Trump e il ritorno delle potenze: “Cina e Russia sono nostre rivali”

«Siamo entrati in una nuova era di competizione». Questa è la frase chiave per capire la strategia della sicurezza nazionale americana, che il presidente Trump ha presentato ieri. Naturalmente ci sono tutti gli elementi già noti del suo programma, dal rafforzamento della difesa al rilancio dell’economia, dalla lotta al terrorismo alle politiche restrittive dell’immigrazione. La vera novità, però, sta nelle parole usate dalle autrici del documento, quando domenica sera lo hanno anticipato ai giornalisti: «La competizione tra le grandi potenze è tornata, dopo essere stata a lungo liquidata come un fenomeno del secolo passato. In particolare con due potenze revisioniste», cioè Russia e Cina, definite «competitrici strategiche» che vogliono rimettere in discussione l’intero ordine geopolitico globale. Il problema ora sarà trovare una strategia coerente per contenerle, che non sia in contraddizione con la volontà dimostrata da Trump di dialogare con Mosca e Pechino, e la necessità vista dai suoi consiglieri di contrastare le loro mire.

Come anticipato, la nuova «National Security Strategy», 67 pagine che il presidente ha definito «realismo basato sui principi», si fonda su quattro pilastri. Il primo è «Proteggere la patria, il popolo americano e il nostro modello di vita». In questo capitolo rientrano le spese militari portate a 700 miliardi di dollari all’anno; le pressioni sugli alleati Nato affinché alzino le loro spese per la difesa al 2% del Pil; la linea dura con la Corea «che dovremo affrontare, non abbiamo scelta»; la lotta al terrorismo; le politiche sull’immigrazione, a partire da muro lungo il confine col Messico e il bando dei musulmani. Il secondo è «Promuovere la prosperità americana», perché «la nostra forza internazionale si costruisce a casa». Quindi i tagli alle tasse, la spinta per la crescita, lo stesso ritiro dall’accordo di Parigi sul clima, che secondo Trump penalizzava l’economia Usa. Il riscaldamento globale, infatti, è uscito dalle minacce alla sicurezza nazionale. Questo significa difendere con più forza gli interessi commerciali americani, in particolare dagli abusi cinesi, che vanno dal protezionismo al furto della proprietà intellettuale.

Il terzo pilastro è «Preservare la pace con la forza», e quindi potenziare le difese, da quelle militari a quelle cibernetiche, perché la debolezza invita l’aggressione e la guerra. Il quarto è «Avanzare l’influenza americana», ossia la versione del soft power nell’era dell’America First. Trump ha detto che gli Usa non vogliono imporre i loro valori, come faceva il suo predecessore Bush quando tentava di esportare la democrazia, e per questo le sue posizioni non piacciono ai neocon repubblicani. Però ha anche aggiunto che sono i migliori possibili, perché «il governo del popolo che abbiamo creato è un bene prezioso», e quindi non si vergognerà di difenderli. Il presidente ha concluso dicendo che «l’America è già tornata forte, e tutti ne vedono i segnali. Il risveglio è in corso, basato su patriottismo, prosperità ed orgoglio».

Il vero elemento di novità sta dunque nel ritorno della competizione fra potenze, in particolare con quelle «revisioniste» che vogliono sgretolare la supremazia americana. È una minaccia che riguarda l’aggressività economica cinese, ma non solo. Pechino sfida Washington anche sul piano militare, scientifico e geopolitico, ad esempio con le isole costruite nel mare che considera suo. Discorso simile per la Russia, che dall’Ucraina alla Siria sta cercando di resuscitare l’impero sovietico, usando le risorse energetiche come fonte di finanziamento e ricatto. Non a caso Nadia Schadlow, autrice del documento, all’università si era specializzata proprio nello studio dell’Urss.

Da questa competizione tra potenze derivano le minacce, ma anche le opportunità per il futuro, un po’ come ai tempi della Guerra Fredda. Infatti Trump mette enfasi sulla necessità di rilanciare l’arsenale nucleare. Se gli Usa vinceranno questa sfida di lungo termine, a cascata ne discenderanno stabilità e prosperità globali. Il problema è che il presidente finora ha dimostrato una disponibilità verso Russia e Cina, a partire dalla negazione degli attacchi lanciati da Mosca per influenzare le elezioni del 2016, che rende complicata l’individuazione di una strategia concreta e coerente, capace di tenere aperto il dialogo, e nel contempo vincere la sfida con le potenze revisioniste.

(Paolo Mastrolilli via lastampa.it, cc-by-nc-nd)

 


Foto Max Goldberg cc by

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