Quando a emigrare per i cambiamenti climatici erano i tedeschi (ma anche gli altri europei)

Da Trump a Heinz (quello del ketchup), alcuni dei più famosi cognomi e marchi americani risalgono ai tedeschi emigrati nel XIX secolo, quando dalla Germania più di 5 milioni di tedeschi migrarono in Nord America e molti provenivano da quello che oggi è il ricco e opulento sud della Germania e non fuggivano solo dalla povertà, dalla guerra e dalla rivoluzione, ma anche da enormi cambiamenti climatici. E’ quello che afferma lo studio “Climate of migration? How climate triggered migration from southwest Germany to North America during the 19th century” pubblicato su Climate of the Past, il giornale dell’European Geosciences Union, da Rüdiger Glaser, Iso Himmelsbach e Annette Bösmeier dell’Albert-Ludwigs-Universität Freiburg.

A differenza di oggi,quando il mondo è segnato da un accelerato riscaldamento globale di origine antropica, nel XIX secolo, ormai alla fine del periodo freddo noto come la piccola era glaciale, i ghiacciai alpini erano in espansione, gli inverni erano spesso molto freddi e le estati fresche e l’Europa era flagellata anche da eventi meteorologici estremi come siccità e inondazioni. Secondo il team dell’Istituto di scienze sociali ambientali e geografia dell’università di Friburgo, «Queste variazioni Ambientali sono state una delle cause principali delle ondate migratorie in Nord America provenienti dalla regione che ora è il Land federale del Baden-Württemberg». I ricercatori sperano che il loro studio «contribuirà alla discussione sulle cause della migrazione, in quanto gli esperti prevedono migrazioni di massa a causa dei futuri cambiamenti climatici».

Glaser sottolinea: «Abbiamo scoperto che il clima spiega fino al 20-30% delle migrazioni dalla Germania sudoccidentale al Nord America nel XIX secolo. L’anno senza estate del 1816 fu umido e freddo, causando diffusi fallimenti delle coltivazioni i e, infine, carestia ed emigrazione. Un anno dopo seguì l’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, le sue ceneri e il suo gas si diffusero nell’atmosfera e causarono un calo delle temperature in tutto il mondo per diversi anni».

Il team tedesco ha dimostrato che «Le successive cinque ondate migratorie nei decenni successivi sono state influenzate dagli estremi climatici. La Bösmeier dice che «Un altro anno di picco della migrazione, il 1846, ha avuto un’estate estremamente calda e secca che ha portato a cattivi raccolti e alti prezzi dei prodotti alimentari. Questi due anni con numeri alti di migrazione sembrano essere fortemente influenzati dai cambiamenti climatici, mentre per altre ondate migratorie sembravano essere più importanti altre circostanze».

Secondo Glaser, «La catena di effetti è chiaramente visibile: cattive condizioni climatiche portano a raccolti ridotti, all’aumento dei prezzi dei cereali e infine all’emigrazione,Ma è solo un pezzo del puzzle». Himmelsbach aggiunge: «I nostri risultati mostrano che l’influenza del clima ha contrassegnato in modo diverso le diverse ondate migratorie». […continua…]

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Immagini: New York – Welcome to the land of freedom
Gli Emigranti, 
Angiolo Tommasi, Genova 1895

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