Il primo ministro chiede al presidente Kiska di pagare un milione per i suoi voli privati

Il capo del governo Robert Fico ha inviato al presidente Andrej Kiska una lettera in cui gli chiede il saldo di 990.000 euro quale rimborso per l’utilizzo dell’aereo di Stato per i voli tra Bratislava e Poprad dove Kiska ha la famiglia. Il premier ha reso pubblica l’iniziativa ieri, parlando alla discussione parlamentare per un voto di sfiducia sul ministro Kalinak. Già a novembre Fico aveva invitato il presidente a pagare l’utilizzo dell’aereo del governo per scopi privati. Dal pulpito parlamentare Fico ha detto di appellarsi al presidente Kiska: «emetterò una fattura a suo nome perché saldi questo milione di euro alla Repubblica Slovacca … Rifiuto dichiarazioni vuote e chiacchiere, come sono apparse sempre più frequentemente nei tempi recenti» ha detto Fico, non mancando di sottolineare che se nel paese ci fosse ordine, il presidente dovrebbe pagare i voli. Il premier ha anche notato come si possa constatare un’ossessione di Kiska nei confronti di Kalinak. Non dimentichiamo però che «è stato il Parlamento a chiedere al ministro Kalinak di presentare una relazione sui voli del governo».

Kiska, secondo l’agenzia Tasr, aveva risposto nei giorni scorsi dicendo che si rifiuta di prendere parte a questo gioco per distogliere l’attenzione da un’altra mozione di sfiducia su Kalinak. Inoltre, il capo dello Stato dice di comprendere la frustrazione del leader dei socialdemocratici dopo aver perso malamente le elezioni regionali. In passato era stato assodato che Kiska era stato invitato ad utilizzare l’aereo governativo da uffici preposti del ministero di Kalinak, che gestisce la flotta di velivoli governativi.

Esponenti dell’opposizione hanno denunciato quella che è una “campagna diffamatoria” nei confronti del presidente e chiesto al primo ministro di scusarsi con Kiska «per la lettera assolutamente inopportuna». Da quanto detto dal premier sembrerebbe che il presidente agisca al di fuori delle regole, come non ci fosse nessuno ad autorizzare i voli di Stato nel dicastero dell’Interno retto dal ministro Kalinak.

Alla polemica sui suoi voli risalente alla scorsa primavera, Kiska aveva risposto che per quanto riguarda la sua funzione costituzionale non c’è differenza tra i voli privati e quelli ufficiali. Così gli avrebbe detto fin dall’inizio, ha riferito, l’Ufficio per la protezione del funzionari costituzionali, ovvero il corpo di sicurezza che gestisce la tutela, in ufficio e fuori, 24 ore su 24, dei maggiori rappresentanti dello Stato. Proprio quell’ufficio gli aveva chiesto, per una migliore protezione della sua persona, di utilizzare voli ufficiali piuttosto che di linea, ha detto Kiska.

(La Redazione)


Foto portalfab cc-by-nc-sa

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