Parlamento: approvata una nuova revisione della legge sull’imposta sul reddito

Il Parlamento ha approvato la scorsa settimana una revisione della legge sull’imposta sul reddito con diverse disposizioni contro l’elusione fiscale, quella che viene definita “pianificazione fiscale aggressiva” con lo scopo evidente di pagare meno tasse. La modifica recepisce le raccomandazioni fatte in questo settore dalla Commissione europea già nel 2012 Secondo la nuova formulazione, gli atleti e artisti slovacchi che hanno residenza in un altro paese pagheranno le imposte sul reddito secondo la tassazione slovacca.

Non è però passata una disposizione per costringere le persone fisiche che possiedono società di comodo all’estero a pagare le tasse in Slovacchia, ha scritto il quotidiano DennikN. Una norma che esiste nella maggior parte dei paesi dell’Ue, ha notato il giornale, e che era stata inserita nel provvedimento dal ministero delle Finanze dopo le proteste di alcuni deputati di opposizione. Ma alla fine non ha ricevuto il sostegno necessario in aula.

Con la modifica legislativa approvata dai parlamentari si precisano quelle che sono le piattaforme digitali, allo scopo di far pagare le tasse in Slovacchia (la cosiddetta web tax), per le loro attività nel paese, a società della sharing economy come Uber o Airbnb.

Tra le altre rettifiche, viene eliminata la deduzione degli interessi per i giovani che hanno mutui per la casa, per sostituirla con una detrazione del 50% degli interessi pagati fino alla somma di 400 euro all’anno. Viene anche introdotto un bonus fiscale di 50 euro per i clienti delle strutture termali slovacche. Le entrate occasionali fino a 500 euro mensili non saranno più esenti dall’imposta sul reddito, mentre saranno esentate le royalty su brevetti e software. Le plusvalenze sulla vendita di proprietà o investimenti, i cosiddetti capital gains, saranno soggetti a un’aliquota fiscale del 21% per le aziende che lasciano il paese per trasferirsi all’estero. E viene ampliata la deducibilità dalle imposte sul reddito al 200% delle spese per la ricerca, al posto dell’attuale 125%.

(Red)


Illustr. bs/wordart

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