Embraco, il malcontento degli operai da Spisska Nova Ves a Torino

Dopo una ventina di incontri con i vertici aziendali, senza riuscire ad arrivare a un compromesso accettabile, i 2.300 dipendenti dello stabilimento Embraco di Spisska Nova Ves sono entrati da lunedì in allerta sciopero in attesa di vedersi riconosciuto l’accordo salariale per quest’anno e il prossimo. Come scrive Webnoviny, i sindacati metalmeccanici Kovo sono pronti a indire lo sciopero e interrompere la produzione se la società, che fabbrica compressori per sistemi di refrigerazione e unità di condensazione, non accetta le richieste dei lavoratori per il nuovo contratto collettivo.

Per il momento ci sarebbero convergenze tra la direzione dell’azienda e i rappresentanti dei dipendenti su diversi dei punti all’ordine del giorno, ma ancora non c’è accordo sulla politica dei salari del prossimo biennio, dice la società, che propone un aumento della componente variabile del salario, da pagarsi solo sui risultati, oltre a una crescita del salario base e una tredicesima in forma di gratifica per un aumento complessivo nei due anni del 18%, secondo l’azienda. La fabbrica è il maggior datore di lavoro della regione di Spis. Due anni fa le contrattazioni andarono avanti per quattro mesi, e il risultato fu un aumento degli stipendi del 6%.

Nel frattempo a Torino i 530 operai dello stabilimento italiano di Embraco sono sotto la minaccia di forti tagli alla forza lavoro. La società italiana ha informato già nell’autunno le maestranze che nel 2018 non ci saranno volumi produttivi sufficienti a salvaguardare tutti i posti di lavoro. Negli ultimi mesi, mentre i lavoratori hanno aperto un presidio presso lo stabilimento, si sono tenuti diversi incontri tra l’azienda e i sindacati, anche con la mediazione di regione e ministero dello Sviluppo economico, per cercare una soluzione. Ma la società, che a Torino ha la sede europea, sottolinea come il costo del lavoro in Italia sia sensibilmente più alto rispetto a quello degli stabilimenti del gruppo in Brasile, Cina, Messico e Slovacchia.

(La Redazione)

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