Milano o Bratislava: la dura sfida per l’Agenzia del farmaco

Oggi è il giorno decisivo. A Bruxelles il consiglio Affari generali dell’UE si incontra alle 17 e deciderà il nuovo indirizzo dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA) che nel 2019 dovrà lasciare Londra dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Le votazioni saranno anonime e segrete, e al termine le schede cartacee saranno distrutte. Tra uno scrutino e l’altro potrà trascorre mezz’ora o poco più: il tempo necessario ai singoli rappresentanti per consultare le capitali e far convergere i voti su questo o quel candidato.

Al primo turno ogni Paese membro (tutti tranne ovviamente la Gran Bretagna) avrà sei punti da distribuire: 3 per la sede ritenuta più adatta, 2 per la seconda scelta e uno per la terza. Per la vittoria al primo scrutinio servono 3 voti da almeno 14 Paesi. Altrimenti le prime tre passeranno al secondo turno, dove ogni Paese avrà uno solo voto da assegnare, e la vincente necessita di almeno 14 punti. A un eventuale pareggio seguirà un ulteriore ultimo voto, dove vincerà la città con più voti.

Tra le 19 città candidate, la capitale slovacca è tra le favorite, insieme a Milano. La conquista dell’Ema vale un indotto di 3 mila nuovi posti di lavoro e un impatto economico da 1,8 miliardi di euro, un boccone davvero ricco.

Milano sembra avere tutte le carte in regola quanto a posizione geografica, infrastrutture, collegamenti sia in treno che in aereo, garanzie per i dipendenti su soluzioni abitative, scuole per i figli, lifestyle, offerta culturale e tanto altro. E poi la location, il Pirellone nel pieno centro della città a due passi dal Duomo, che è pronto ad essere riempito con le centinaia di uffici dell’agenzia, basta traslocare e accendere l’interruttore generale.

Non così semplice invece la candidatura di Bratislava, che non soddisfa a pieno diverse delle condizioni necessarie per trasferire una struttura di quasi mille dipendenti, migliaia di ricercatori ospiti e decine di uffici per la lobby dei molti produttori farmaceutici di tutto il mondo, oltre alle sedi locali delle agenzie del farmaco nazionali degli Stati membri. Uno degli elementi meno convincenti della città sul Danubio è non avere un edificio pronto. Bratislava dovrà costruirlo, e promette di essere in grado di fornirlo in tempi brevi, ma questo non esaudisce la necessità di avere una sede operativa nella nuova location nel momento in cui il Regno Unito lascerà l’Ue, cosa che avverrà il 29 marzo del 2019. Senza contare che in un sondaggio interno, che doveva rimanere segreto, i dipendenti hanno bocciato un trasloco nella capitale slovacca.

Ma la Slovacchia ha dalla sua una golden card geopolitica pesante, di cui l’Italia non si può avvalere: non ha ancora nessuna sede delle decine di agenzie europee, un vulnus che condivide con altri quattro paesi UE e che non vede l’ora di colmare. Il sottosegretario agli Esteri slovacco Ivan Korcok lo ha detto molto chiaramente alcune settimane fa: l’EMA «certamente deve venire» a Bratislava «perché abbiamo fatto ciò che avevamo promesso, presentando una proposta molto buona e competitiva», che centra «i principali obiettivi. E dopo tutto ci aspettiamo un po’ di equità», aveva dichiarato Korcok a nome del governo slovacco.

Intorno alla candidatura slovacca si è ha raccolto il sostegno dei paesi del Gruppo di Visegrad e simpatia nell’Europa centro-orientale. Anche Germania e Baltici potrebbero votare per Bratislava, per ragioni prettamente politiche. Per questo il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha detto ieri di augurarsi «che gli Stati europei facciano una scelta di qualità, che non ci sia alcun baratto sotto banco e venga prescelta la città che offre le migliori condizioni nell’interesse dell’Agenzia. Se sarà fatta una scelta tecnica, Milano ha delle buone possibilità».

(La Redazione)


Foto mwooten/CC0

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