Minori sottratti, Slovacchia condannata dalla Corte europea per i diritti umani

La Corte europea per i diritti umani (CEDU) di Strasburgo ha condannato il 21 novembre la Repubblica Slovacca per la mancata esecuzione “in modo effettivo e immediato” di un provvedimento di ritorno del minore da parte delle autorità giudiziarie slovacche. Il caso è stato rubricato come “Mansour contro Slovacchia” (ricorso n. 60399/15, CASE OF MANSOUR v. SLOVAKIA). La notizia in italiano è stata riportata sul suo sito dall’avvocato Marina Castellaneta, professore ordinario di diritto internazionale e giornalista pubblicista, e segnalata a Buongiorno Slovacchia da un padre italiano in causa per il figlio sottratto dalla madre slovacca.

La denuncia alla corte era stata presentata da tale Rafat Mansour, un medico di nazionalità slovacca residente a Dublino, in Irlanda, che nel 2004 ha sposato una donna slovacca con la quale ha avuto due figli, nati nel 2006 e nel 2008, entrambi con cittadinanza irlandese. La famiglia viveva in Irlanda quando, all’inizio del 2011, la donna decise di rientrare in Slovacchia con i bambini, non facendo più ritorno dal marito che da quel momento non ha potuto vedere i figli.

L’uomo presentò una denuncia a un tribunale slovacco chiedendo il ritorno dei minori in Irlanda, ai sensi del regolamento Bruxelles II bis e della convenzione dell’Aia. Nel luglio 2011 la corte distrettuale di Bratislava, e dopo l’appello della madre nell’ottobre dello stesso anno la corte regionale, promulgarono un provvedimento per il ritorno dei bambini in Irlanda dove era la loro residenza abituale, e hanno emesso diversi ordini accessori. Ordini che, per l’opposizione della madre, non furono mai di fatto eseguiti. La battaglia giudiziaria che è seguita, tra ritardi, rinvii e ostacoli vari, aveva anche visto un inutile ricorso alla Corte costituzionale, fino alla decisione del padre di rivolgersi a Strasburgo nel 2015.

La CEDU ha giudicato il caso per assicurare il pieno rispetto dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e in base al quale, scrive Castellaneta, «gli Stati sono tenuti a obblighi positivi che vanno individuati tenendo conto del regolamento n. 2201/2003 sulla competenza, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale (Bruxelles II bis) e della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale del minore», una legislazione ratificata dall’Italia con L. 15 gennaio 1994 n. 64. Gli Stati, sottolinea l’avvocato Castellaneta, «non devono solo limitarsi a disporre il ritorno del minore sottratto, ma sono anche tenuti ad assicurare la completa attuazione del provvedimento, con interventi effettivi e rapidi perché il trascorrere del tempo compromette la realizzazione del diritto».

I giudici della CEDU, tra i quali anche la slovacca Alena Poláčková, hanno dunque rilevato una violazione dell’Articolo 8 della Convenzione e condannato all’unanimità lo Stato slovacco a un risarcimento di 10.000 euro per il danno non patrimoniale, come richiesto dal querelante, e di altri 5.400 euro per i costi e le spese derivanti dal procedimento.

Sono diversi e dolorosi i casi di padri italiani che attendono di rivedere i loro figli dopo che le madri li hanno riportati in Slovacchia e negano loro di poterli incontrare, anche da diversi anni. Anni cruciali per bambini piccoli che crescono velocemente e possono perdere ogni ricordo e contatto con il loro papà. A poco sono servite le sentenze a favore dei tribunali in Slovacchia e anche in Italia. Uno dei casi più noti, perché ripreso da diversi media, è quello del trevigiano Andrea Cavalcanti, che aspetta di rivedere il suo Samuel da ormai dieci anni. I padri italiani di figli sottratti in Slovacchia si sono uniti alcuni anni fa in una associazione per potere meglio spiegare la loro situazione e ottenere più visibilità, anche se i risultati ottenuti sono ancora troppo modesti. Un anno fa l’associazione si è trasformata in internazionale, cambiando nome in International Child Abduction Slovakia (ICASK) e inglobando altre vittime di sottrazioni Internazionali con la Slovacchia in tutto il mondo. Il segretario generale dell’associazione, Marco Di Marco, ci dice che quella della scorsa settimana è stata la quarta condanna della CEDU alla Slovacchia per mancato rimpatrio di minori sottratti.

(La Redazione)


Foto isakarakus/CC0

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