Dibattito acceso all’interno di Smer dopo il flop alle regionali

Il risultato decisamente deludente dei socialdemocratici alle elezioni regionali del 4 novembre, quando Smer-SD ha ottenuto soltanto due poltrone di governatore (a Trencin e Nitra), perdendone quattro (Zilina, Trnava, Presov e Kosice), ha aperto una discussione seria all’interno del partito del premier. Mentre il primo ministro Robert Fico, presidente di Smer, tende piuttosto a minimizzare dicendo che il partito ha tenuto, il vicepresidente Marek Madaric ha dichiarato che invece non è così, e e Fico vede il bicchiere mezzo pieno, lui lo vede mezzo vuoto.

Alla direzione del partito Smer-SD del 14 novembre Madaric ha offerto le sue dimissioni da vicepresidente, e così hanno fatto anche gli altri cinque vice: Robert Kalinak, Peter Ziga, Peter Kazimir, Peter Pellegrini e Juraj Blanar, tutti ministri tranne Blanar che è proprio uno di quelli che – dopo dodici anni – la poltrona l’hanno persa, in questo caso a Zilina dove veniva regolarmente riconfermato dal 2005. In una nota affidata alla stampa, il leader Robert Fico ha fatto sapere di avere apprezzato il gesto, mostrando una «elevata cultura politica», ma ha confermato la sua fiducia in tutti i sei alti dirigenti, rimandando la resa dei conti a un altro momento. Dunque al prossimo congresso di Smer, che si terrà in dicembre a Zilina.


Robert Fico e i ministri Smer-SD

Il passo indietro è però una cosa cui Madaric sta pensando molto seriamente, e annuncerà più avanti la sua decisione. Se rinuncia alla carica di vicepresidente, e questo vuol dire che non si ricandiderà più in seno al partito, egli pensa comunque di continuare il suo impegno da ministro della Cultura, pensando che possa essere più di beneficio per il governo che un impiccio. Parlando ai giornalisti dopo il consiglio dei ministri di mercoledì, Madaric non ha voluto commentare le dimissioni offerte dagli altri vicepresidenti, come volendosi distanziare da loro («Era una riunione a porte chiuse, non sono il loro portavoce, chiedete a loro»). A riprova ha poi detto, su domanda, che se fosse stato nei panni del ministro Kalinak, sotto accusa per i suoi rapporti molto poco etici con l’imprenditore Basternak, Madaric si sarebbe certamente dimesso.

Dal canto suo, il ministro delle Finanze Peter Kazimir, potenziale candidato a guidare l’Eurozona, ha detto che se può essere utile anche lui è pronto 1a dimettersi dalle cariche di partito. In ogni caso, la discussione dentro Smer è appena cominciata, e anche lui condivide la visione del capo Fico sul fatto che le regionali non sono state una debacle per il partito. Nessun fiasco, «come voi [media] avete cercato di dipingerlo, ma è pur sempre vero che il risultato è decisamente peggiore di quanto ci aspettassimo». Ed ora è ovvio che all’interno di Smer ci si cominci ad attivare prima che questo calo diventi un trend.

Quando è stato il turno di Robert Kalinak, per il quale l’opposizione sta preparando una nuova seduta parlamentare di sfiducia, egli ha detto che nessuno dei dirigenti socialdemocratici è incollato al suo posto. Senza aggiungere dettagli sulla riunione del giorno prima, Kalinak ha detto che in ogni caso nessuno gli aveva chiesto di dimettersi. Una cosa che ha ripetuto oggi, spiegando che nessun compagno di partito ha posto la questione di un suo ritiro. Quanto ai suoi rapporti con Basternak, ha detto, egli ha detto di avere illustrato apertamente all’interno del partito la sua posizione: «Non ho ricevuto soldi da lui e voi lo sapete bene», ha detto ai cronisti, «Non ho sentito una sola cosa che mi collegasse a questa persona».

(Red)


Foto: Frame da smertv.sk

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