L’intelligenza artificiale e i suoi rischi. “Sette su dieci cambieranno lavoro”

C’è anche chi dice che i robot danneggiano le donne. Statistiche alla mano, uno studio della Boston Consulting stima che l’evoluzione tecnologica distruggerà quasi un milione e mezzo di posti di lavoro negli Stati Uniti nei prossimi dieci anni, e aggiunge che il 57% di chi si troverà a casa farà parte di quello che un tempo si era soliti chiamare «il gentil sesso». «Occorre uno sforzo correttivo senza precedenti», assicura la pachistana Saadia Zahidi, capo del dipartimento Istruzione e Lavoro del World Economic Forum. Sarà una transizione difficile, spiega. E «molto costosa».

Nel Forum di Davos che si tinge di rosa come mai in passato, anche l’inevitabilità del progresso assume una prospettiva diversa. L’allarme per le diseguaglianze amplificate dal diffondersi dell’intelligenza artificiale non è l’annuncio di una sconfitta inevitabile, bensì un accorato invito a considerare gli effetti perniciosi insiti nel progresso. Il documento della discordia bilancia la scena sottolineando che il 96% degli americani messi in mezzo alla strada da un macchinario computerizzato di ultima generazione «potrà essere reimpiegato in una nuova posizione, con ogni probabilità migliore». Dovremo concentrarci sul capitale umano per non perderlo. Investire. Con le giuste politiche, «sette lavoratori su dieci potranno trovare un lavoro diverso e migliore». Completamente diverso, si precisa.

«L’intelligenza artificiale sta reinventando l’economia digitale e presto riconfigurerà anche quella fisica», concede Klaus Schwab, 79 anni, tedesco, economista ed ingegnere, padre fondatore del World Economic Forum, ormai giunto alla edizione numero quarantotto. Certo non è stato un cammino rapido, visto che l’AI è un concetto che ha sessantuno anni mentre il primo robot ne compie 57 nel 2018. Gli scienziati non hanno mai avuto dubbi sulla strada da battere, proprio come chi li guardava sollevava volentieri interrogativi. Vedere Kubrick, 2001 Odissea nello Spazio e il suo HaL 9000, il computer ribelle e letale. Chi vincerà?

Schwab va oltre i sospetti. «L’intelligenza artificiale, i robot e gli esseri umani funzionano meglio se lavorano insieme». La politica e le imprese devono trovare il modo, sottolinea, per evitare tragedie. Boston Consulting arriva alla conclusione che i robot possono lavorare come sei «umani» e che l’intelligenza artificiale potrà cancellare il 30% dei bancari in un quinquennio. Colpiranno i deboli, i mestieri elementari, gli impiegati con minori capacità. E le donne. «È drammatico vedere quanti di noi saranno colpiti», lamenta Saadia Zahidi.

L’Istituto di tecnologia avanzata della Corea ha preparato per il Forum di Davos una serie di istantanee sul «dove siamo ora con l’automazione?». Luci e ombre, naturalmente. Anzitutto gli studiosi asiatici dicono che i droni e le auto senza conducente hanno ogni possibilità di diventare protagonisti del nostro quotidiano, però avvertono dell’esistenza di problemi di stabilità e sicurezza «che devono essere risolti». Una seconda opportunità/insidia, è quella sollevata da Schwab: come coordinare le macchine fra loro e con gli esseri umani? Problema aperto. E l’etica? «Molti sistemi robotici dotati di intelligenza artificiale non pongono rischi immediati nel caso di malfunzionamento. Ma nella sicurezza e nei sistemi militari le cose sono diverse».

Paura? No davvero. Basta saperlo e agire di conseguenza. I coreani sono tranquilli, di base: i robot sanno fare un vasto numero di lavori diversi, come cucinare un hamburger e occuparsi del servizio in camera in un albergo zigzagando negli atrii affollati. Bruciano posti di lavoro ma possono massimizzare l’efficienza. «Governate il cambiamento», è stato l’appello a Davos di Elton John, 250 milioni di album venduti, premiato dal Forum per l’impegno nel difendere i malati di Aids. E «cambiate le cose», ha aggiunto. Scommessa ineludibile.

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Il guru globalista Schwab è dell’avviso che «l’intelligenza artificiale e la robotica trasformeranno le mansioni più che rendere obsoleti gli uomini». L’argomento è che gli automi potranno caricarsi sulle spalle compiti meramente tecnici e/o ripetitivi, «creando spazi perché le persone sviluppino lavori maggiormente collettivi e creativi». Questo succederà se si terrà l’uomo al centro delle politiche economiche e sociali, «se ci sarà interazione nel rispetto della dignità dei singoli». Il tedesco ha chiesto ai potenti di Davos di «appassionarsi ai diritti delle persone, di avere rispetto per gli altri più che per sé». Il business globale è spesso un’altra cosa, ma intanto in sala hanno tutti annuito. È un primo passo e il resto si vedrà. Cosa ne pensino i robot, al momento, non è dato saperlo.

(Marco Zatterin, via La Stampa cc-by-nc-nd)

Foto ITU Pictures cc by
USDOT/its.dot.gov

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