Ungheria, lo spettro russo dietro Orbán

Il ruolo della Russia in Occidente – Il problema dell’ingerenza russa nelle questioni politiche occidentali non è una novità. Da qualche anno i tentativi russi di influenzare, in modo diretto e non, la sfera politica aldilà dell’ormai ex-cortina di ferro sono ben noti. Da una parte il Cremlino utilizza mezzi ufficiali di propaganda, Russia Today ad esempio; dall’altra parte invece, si serve anche di mezzi ufficiosi e poco trasparenti. È quanto emerge da uno studio dell’Internet Institute dell’Università di Oxford. La strategia di Mosca in questo caso consiste nella diffusione di fake news mirate a danneggiare l’immagine pubblica delle parti politiche avverse attraverso account Facebook e Twitter falsi.

Questo fenomeno è particolarmente diffuso in Europa centro-orientale, area geografica che risulta ben più vulnerabile di altre ai tentativi di propaganda indiretta. Benché il passato sotto l’egemonia russa sia ancora una ferita aperta, la presenza di minoranze russe, il disappunto verso le politiche europee, il fascino verso personalità politiche autoritarie e carismatiche nonché alcuni retaggi culturali, favoriscono questo tipo d’influenza. L’Ungheria in questo caso, vive una situazione molto particolare. All’alba delle elezioni politiche della prossima primavera infatti, lo spettro russo aleggia sia in politica interna che in politica estera, senza bisogno di prendere vie traverse e senza sfruttare le debolezze dei social media per affermarsi.

Gli interessi russi in Ungheria – Il think tank ungherese, Political Capital Institute, in uno studio recentemente pubblicato sottolinea come la strategia seguita dalla Russia in Ungheria sia diversa dal solito. Visti i buoni rapporti tra i due governi e le posizioni spesso a favore di Mosca della classe politica magiara e del suo leader, qui l’intento è di mantenere lo status quo. Per far questo non c’è bisogno di alcuna guerra d’informazione, o propaganda subliminale; in Ungheria infatti il Cremlino fa affidamento direttamente sulla classe politica. Paradossalmente questa situazione rende il paese molto più esposto alle infiltrazioni russe, non essendoci figure o strumenti istituzionali che si schierino su posizioni opposte. Oltretutto il dominio dei media in mano alle forze governative, talvolta vicine al Cremlino e gli scossoni legislativi contro le ONG rendono la struttura sociale magiara molto poco resistente ai tentativi di disinformazione. A confermare tutto questo nel 2015 è stato lanciato un notiziario orario in lingua russa, senza che ce ne sia un reale bisogno vista la mancanza di minoranze russofone; numerosi siti internet in ungherese diffondono notizie fedeli alla linea di governo pro-russa. Quindi se in Ungheria, non c’è alcuna lotta subliminale sui social media, o se c’è è ridotta al minimo, quello che non manca sono le posizioni ufficiali delle cariche di governo a favore della Russia. Governo che non ha paura di infiltrazioni, perché dove e quando ci sono, appoggiano le sue campagne e la sua ideologia. I media del Cremlino, fomentano le voci contro Soros, spalleggiando in questo modo la propaganda di Orbán e creando canali di reciproco appoggio.

Cionondimeno gli sforzi russi e ungheresi per una narrativa politico-storica differente vanno ridimensionati. Le limitazioni sono di origine culturale e storica: l’opinione pubblica ricorda con dolore e sofferenza le rivoluzioni del 1848 e del 1956 represse dalla Russia zarista prima e dall’Unione Sovietica poi. La stessa opinione pubblica inoltre supporta energicamente la membership europea ed è consapevole della sua importanza.

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Di Giulia Stefano. Continua a leggere su Eastjournal


Foto: Governo d’Ungheria

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