La vera storia del Black Friday

L’origine del Black Friday non ha nulla a che vedere con gli schiavi africani ed è molto più recente di quello che pensiamo: sfatiamo qualche mito sul “giorno più importante per lo shopping”

Il Black Friday è il giorno dopo la Festa del Grazie Ringraziamento e fino a non molti anni fa ne sentivamo parlare soprattutto come curiosità dagli States. Black Friday, infatti, segna tradizionalmente l’inizio del periodo di shopping natalizio e i rivenditori sono disposti a offrire promozioni uniche. Molti negozi organizzano addirittura aperture straordinarie a ore antelucane, accogliendo fiumi di clienti disposti a tutti per mettere le mani su tv, console, smartphone.

Se una volta guardavamo allibiti al telegiornale come gli sconti trasformavano persone apparentemente normali in saccheggiatori (non si contano gli incidenti, anche tragici), da qualche tempo il villaggio globale fa partecipare anche noi a questo rito del consumismo. Ma da dove viene questa tradizione, e perché si chiama così? A differenza del Cyber Monday, che nasce direttamente come trovata pubblicitaria, il Black Friday ha una storia precedente, ma non è quella più condivisa sui social media da qualche anno a questa parte.

Secondo un meme, il Black Friday si chiama così perché era il giorno in cui gli schiavi venivano svenduti. Nelle versioni più elaborate si precisa che i ricchi possidenti, passato il Ringraziamento, si preparavano all’inverno facendo incetta di nuove braccia per il duro lavoro nelle piantagioni, approfittando di un prezzo scontato da parte dei negrieri. Su Twitter si riescono a trovare tracce di questo rumor anche nel 2008, ma comincia a diffondersi in maniera importante nel 2013, come testimonia il debunking di Snopes. Diventa infine virale nel 2014 grazie all’intervento della cantante Toni Braxton e del cestista JR Smith.

Da allora la leggenda metropolitana a fine novembre ritornerà regolarmente a fare il giro della rete, per finire nel dimenticatoio a dicembre. Che il Black Friday fosse un giorno di saldi per gli schiavi è stato inventato di sana pianta, ma è facile capire perché l’idea possa aver fatto presa in un paese che ancora sta facendo i conti con la Guerra civile. Un collegamento tra l’espressione Black Friday e lo schiavismo si trova invece nel romanzo antischiavista Oroonoko (1688). Scritto da Aphra Behn e lodato per il suo realismo, è la storia di uno schiavo africano rapito e portato in Suriname. Il Black Friday è citato come un giorno in cui gli schiavi venivano puniti, ma in questo caso il Ringraziamento non c’entra. Probabilmente il significato è legato al giorno della crocifissione di Cristo o addirittura al modo in cui gli studenti chiamavano i venerdì in cui cadevano gli esami. Non bisogna infatti dimenticare che per gli anglosassoni venerdì nero può essere molte altre cose oltre all’ultimo venerdì di novembre: da uno storico shock finanziario come il crollo del prezzo dell’oro nel 1869 a un qualsiasi venerdì 13.

Snopes spiega che le prime tracce di Black Friday per descrivere il giorno dopo il Ringraziamento risalgono invece agli anni ’50 del secolo scorso: era un venerdì nero, cioè nefasto, perché secondo gli imprenditori i dipendenti si davano malati in modo da fare il ponte col weekend. Black Friday infatti non è festivo, e all’epoca non era ancora usanza offrire il giorno libero ai dipendenti non impiegati nel commercio.

La sua attuale accezione è invece merito dei poliziotti di Filadelfia, che nello stesso periodo avevano cominciato a usare l’espressione in chiave derisiva per descrivere un giorno segnato da ingorghi automobilisticie negozi invasi da clienti. Ogni Black Friday a Filadelfia tutti i poliziotti della stradale dovevano essere in servizio con turni di 12 ore, senza e se e senza ma. Il Black Friday cominciò a diffondersi nell’uso comune: nel 1975 era nominato dal New York Times che lo definiva “il giorno più movimentato dell’anno per gli acquisti e il traffico” a Filadelfia, ma solo negli anni ’80 cominciò ad avere rilevanza nazionale.

Rimaneva un problema di marketingBlack Friday indica qualcosa di negativo, e infatti si suppone che i poliziotti non fossero entusiasti del lavoro extra. Già negli anni ’60 gli esercenti avevano cercato di cambiare il Black Friday in Big Friday, ma naturalmente non aveva funzionato. Negli anni ’80 invece di cambiare nome si provò allora a nobilitare la sua storia. Il Black Friday, si diceva, si chiamava così perché era il giorno in cui sui libri contabili si cominciavano ad annotare i profitti in inchiostro nero, quando fino a quel momento le perdite erano state annotate in inchiostro rosso. Per certi negozianti infatti erano proprio gli acquisti dello shopping natalizio quelli che permettevano di chiudere il bilancio in attivo.

Questa volta lo stratagemma riuscì, e infatti la teoria che chiama in causa il colore dell’inchiostro è una delle più frequenti nonostante la sua falsità. Una delle ragioni che la fa sembrare credibile è che i media stessi hanno regolarmente ingigantito la reale portata del Black Friday sulle vendite, parlandone come il giorno in cui le persone facevano più acquisti durante l’anno. In realtà solo nel 2003 il Black Friday è arrivato per la prima volta in vetta alla classifica dei giorni in cui si spendeva di più, fino a quel momento dominata dai giorni prenatalizi: la classica profezia che si autoavvera.

(Stefano Dalla Casa via Wired, cc-by-nc-nd)


Foto portal gda cc-by-nc-sa

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