Il presidente ceco Zeman offende la memoria di Dubcek e indigna cechi e slovacchi

Parlando all’apertura di una mostra al Castello di Praga per i 100 anni dalla nascita della Cecoslovacchia, il presidente ceco Milos Zeman ha affermato che Alexander Dubcek fu «uno di quelli che nel ’68 se la fecero sotto per la paura». Parole che hanno provocato un polverone non solo in Repubblica Ceca, ma anche nella terra natia dello statista del “socialismo dal volto umano”, la Slovacchia: a protestare in via ufficiale sono stati sia il ministro della Cultura Marek Madaric che il sottosegretario agli Esteri Ivan Korcok.

Madaric si è detto indignato per l’attacco alla memoria di Dubcek, e ha affermato «Protesto contro le dichiarazioni disonorevoli del presidente ceco su Alexander Dubcek», che invece merita l’ammirazione generale per aver avviato negli anni Sessanta il processo di democratizzazione nella Cecoslovacchia comunista, un periodo di grandi speranze che culminò nella cosiddetta Primavera di Praga fermata dall’invasione sovietica nell’agosto 1968.

Il vice ministro agli Esteri Korcok ha da parte sua definito “improprie” le parole di Zeman, perché «certi confini non devono essere superati».

Dopo l’invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia, Dubcek e il suo governo furono portati a Mosca, dove furono costretti il 26 agosto 1968 a firmare il cosiddetto “protocollo di Mosca”, che iniziò di fatto il processo di “normalizzazione” in Cecoslovacchia.

Il presidente Zeman è noto per i suoi comportamenti stravaganti, per alzare il gomito anche prima di cerimonie importanti dove si presenta a volte completamente ubriaco e per fare battute fuori luogo e al limite dello scandalo. Sabato si terranno le elezioni presidenziali in Repubblica Ceca, dove Zeman tenterà di ottenere un secondo mandato. A protestare e dirsi disgustati dalle sue parole sono stati anche gli avversari che lo sfideranno. Secondo l’ex diplomatico Pavel Fischer un presidente che sputa sulla storia del proprio Paese «non deve essere rieletto».

(Red)


Foto Wikicommons

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