Bruciante sconfitta in UE per Bratislava, niente da fare per l’Agenzia del farmaco

Bratislava ha fallito il tentativo di ospitare la prestigiosa Agenzia europea dei medicinali (EMA), uscendo già dopo la prima delle tre votazioni perché i voti ricevuti non sono stati sufficienti per avanzare oltre. Il voto segreto del Consiglio Affari generali a Bruxelles di ieri, lunedì 20 novembre, cui era presente il ministro slovacco della Salute Tomáš Drucker (Smer), ha bocciato la capitale slovacca come potenziale sede dell’agenzia, una destinazione che anche i suoi 900 dipendenti non avrebbero gradito.

Il ministero slovacco degli Affari esteri ed Europei in una nota non ha nascosto la delusione, sottolineando che l’offerta della Slovacchia era “eccellente”. Il portavoce Peter Susko, secondo lo Slovak Spectator, ha detto che al ministero si è convinti che i cittadini dei nuovi Stati membri dell’UE «si aspettassero un segnale importante a dimostrazione che anche ai nuovi Stati membri sarebbe stata data l’opportunità di […] ospitare un’agenzia così importante come l’EMA».

L’argomento considerato più forte geopoliticamente tra quelli usati dalla Slovacchia nella sua campagna per la candidatura di Bratislva c’era il fatto che il paese non è ancora sede di nessuna delle 36 agenzie dell’Unione europea decentrate sul territorio degli Stati dell’UE. Ma la candidatura aveva diverse smagliature, come quelle sulle infrastrutture e sui collegamenti di trasporto con le altre capitali europee, il fatto di non avere un edificio già pronto per la data in cui necessariamente (nel marzo 2019) l’EMA dovrà lasciare Londra contestualmente all’uscita del Regno Unito dalla UE, e garanzie sulle scuole per i figli dei dipendenti, gli alloggi per le famiglie, la copertura sanitaria.

Un sondaggio interno ad EMA settimane fa aveva mostrato che la maggioranza dei dipendenti dell’EMA, di ogni orientamento sessuale, avrebbero avuto riserve sul fatto che in Slovacchia non c’è una adeguata protezione dei diritti delle persone della comunità Lgbti. Un fattore che adesso viene ricordato dall’associazione Inakosť, insieme al fatto che la Slovacchia non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso e nemmeno lo status famigliare di tali coppie. Una questione che nel caso dell’EMA ha dimostrato di poter essere anche uno svantaggio competitivo per il paese, dice il direttore di Inakosť.

Durante la seduta a Bruxelles il ministro Tomáš Drucker ha seguito la linea annunciata dalla Slovacchia di sostenere solo candidati della “nuova Europa” per le nuove sedi di EMA ed EBA. Quando dunque tali candidate sono uscite dalla corsa, la Slovacchia si è astenuta, vedendo che la vittoria veniva decisa da accordi interni tra paesi e non in base a un principio di equità territoriale. «Sono amareggiato e dispiaciuto che nessuno dei nuovi Stati membri sia arrivato in finale», ha detto il ministro, aggiungendo che qualsiasi paese della regione (dell’Europa centro-orientale) sarebbe in grado di fornire all’EMA un adeguato quartier generale.

(Red)


Foto phtorxp/CC0

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