Il Festival internazionale “Ars Poetica” di Bratislava e il poeta Benedetti

L'Ambasciatore Borzi con il poeta Benedetti

Il Festival “Ars Poetica” di Bratislava, prestigioso evento internazionale  di poesia  oggi alla sua X edizione,  ha visto quest’anno in passerella  26 poeti di 17 Paesi  (Austria, Bielorussia, Cina, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Islanda, Italia,   Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna,  Ucraina, Ungheria,  USA).  Un Festival prestigioso, quello di Bratislava, che, anche negli anni passati, ha visto interessanti e famosi nomi  tra i partecipanti.

Tra le star dell’edizione di quest’anno erano riconoscibili, innanzitutto, bei nomi  slovacchi, tra cui  Daniel Grúň;  una grande e famosa americana, Elisabeth Willis;  un importante cinese, Paolo Zhang;  la giovane ma già nota poetessa  tedesca, Claudia Gabler;  un francese  già sulla cresta dell’onda, Christophe Manon; un impoprtante polacco che  ho il privilegio di avere apprezzato  in altre occasioni, Edward Pasewicz; e, tra gli italiani, Pierpaolo Benedetti che ha  aperto (sic!) la passerella e ha avuto il grande privilegio di inaugurare il Festival  ricevendo applausi, attenzione e, soprattutto, ammirazione.

Ma che piacere,  Pierpaolo! Che piacere vederti selezionato al Festival “Ars Poetica”di Bratislava. “Velmi ma teší”, Pierpaolo, è stata veramente una gioia scoprire in te il poeta!

Oltre alle serate di poesia con la presenza dei poeti, il Festival ha offerto anche  concerti di musica e una diecina di film,  lungometraggi e cortometraggi, legati al tema della poesia e   mostre d’arte.

L’antologia plurilingue del Festival, che viene pubblicata ogni anno, rappresenta il più ampio e  rappresentativo progetto di traduzione della poesia mondiale contemporanea in Slovacchia. Proprio in questo consiste il Premio, nella traduzione in slovacco di una scelta di poesie dei poeti selezionati.  Un bel successo dunque per Benedetti, per noi, per chi come me ama la poesia e crede nelle emozioni  che essa può trasmettere.

Poeta, Benedetti, noto  e apprezzato da chi, come me, l’aveva conosciuto anche in quei  suoi aspetti  più reconditi e, devo riconoscere, poliedrici, come il suo amore per la pittura, per i fossili e per tutto ciò che ripercorre le vestigia del passato. Una poetica, quella di  Benedetti, caratterizzata,  negli Anni Ottanta, da una ispirazione complessa e approdata, più recentemente, a una cifra espressivo – linguistica che privilegia una intensa riflessione esistenziale. Le sue poesie si distinguono per la ricerca di un linguaggio originale, spesso metaforico,  onirico e memorialistico, ma sempre ancorato al mondo della tradizione e dei sentimenti. Dopo le prime prove, “Nature morte con parole“, Roma 1990 e “Di terra, di mare e di me”, Roma 1996, “Incipit” è il terzo momento intorno a cui si raccoglie il “forte sentire” di  Pierpaolo Benedetti ed  è anche…quasi un ritorno perché la sua poesia, sfrondata di tanti sovrappiù, ritorna alla sua essenzialità.

Nelle ultime poesie Benedetti approfondisce  la propria filosofia e  diventa meno schivo capovolgendo l’atteggiamento fondamentale della poesia: il poeta non può dare risposte. Pierpaolo sa che la poesia rappresentativa non ha futuro, il poeta non è più “vate” e la stessa poesia è costituita dal non detto, è musica prima di essere parola, è colore prima di ogni cosa. E’ così che intendo “Montefeltro Romagna storica” dove sento anche, e  subito, l’armonica a bocca, la chitarra, il “pane e mortadella” ma anche, e soprattutto, il senso nostalgico per i luoghi di quell’adolescenza vissuta su un crinale storico dove era necessario trovare l’uscita per individuare il proprio ubi consistam. Ubi consistam che  Benedetti ha trovato, oggi come allora, nella sua poesia.

Ho letto con attenzione, ma soprattutto con passione, con la passione di quella predisposizione alla critica letteraria che  sempre serpeggia in me; ho letto e riletto quei versi appassionandomi ai valori semantici, polisemici, di allitterazione, di assonanze e traslati, di forme figurali che galleggiano e si accartocciano, di dittici e trittici sonori; ho letto e riletto quelle poesie, giuntemi dapprima da altre mani, poi direttamente da quelle del  poeta,  frammentandole e spezzandole, separandone i semantismi,  ricreandole e risentendole come eco di se stesse,  entrando, così naturalmente e senza che nessuno me l’avesse chiesto, in un’analisi del testo sempre più intima, interna ed interiore per cui, quando poi si è parlato di una pubblicazione, ecco, la presentazione era già pronta in quegli appunti sparsi che, chi lavora come me all’analisi dei testi, sa che si trovano proprio lì, sul tuo tavolo, tra pezzetti sparsi di carta, in quel disordine che prelude al compiuto,  con una  loro intima e  grande unità. Così è nata la presentazione di “Incipit”, di cui sono sempre  più convinta.

Così, quando Pierpaolo Benedetti  è risultato selezionato nell’ambito del Festival “Ars Poetica” di Bratislava da una commissione composta da esperti di poesia che, io personalmente, apprezzo e ritengo superiori a me,  non ho potuto che rallegrarmi con lui e, per estensione, con me stessa, per aver saputo leggere nelle sue poesie quella novità della ricerca poetica che il Festival perseguiva.

Complimenti, Pierpaolo, complimenti, e una bella stretta di mano  da Bratislava!

Teresa Triscari
Direttore Istituto Italiano di Cultura di Bratislava

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