L’orso sovietico e le risposte della NATO alla Zapad 2017

[di Guillaume Lasconjarias e Lukáš Dyčka, pubblicato su iai.it] – Le grandi esercitazioni militari non sono mai una semplice routine, ma portano con sé importanti significati politici. Come per le recenti manovre militari russe Zapad 2017 che si sono svolte dal 14 al 20 settembre in Bielorussia e nell’enclave russa di Kaliningrad. Le manovre sono state attentamente monitorate dai militari europei e degli Stati Uniti e dalle élites politiche, causando grande preoccupazione nei territori contigui di Stati membri come la Polonia e i Paesi baltici.

Ufficialmente solo 12.700 soldati hanno partecipato alle operazioni, con 680 veicoli blindati e 200 sistemi di artiglieria, il limite massimo sotto il quale non v’è alcun obbligo di notifica all’Organizzazione per la cooperazione per la sicurezza in Europa (OSCE) per l’invio di osservatori. Dalla fine della guerra fredda gli Stati occidentali e la Russia hanno concordato in seno all’OSCE su un documento chiamato Documento di Vienna, convinti che aumentare la trasparenza militare (soprattutto quando si tratta di esercitazioni) aumenta la sicurezza e diminuisce i rischi di errore di calcolo e di errata percezione. Tuttavia, dall’invasione russa in Ucraina nel 2014 è stato registrato un aumento del numero di incidenti militari in tutta l’area euro-atlantica (più di 60 tra il 2014 e il 2016), con crescenti tensioni e memorie di analogie storiche: alcuni commentatori hanno ricordato l’attacco nucleare simulato su Varsavia durante il precedente Zapad 2009 e la lunga tradizione di utilizzo di manovre militari per nascondere un attacco imminente (come avvenne nel 1968 in Cecoslovacchia o più recentemente in Georgia nel 2008 e in Ucraina nel 2014).

La retorica proveniente da Mosca dimostra come Zapad 2017 – “Occidente 2017” – sia inteso come un segnale che gli interessi russi devono essere presi sul serio. Da una prospettiva della NATO, come afferma il segretario generale Jens Stoltenberg, la principale preoccupazione è stata la mancanza di trasparenza, un fatto evidenziato dall’invito di soli tre esperti dell’Alleanza per come osservatori delle manovre.

La recente isteria nei media occidentali su Zapad 2017 potrebbe essere uno dei risultati delle manovre russe. La comprensione della vera natura e degli obiettivi di questi esercizi militari, e la loro funzione in una più ampia strategia militare russa, è pertanto cruciale.

Il primo obiettivo di ogni esercitazione militare è quello di valutare i progressi operativi. Per Zapad 2017 si è trattato di vagliare il Distretto militare occidentale russo: quanto bene si potrebbero comportare le sue unità che sono state i principali beneficiari della recente trasformazione delle forze armate russe? Negli ultimi quattro anni, il Distretto militare occidentale ha visto un massiccio rinforzo con la creazione di un quartier generale dell’esercito, tre corpi d’armata, quattro nuove divisioni e un numero impressionante di battaglioni e compagnie di reazione rapida. Zapad ha messo insieme questi nuovi componenti per creare una forza coerente e testare le sue capacità. In questo senso, questo tipo di manovre rappresenta un normale adattamento e ciclo di apprendimento, comune alle forze armate di qualsiasi paese.

Il secondo messaggio è ovviamente politico. Mettendo in evidenza le capacità militari russe e dimostrando il livello di professionalità e di preparazione raggiunto da alcune unità (artiglieria e missili di precisione, ad esempio), la Russia mira a rassicurare gli alleati e scoraggiare gli avversari. Per i primi (in questo caso la Bielorussia) il messaggio è chiaro – e mira a prevenire un riavvicinamento con l’Occidente. Per i rivali – in questo caso la NATO e gli Stati Uniti – è una dimostrazione che l’esercito russo ha fatto progressi e si è modernizzato nonostante le sanzioni occidentali imposte fin dal 2014.

Non si può trascurare questo tintinnare di sciabole, ma sia la NATO che gli Stati Uniti farebbero bene a non reagire in modo eccessivo. Ovviamente, la prima cosa da evitare è scivolare in una escalation militare incontrollabile. I paesi occidentali dovrebbero pertanto misurare attentamente la loro risposta. A questo proposito, Polonia e Svezia hanno lanciato proprie esercitazioni militari, in parte sovrapponendosi alle manovre russe. Cooperando con un gran numero di altri paesi – sette nel caso dell’esercitazione svedese Aurora-17 per un totale di circa 21.000 soldati e nove nazioni della NATO più Georgia e Ucraina per Dragon-17 in Polonia, con 17.000 soldati – i due paesi hanno cercato di dimostrare le proprie capacità e il forte sostegno internazionale come mezzo per scoraggiare potenziali mosse russe.

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Foto CC0A.Katranzhi cc-by-sa

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