Brexit, c’è l’accordo UE-Regno Unito. Ma su cosa?

L’Unione Europea e il Regno Unito hanno annunciato di aver trovato un accordo sulla Brexit: questo vuol dire che le trattative sono finite? Assolutamente no. La strada è ancora lunga e, come ha detto il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, «la sfida più difficile è ancora davanti a noi».

Quali sono questi tre capitoli?
I diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito (e di quelli britannici che sono nel resto dell’Ue), gli impegni finanziari presi in passato da Londra e la questione del confine tra Irlanda del Nord (che fa parte del Regno Unito) e Irlanda (che invece è membro dell’Ue).

Che intesa è stata trovata sui cittadini?  
Gli europei che si trovano nel Regno unito e i britannici che sono nei 27 Paesi Ue «manterranno gli stessi diritti di oggi» dice il comunicato della Commissione Ue. Le disposizioni si applicheranno non soltanto a chi si trasferirà entro il 29 marzo 2019, data in cui la Brexit diventerà formalmente realtà, ma varranno anche per tutto il periodo transitorio che probabilmente durerà due anni. Fino a quella data, dunque, potranno circolare liberamente.

A quale giurisdizione saranno sottoposti?  
Theresa May dice che su di loro decideranno le corti britanniche. Però «alle condizioni previste dalla legge Ue», il che vorranno dire che dovranno tenere in considerazione le decisioni della Corte di Giustizia della Ue, che comunque resterà «l’ultimo arbitro». I diritti di residenza permanenti verranno acquisiti soltanto dopo cinque anni, ma nel frattempo l’accordo proteggerà i diritti di questi cittadini, che saranno estesi ai loro coniugi, partner registrati, familiari, nonni, figli e nipoti, anche se non vivono nello stesso Stato (aprendo la possibilità a possibili ricongiungimenti futuri).

E sugli impegni finanziari? Quanto pagherà Londra?
Nell’accordo non c’è alcuna cifra relativa alla quota che il Regno Unito dovrà sborsare, ma soltanto la metodologia per calcolarla. Theresa May si è però impegnata a rispettare tutti gli impegni finanziari presi sull’attuale bilancio pluriennale, che si estende fino al 2020. Dunque anche dopo la Brexit. Le stime parlano di una cifra attorno ai 60 miliardi di euro, ma non c’è ancora un calcolo esatto. In ogni caso il conto finale sarà «in euro». 

Il capitolo più spinoso, che ha paralizzato le trattative nelle ultime settimane, è quello del confine irlandese: che accordo è stato trovato? 
La questione resta un po’ controversa e rischia di penalizzare seriamente Londra. È stato garantito che non ci sarà una frontiera «rigida» tra Irlanda e Irlanda del Nord, nel pieno rispetto degli accordi del Venerdì Santo. Dunque l’Irlanda del Nord e l’Irlanda, in teoria, dovrebbero applicare le stesse regole per quanto riguarda il mercato unico e l’unione doganale. Ma Londra vuole evitare di far nascere una frontiera interna al Regno Unito, quindi andrà trovata una soluzione che di fatto ancora non c’è. Certamente l’Unione Europea, si legge nell’accordo, «dovrà assicurare che ogni soluzione non mini il ruolo dell’Irlanda nel mercato unico e conseguentemente l’integrità del mercato interno». Se però non si riuscisse a trovare una soluzione, «il Regno Unito si impegna a mantenere il pieno allineamento alle regole del mercato interno e dell’unione doganale». Ossia Londra potrebbe essere costretta a dover seguire ancora le regole decise a Bruxelles dagli altri 27 Stati.

Leggi anche:
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E ora che succede? 
Come detto, i 27 leader dovranno dare il via libera ai negoziati per la fase 2, quella sul periodo transitorio e per le future relazioni. «Siamo disposti a concedere un periodo transitorio di due anni come chiesto da May – ha spiegato Tusk – ma alle nostre condizioni». In sostanza il Regno Unito potrebbe restare per altri due anni (dopo il 29 marzo 2019) nel mercato unico e nell’unione doganale, ma questo comporterebbe il pieno rispetto delle norme Ue, senza però il potere di influire sulla loro stesura (come invece oggi accade). I britannici, infatti, non parteciperanno più ai Consigli e saranno fuori dal Parlamento Europeo. Tradotto: i 27 faranno le leggi, Londra le dovrà rispettare. E ovviamente contribuire al bilancio. Nel frattempo si negozierà anche sulla futura partnership, che potrebbe prevedere una sorta di accordo commerciale di libero scambio.

Quando si chiuderà l’accordo?  
I dettagli del divorzio e del periodo transitorio, così come le linee generali della futura partnership, andranno definiti entro l’autunno del 2018. I rispettivi parlamenti dovranno infatti avere il tempo di ratificare l’accordo, che diventerà definitivo a fine marzo 2019. Non c’è molto tempo e la strada sembra tutta in salita: «Sappiamo tutti che separarsi e difficile – ha detto Tusk – ma costruire una nuova relazione lo è ancora di più».

(Marco Bresolin via lastampa.it, cc-by-nc-nd)


Foto Numer 10 cc by nc nd

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