Il mondo in breve

  • In Zimbabwe il presidente Robert Mugabe è stato arrestato e l’esercito controlla il centro di Harare, la capitale. Alcuni carri armati controllano l’accesso al parlamento, la sede del partito di governo, l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe – Fronte patriottico (Zanu-Pf), e altri luoghi istituzionali. Secondo alcune notizie, la moglie del presidente, Grace Mugabe, sarebbe fuggita in Namibia. L’ambasciata statunitense ha chiuso la sede al pubblico, mentre quella del Regno Unito ha invitato i suoi cittadini a rimanere a casa. Secondo un ufficiale, l’esercito dello Zimbabwe è intervenuto per “eliminare dei criminali dall’entourage del presidente” ma non è in corso un colpo di stato. La situazione è precipitata dopo la destituzione e la fuga, lo scorso 8 novembre, del vicepresidente Emmerson Mnangagwa, potenziale successore del presidente. Il suo allontanamento è stato interpretato come una delle manovre della moglie di Mugabe, Grace, per conquistare la presidenza dopo l’uscita di scena del marito. Anche tre ministri del governo sono stati arrestati dai militari. Mugabe, 93 anni, è presidente dal 1987, ma governava il paese come primo ministro dal 1980.

  • Il verdetto del referendum sui matrimoni gay in Australia “è inequivocabile” e dovrà diventare legge “entro Natale”. Lo ha detto il primo ministro conservatore Malcolm Turnbull, dopo il referendum con cui gli australiani si sono detti favorevoli ai matrimoni tra persone dello stesso sesso: il sì ha ottenuto il 61,6 per cento delle preferenze. L’esito del voto, che ha registrato un’adesione al 79,5 per cento, non è vincolante e spetterà al parlamento convertirlo in legge. Durante un comizio a Melbourne, il leader laburista australiano, Bill Shorten, ha esultato: “Che giorno favoloso per essere un australiano”.

  • Secondo il presidente libanese Michel Aoun l’Arabia Saudita sta tenendo in ostaggio il premier Saad Hariri e la sua famiglia. Hariri, che ha rassegnato le dimissioni da Riyadh il 4 novembre, in diretta tv, da allora non è più tornato in Libano. “Non ci sono giustificazioni per un’assenza di 12 giorni, quindi lo consideriamo detenuto. Abbiamo la conferma che il premier e i suoi familiari sono perquisiti quando entrano ed escono dalla loro abitazione”, ha affermato Aoun durate una conferenza stampa. Hariri ha ribadito, con un tweet, che è disposto a tornare appena possibile.

  • L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha ribassato il giudizio sul debito pubblico venezuelano dal livello CC, usato quanto l’eventualità di un’insolvenza è considerata una virtuale certezza, a SD, che sta per default selettivo. In pratica iil governo di Caracas non è più in grado di pagare i debiti. La decisione è stata presa dopo l’insolvenza di 200 milioni di dollari corrispondenti agli interessi dei bond in scadenza nel 2019 e nel 2024.

  • Dopo la visita di Donald Trump in Cina, Pechino ha annunciato che manderà un suoi inviato in Corea del Nord. Song Tao, responsabile del dipartimento relazioni internazionali, sarà a Pyongyang il 17 novembre per discutere i piani nucleari e missilistici nordcoreani.

(Internazionale.it, cc-by-nc-nd)

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