Ema ed Eurogruppo le ambizioni slovacche in UE

In un articolo del Sole 24 Ore a firma Beda Romano pubblicato oggi si fa notare come il governo di Bratislava abbia nel corso degli ultimi anni virato verso una convinta politica filoeuropea, sigillata dal vertice dello scorso lunedì dove le tre massime cariche dello Stato (il presidente Kiska, il capo del Parlamento Danko e il premier Fico) hanno garantito che la Slovacchia ha e avrà sempre un approccio europeo nelle sue scelte future, e non riesce a vedere una alternativa al di fuori del consesso UE, di cui ambisce a divenire membro del “nocciolo duro” con una maggiore integrazione dei suoi membri.

L’autore nota come il vertice sia arrivato all’indomani della vittoria di Andrej Babis in Repubblica Ceca, alle spese dei socialdemocratici di Sobotka, e di come oggi Praga sia diventata meno europeista e più scettica verso l’adozione dell’euro. Per questo Fico, dopo mesi in cui dice che il suo paese deve essere «al centro dell’UE» nel prossimo futuro, ha ricordato proprio dopo il summit a tre che la Slovacchia è ormai rimasta l’unica «isola pro-europea nella regione dell’Europa centrale», quasi a rivendicare un primato di Bratislava quale argine alle spinte euroscettiche e individualiste degli altri Stati membri del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca), alle cui linee rigide in realtà Fico ancora si attiene se si parla di temi legati alle migrazioni, come il rifiuto alle quote obbligatorie di ricollocamento dei richiedenti asilo fissate dall’UE, la protezione delle frontiere esterne di Schengen, le ricette su come fermare i migranti in Africa, e il respingere l’idea che in Slovacchia si possa formare una comunità mussulmana unita.

Tutto questo fare le fusa alla UE, dice Romano, nasconde in realtà una strategia politica di Bratislava per ottenere due risultati che porrebbero il paese in una posizione di forza in Europa: la conquista dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA), che dovrà lasciare Londra nel 2019, e la presidenza dell’Eurozona dall’anno prossimo.

Il primo è un obiettivo perseguito anche da altre e più qualificate città come Milano, Amsterdam e Copenhagen, ma Bratislava fa leva sul fatto di non avere ancora sul suo territorio nessuno delle decine di organismi decentrati dell’UE, sull’appoggio degli altri paesi dell’area e sul peso del presidente del Consiglio UE, il polacco Donald Tusk. Il voto per scegliere la nuova sede EMA è previsto per il 20 novembre, e Bratislava crede di avere buone carte da giocare.


Il ministro Kazimir con l’italiano Padoan

Per l’altro obiettivo, la presidenza dell’Eurogruppo, ovvero dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, il falco slovacco Peter Kazimir è dato da alcuni tra i possibili favoriti a succedere al belga Dijsselbloem. Kazimir ha tra le frecce del suo arco l’appartenenza alla famiglia socialista (l’Eurogruppo è l’unica poltrona pesante in UE ancora in mano ai Socialisti europei, il secondo gruppo all’Europarlamento), è uomo dell’Est e apprezzato dal Nord Europa, e la politica economico-finanziaria della Slovacchia è piuttosto in buone mani, con un debito pubblico poco sopra il 50% e un bilancio statale che nel 2020 dovrebbe arrivare al pareggio. Il 4 dicembre è la data prevista per il voto del nuovo capo dell’Eurozona.

(Red)


Foto © European Union
Foto SKPRES, finance.gov.sk

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