Fico: i Paesi V4 finanzieranno un progetto in Libia per fermare le migrazioni

I primi ministri del Gruppo di Visegrad (V4) si sono accordati ieri per finanziare un progetto per la protezione integrata dei confini della Libia allo scopo di porre un freno all’immigrazione incontrollata verso l’UE. I quattro leader, tra cui i due nuovi primi ministri di Repubblica Ceca, Andrej Babiš, e di Polonia, Mateusz Morawiecki, insieme allo slovacco Robert Fico e all’ungherese Viktor Orban hanno annunciato che i propri governi contribuiranno con una somma di 35 milioni di euro per aiutare la formazione delle unità locali per la salvaguardia del confine.

Il premier Fico ha detto che «per dimostrare solidarietà, ho deciso di non discutere e utilizzare criteri di ripartizione quali le dimensioni del paese, la popolazione e il PIL». La parte slovacca, ha poi detto Fico, sarà pari a circa 9 milioni, denaro che sarà «investito in modo efficiente» perché sarà supervisionato dai paesi donatori insieme all’Italia. Secondo lui l’Italia ha accolto con piacere l’iniziativa del V4, che farà risparmiare milioni di euro alla Commissione europea.

Fico ha ribadito ancora una volta che «le quote obbligatorie di richiedenti asilo sono prive di senso e non funzionano», un’idea condivisa al 100% da tutti i paesi di Visegrad. Da qui è venuta l’ispirazione per creare un progetto direttamente in Africa, di cui si è parlato a suo tempo con il presidente del consiglio italiano Gentiloni e con il capo della Commissione UE Juncker.

Il quartetto di Visegrad, è il messaggio chiaro e forte dato a Bruxelles, non accetteranno mai meccanismi che prevedano quote di richiedenti asilo da accogliere sul proprio territorio. Piuttosto preferiscono sborsare soldi, anche si parla qui di quantità limitate, per agire sui luoghi di origine dell’ondata migratoria verso l’Europa. Ma «Siamo pronti a spenderne anche di più, perché vogliamo mostrare la nostra solidarietà» nei confronti di chi sta in prima linea, come Italia e Grecia, ha sottolineato il premier slovacco.

La Slovacchia del resto ha sempre sostenuto la necessità di proteggere le frontiere esterne dell’UE, e la necessità di lavorare direttamente nei paesi di origine e di transito dei migranti, ha detto Fico, proprio il tipo di problematica che viene affrontata con questo progetto.

Secondo Fico questioni come le quote obbligatorie sono «davvero divisive», e sarebbe un errore oggi fissarsi su temi sui quali ci sono divisioni. È invece meglio «concentrarsi su questioni dove si può trovare un accordo».

In un post su Facebook il premier Fico ha scritto ieri: «Sono contento che il primo ministro italiano Paolo Gentiloni non spinga più sulle quote. A mio avviso, le quote sono assolutamente senza senso. Alla riunione del Consiglio europeo siamo giunti alla conclusione che sulle questioni relative alle migrazioni deve esserci consonanza tra i paesi. Non ci si può solo piegare alla maggioranza, perché, alla fine, non conduce all’armonia generale. Anche in futuro continuerò a cercare altre nuove soluzioni alle migrazioni».

(La Redazione)


Foto EU Council cc by nc nd

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