100 anni fa moriva Gustav Klimt, l’artista che ha spiegato il senso dell’eros con un Bacio

Amò tante donne ma non ne scelse nessuna, e fu perennemente ossessionato dalla perfezione. Il 6 febbraio del 1918 moriva Gustav Klimt, l’artista che con le sue figure femminili ha spiegato al mondo il senso profondo e doloroso dell’eros.

“Esistono solo due pittori: Velázquez e io”: Gustav Klimt non era di certo noto per la sua modestia, consapevole com’era di essere divenuto, con capolavori come “Il bacio”, uno degli artisti di riferimento della cosiddetta Secessione viennese. Il 6 febbraio ricorrono i 100 anni dalla scomparsa e, insieme alle numerose iniziative pensate in suo onore, questa data è l’occasione per ripercorrere le vicende artistiche e biografiche, ricche di aneddoti circa la sua ossessione per la perfezione e per le donne, di uno dei maestri più significativi del Novecento.

La perfezione ad ogni costo

Le numerose biografie raccontano di un uomo perennemente ossessionato dalla ricerca della perfezione. La sua cura dei dettagli, di ogni singola sfumatura o foglia d’oro, era leggendaria già all’epoca delle prime esposizioni: si racconta che Klimt abbia lavorato per circa tre anni al ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt (sopra) portando all’esasperazione la modella, costretta a posare per ore per degli schizzi che non verranno mai ultimati.

Provata dalle continue e apparentemente incomprensibili richieste dell’artista, Elisabeth si impossessò del suo ritratto che espose, senza il consenso di Klimt, nel salone della sua ricca abitazione. Vedendolo, Klimt non riconobbe immediatamente l’opera, esclamando: “Non le assomiglia per niente!”.

Un donnaiolo impenitente

“Aveva cento legami: donne, bambini, sorelle che per amor suo diventavano nemiche tra loro”: durante la sua vita Gustav Klimt ebbe numerose amanti, nessuna delle quali riuscì però ad avere l’esclusiva sul cuore e sull’estro creativo dell’artista. Molte di esse furono preziose fonti d’ispirazione per i suoi capolavori più famosi come Adele Bloch-Bauer, donna irrequieta protagonista di “Giuditta” (sopra), o Mizzi Zimmermann, protagonista dell’inquietante “La speranza I”.

Furono tante le relazioni che fecero scandalo, come quella con Alma Mahler-Werfel, e quelle solo ipotizzate con le numerose ricche committenti delle sue opere, ma Gustav Klimt non scelse mai una di loro come compagna di vita. Le relazioni stabili minacciano la creatività, sosteneva, rischiando di riportare su un piano meramente quotidiano l’energia vitale e la forte carica erotica espresse nei suoi capolavori: non è un caso che gli uomini non compaiano mai nei quadri di Klimt se non come soggetti lontani o trasfigurati, e solo alle donne sia assegnato il compito di contrastare l’alienazione della modernità attraverso la loro innata potenza creatrice.

L’archivio inedito online e la mostra a Vienna


L’opera più nota di Klimt, Il bacio (1907-1908) Galleria Belvedere

In occasione dell’importante centenario la Gustav Klimt Foundation ha annunciato la pubblicazione, nel mese di marzo, di un database interamente dedicato alla vita e alle opere del maestro viennese. Il portale di ricerca, accessibile liberamente e gratuitamente, raccoglierà la corrispondenza privata di Klimt, fotografie inedite, ritratti e un’articolata storia dei suoi dipinti in relazione alle sue esperienze biografiche.

Contemporaneamente la città di Vienna celebrerà con un anno di iniziative dal titolo “Bellezza e Abisso” il centenario della scomparsa non solo di Gustav Klimt, ma anche di Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser. Quattro nomi fondamentali per il Modernismo viennese, raccontati attraverso un calendario con oltre 15 mostre in programma per tutto l’anno.

(Federica D’Alfonso via Fanpage, cc by nc nd)

Foto wiki CC0, wiki CC0, wiki CC0, wiki CC0

 

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