Macron sul caso Bitcoin: “Rischio terrorismo, servono regole”

Una settimana dopo l’appello della Bce, Parigi gioca d’anticipo e annuncia che porterà il tema dei bitcoin al prossimo G20. Nei giorni scorsi era stato Ewald Nowotny, governatore della banca centrale austriaca e membro del board Bce, a chiedere un intervento di Bruxelles per regolamentare la moneta virtuale. Ma una misura europea, dunque limitata territorialmente, potrebbe essere insufficiente di fronte a un fenomeno che sta registrando un’espansione globale. Per questo il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha deciso di porre la questione a un livello superiore: «Sono qui per garantire la sicurezza ai risparmiatori – ha detto il numero uno di Bercy -, c’è un rischio speculativo.

Bisogna guardarlo, esaminarlo e vedere come, insieme agli altri Paesi del G20, si può regolamentare il bitcoin». Le Maire porrà la questione alla presidenza di turno argentina del G20, in modo da portare il tema sul tavolo del prossimo summit di aprile. Lo preoccupa anche la difficoltà di tracciare i pagamenti nella criptomoneta e il rischio che possa diventare facile veicolo di riciclaggio e finanziamento per il terrorismo. Così come era già successo per la proposta di una web tax lanciata in estate, Parigi fa pertanto da apripista in una delle tante sfide della modernità che i legislatori devono affrontare. Ed è facile immaginare che anche in questa occasione si muoverà a braccetto con i maggiori partner europei. Fonti del Tesoro fanno notare che l’attenzione sul tema non è nuova e che certamente merita «un approfondimento e un coordinamento a livello internazionale». Anche Berlino è pronta a muoversi. Un portavoce del ministero delle Finanze, citato da Bloomberg, ha detto che il governo sta osservando da vicino gli sviluppi del bitcoin e delle altre criptovalute, aggiungendo che Bafin, il supervisore finanziario tedesco, ha già avvertito i consumatori dei rischi. L’espansione nelle ultime settimane è cresciuta a un ritmo esponenziale, eppure Ing crede che il fenomeno si ridimensionerà presto e che bitcoin tornerà a essere «un prodotto di nicchia per un selezionato gruppo di appassionati».

I terreni su cui si prepara una risposta normativa sono due. Da un lato, come ha ricordato Le Maire, c’è l’esigenza di affrontare il rischio speculativo per proteggere gli investitori. È la parte più complicata, perché non trattandosi di una valuta vera e propria, il bitcoin non può finire sotto il controllo delle banche centrali. E infatti il governatore della banca centrale danese mette le mani avanti: tocca ai risparmiatori stare attenti per evitare brutte sorprese. Lars Rohde ha definito l’investimento in bitcoin una scommessa pericolosa perché si tratta di «una bolla fuori controllo». Ieri la valuta ha toccato quota 20 mila dollari. «Non è un mercato regolamentato – ha detto Rohde – e quindi è una responsabilità del singolo, non delle autorità». Per questo ha lanciato un avvertimento: «Non venite a lamentarvi con noi quando le cose andranno male». Non la pensa così Axel Weber, numero uno di Ubs ed ex presidente della Bundesbank: «Nel momento in cui iniziano a investire i piccoli investitori, è richiesto l’intervento dei regolatori».

L’altro terreno riguarda il contrasto al riciclaggio e i possibili fini illeciti legati all’uso del bitcoin. In questo senso un segnale da Bruxelles è arrivato nei giorni scorsi. Venerdì Consiglio e Parlamento hanno trovato un’intesa con la Commissione Ue per la nuova direttiva anti-riciclaggio, che sarà estesa anche alle valute virtuali. Le nuove norme puntano a mettere fine all’anonimato delle transazioni, obbligando le piattaforme e gli intermediari a identificare i clienti. Misure che però si applicheranno solo sul territorio dell’Unione europea.

(Marco Bresolin via La Stampa, cc-by-nc-nd)

 


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