Fico: Kiska pubblichi tutti i documenti della sua campagna 2014

È in corso da diversi mesi uno scontro tra il presidente Andrej Kiska e il primo ministro Robert Fico (Smer-SD), con accuse da parte del secondo soprattutto riguardo la poca trasparenza del finanziamento della sua campagna presidenziale del 2014 e dei frequenti voli di Stato utilizzati dal presidente per recarsi dalla famiglia a Poprad ogni fine settimana.

L’ultima puntata ieri, quando al programma di discussione politica domenicale “V politike” del canale televisivo TA3 il premier è tornato sui costi della campagna presidenziale di Kiska, accusandolo di avere speso più di quanto consentito dalla legge. Fico ha invitato Kiska davanti al teleschermo a pubblicare tutti i documenti relativi alla sua campagna , «Perché ci sono molti sospetti» da chiarire, ha detto. E se Kiska dovesse rifiutarsi, ha affermato il primo ministro e leader socialdemocratico, il capo dello Stato introdurrebbe «un’ombra nella questione», aprendo una discussione sui temi fiscali dei più alti funzionari costituzionali, che Fico vorrebbe vedere risolti per via legislativa. Fico ha sottolineato che lui non sarà candidato alla presidenza nel 2019, ma che vorrebbe solo assicurare che le prossime elezioni presidenziali siano “pulite”.

In giornata gli ha risposto il portavoce del capo dello Stato, secondo il quale il premier dovrebbe finalmente, dopo quattro anni, farsi una ragione della sua perdita alle presidenziali di quattro anni fa. Allora Fico fu sconfitto al ballottaggio da Kiska, che ottenne il 60% dei voti. Secondo il portavoce, Kiska ha pubblicato le sue spese su base volontaria già durante la campagna, cosa che non aveva fatto Robert Fico. E ha poi dovuto comunque subire controlli da parte di un investigatore dell’Agenzia penale nazionale NAKA inviato dal ministro dell’Interno Robert Kalinak (Smer-SD).

La questione delle spese della campagna presidenziale era stata sollevata quando era scoppiato il caso della società KTAG, ex Kiska Travel Agency, che si era detratta i costi della campagna nel 2014 ricevendo una citazione per evasione fiscale e un’accusa di indebita richiesta di rimborso di Iva per una cifra notevole, 146mila euro. Questioni che erano finite alla Commissione parlamentare per l’incompatibilità delle funzioni che ha convocato Kiska a dare spiegazioni.

Il ministro degli Interni Kalinkak (Smer-SD) è poi tornato la scorsa settimana sulla questione dei voli di Stato ad uso privato del presidente, e ha ricordato a Kiska che è sempre aperto il suo debito con lo Stato per l’uso dei velivoli della flotta governativa a scopi strettamente personali. Nel 2017 il ministero, che gestisce la flotta aerea del governo, aveva emesso una fattura da un milione di euro – 990.000 euro, per la precisione – a carico di Kiska. Il presidente ha negato di averla mai ricevuta, e il ministro la settimana scorsa gli ha ricordato che la fattura era stata stornata per ragioni di contabilità, ma può farla riemettere in qualunque momento se il presidente volesse essere così gentile da saldarla.

Kiska, che vive a Bratislava da solo per adempiere alle funzioni di presidente, si reca il fine settimana a Poprad, dove vive la moglie, che di recente ha partorito un figlio, e il resto della famiglia. Egli difende l’idea che per un capo dello Stato è impossibile dividere le funzioni ufficiali da quella che è la sua vita privata, ed è suo diritto usare i mezzi di trasporto in uso alla sua figura istituzionale anche per i suoi spostamenti privati.

Secondo alcuni osservatori gli attacchi a Kiska di membri di Smer indica la volontà di indebolire il presidente in vista delle prossime elezioni dove i socialdemocratici intendono presentare un proprio candidato di grande peso.

(Red)


Foto prezident.sk

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