esperti dicevano che probabilmente rientreranno soltanto coloro che in qualche modo lo avevano già deciso. Il bonus prevede un pacchetto di 50mila euro per i ricercatori esperti, e di 10mila per i giovani promettenti, laureati in scuole di alta specializzazione, fondi che secondo il governo dovevano bastare a coprire i costi del trasferimento e la perdita dei legami sociali creati all’estero.

Dei tredici individui rientrati sulla scia del progetto Návrat domov, che aveva un budget finanziato di un milione di euro annuo, sei sono giovani specialisti e sette esperti, ha dichiarato al giornale il ministero dell’Istruzione. Ma per il momento, nota il giornale, il numero di coloro che lasciano il paese sopravanza di gran lunga quello di chi rientra. L’analista Durana del think-tank Iness afferma che il denaro difficilmente può essere un incentivo sufficiente per queste persone, che all’estero possono guadagnarlo in pochi mesi presso le università, lasciando intendere che è l’ambiente di lavoro e le possibilitò di carriera che possono fare la differenza, e in questo va detto che all’estero ci sono obiettivamente potenzialità maggiori.

(Red)

Foto PDP CC0

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