A una settimana dalle elezioni regionali l’opposizione teme compravendite di voti

Le elezioni regionali si terranno, sabato 4 novembre, per la prima volta dalla loro istituzione con un voto a turno unico, dopo la modifica della legge approvata dal parlamento il 2 febbraio 2017. Sarà eletto a governatore il candidato che avrà ricevuto più voti validi, a prescindere dalla percentuale raggiunta, e lo stesso accadrà per i componenti dei consigli regionali. Inoltre, il mandato di chi sarà eletto a questo turno sarà allungato di un anno, per uniformarsi alla data di scadenza delle comunali del 2022. Da quell’anno infatti le due elezioni degli organi locali – regioni e comuni – saranno raggruppate in una sola giornata.

Storicamente gli slovacchi hanno sempre mostrato poco interesse alle elezioni regionali. Fin dal 2001, quando si tenne il primo voto nella Slovacchia indipendente, l’affluenza degli elettori non ha mai superato il 26% come media nazionale, ottenuto appunto quell’anno. Poi la partecipazione è andata a scemare sempre più. Nel 2013 il primo turno ha segnato la presenza del 20,11% degli aventi diritto, con il risultato migliore (24,59%) nella regione di Banska Bystrica, dove è poi stato eletto il primo governatore di estrema destra, Marian Kotleba (LSNS), mentre al ballottaggio si è scesi al 17,29%.

In passato ci sono stati diversi casi di compravendita di voti, soprattutto nelle municipalità dove è presente una forte comunità rom, e alcuni dei partiti dell’opposizione stanno avvisando che questo potrebbe accadere di nuovo. I partiti Libertà e Solidarietà (SaS), OlaNO e i democratici cristiani (KDH) hanno invitato la commissione elettorale statale e la polizia a garantire che le elezioni di novembre si svolgano in un’atmosfera di correttezza legale. Dunque attenzione massima alla gestione delle urne, alla timbratura e firma delle schede, il controllo e conteggio dei voti, la redazione del verbale e la sua firma per ogni seggio. Membri di SaS hanno fatto presente che in alcuni distretti, in particolare nella regione di Banska Bystrica, alcune di queste misure non sono rispettate pienamente, e anzi confermano i timori di brogli. Per questo il partito invita i cittadini di tali aree ad assistere alle operazioni di conteggio, come osservatori.

Il presidente della commissione elettorale statale ha risposto alle sollecitazioni dei politici di opposizione dicendo che la commissione agisrà sempre in linea con la legge per garantire che il processo elettorale sia quanto più pacifico e corretto. Rifiuta allo stesso tempo l’idea che l’uno o l’altro partito organizzino delle azioni di brogli a livello nazionale, perché non passerebbero certo inosservate, e invita a non creare inutilmente un clima di nervosismo.

Le regioni sono state reintrodotte dalla Slovacchia nel 1996, una suddivisione che già esisteva ai tempi della Repubblica socialista di Ceco-slovacchia. Ma anziché le cinque di allora, negli anni ‘90 furono creati otto Vyšší územný celok (VÚC, Unità territoriali superiori), otto regioni autonome che hanno diviso il territorio a volte in modo un po’ artificiale, portando i cittadini anche dopo oltre vent’anni a non averle ancora completamente assimilate. Per questo sono diversi gli uomini politici che vorrebbero mettere mano alla legge che le regola. Anche Robert Fico, il leader del primo partito slovacco, i socialdemocratici di Smer-SD, ammette che la suddivisione in otto regioni fu un compromesso, che oggi si rivela non essere proprio ottimale, e si è detto disponibile a cercare una soluzione migliore.

(Red)

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