Una settimana di avvenimenti nel mondo

Gli attentati in Afghanistan e Pakistan, la liberazione di Raqqa, gli ultimi sviluppi della difficile situazione spagnola, la riforma del Regolamento di Dublino e l’accusa di apartheid rivolta alla prestigiosa Università di Oxford. Tutto questo e molto altro nel nostro International weekly brief.


Settimana di sangue
Due differenti moschee in Afghanistan sono state teatro di un duplice attacco kamikaze nella notte di venerdì 20 ottobre; secondo quanto riportato dal governo, sarebbero più di 70 le vittime delle stragi. Il primo attentatore suicida ha fatto esplodere l’ordigno all’interno di una moschea sciita situata nella parte occidentale della capitale, Kabul, causando almeno 39 morti; il secondo attacco si è invece consumato in una moschea sunnita di Sharak, nella provincia centrale di Ghor, ed ha causato la morte di 33 fedeli riuniti in preghiera. Il primo attacco è stato rivendicato da una cellula affiliata a Isis, mentre sul secondo manca ancora una rivendicazione credibile.

Gli attacchi rappresentano il triste epilogo di una settimana di sangue che ha visto la morte di quasi 200 persone: soltanto giovedì i Talebani avevano assaltato pper mezzo di un’autobomba una base militare nella provincia di Kandahar, uccidendo almeno 43 dei 60 soldati presenti sul luogo.


Almeno 7 persone sono morte e più di 20 sono rimaste ferite in Pakistan in seguito al folle gesto di un attentatore suicida che ha colpito con la propria auto un camion della polizia al cui interno erano presenti 35 agenti, responsabili di pattugliare la centrale di Saryab Road, a Quetta. Tra le vittime dello scontro vi sarebbero cinque poliziotti e due civili.
Quasi simultaneamente all’attacco suicida, un ispettore della squadra antiterrorismo è stato ucciso da un commando in un’altra zona della città.

L’omicidio della giornalista maltese
La giornalista e blogger maltese Daphne Caruana Galizia è stata uccisa a Bidnija (Malta) da una bomba che ha provocato l’esplosione dell’auto di cui era alla guida. La reporter, che si era occupata dell’inchiesta internazionale sui Maltafiles nell’ambito dei Panama Papers, soltanto poche settimane prima dell’attentato aveva presentato denuncia alla polizia a causa delle minacce di morte ricevute.

Raqqa liberata
La Coalizione a guida statunitense impegnata in Siria ed in Iraq nella guerra contro Daesh ha annunciato di aver preso il pieno controllo di Raqqa, capitale proclamata da Isis in Siria, al termine di tre anni di scontri con i miliziani; circa 350 combattenti affiliati al sedicente “stato islamico”, molti dei quali stranieri, si sono consegnati alle Forze Democratiche Siriane, dichiarando la propria resa.
Spetta ora alle SDF – gruppo costituito per gran parte da miliziani curdi – il compito di completare la messa in sicurezza della città, attraverso l’eliminazione delle ultime cellule jihadiste ancora operanti e la bonifica del territorio mediante operazioni di sminamento.
Intanto, un funzionario ONU a Damasco ha annunciato alla Bbc l’intenzione dell’Organizzazione internazionale di entrare a Raqqa per avviare al più presto le operazioni necessarie a consentire il rientro degli oltre 300mila civili costretti dal conflitto ad abbandonare la città.

Sebbene secondo l’Onu saranno necessari molti anni prima che gli sfollati possano nuovamente occupare le proprie abitazioni, per la maggior parte andate distrutte, la liberazione di Raqqa rappresenta un importante passo avanti militare e un punto di accesso per le organizzazioni umanitarie, finalmente in grado di fornire aiuto a quanti necessitino di assistenza.

Misure straordinarie in Spagna
Al termine di una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato la volontà di applicare per la prima volta nella storia del Paese l’art.155 della Costituzione, al fine di impedire l’attuazione dell’iter per l’indipendenza della Catalogna.
L’eccezionale misura, che necessita dell’approvazione della maggioranza assoluta in Senato, comporta la revoca dell’autonomia catalana, attuata mediante lo scioglimento del Parlamento della Comunità autonoma e la rimozione di Puigdemont e di tutto il suo staff. Dal canto suo, il Presidente catalano ha definito la decisione “un colpo di stato contro il popolo della Catalogna”.

Boko Haram a processo
45 membri di Boko Haram sono stati condannati a pene che variano da un minimo di 3 ad un massimo di 31 anni di detenzione carceraria nel corso del più grande processo di massa che ha visto coinvolto il gruppo islamista. Il Tribunale ha inoltre disposto la liberazione di 468 sospettati, ordinandone però la de-radicalizzazione attraverso appositi programmi.
Negli ultimi anni, in Nigeria, migliaia di uomini sospettati di essere affiliati a Boko Haram sono stati arrestati e relegati entro sovraffollate strutture di detenzione militare, destinati ad esser vittime di maltrattamenti e malnutrizione, in conseguenza di processi sommari spesso instaurati malgrado l’assenza di ragionevoli sospetti.

Guerra (non armata) all’estremismo religioso…
Il Re saudita Salman ha dato avvio ad una iniziativa “senza precedenti” finalizzata a realizzare un obiettivo ambizioso: la drastica riduzione di comportamenti religiosi estremisti. Attraverso l’emanazione di un decreto il Re ha infatti istituito a Medina un Consiglio composto da “autorevoli” studiosi provenienti dal mondo musulmano, chiamati a rileggere gli Hadith – insegnamenti ed azioni del Profera Muhammad presi ad esempio dai musulmani per legittimare la propria condotta – con l’obiettivo di epurare l’insegnamento religioso da interpretazioni erronee e radicali, spesso adottate come giustificazione per la commissione di crimini violenti.
Questa presa di posizione dovrà scontrarsi con le frange più conservatrici presenti nel Regno, come gli Ulama, i “dottori” della legge islamica, da sempre sostenitori del whhabismo più radicale.

… e sul web
Obiettivo analogo si è posto il G7 dei Ministri dell’Interno che si è svolto ad Ischia: al termine del vertice i paesi membri e i colossi del web (Google, Facebook e Twitter) hanno raggiunto un accordo volto a controllare i contenuti online suscettibili di inneggiare all’estremismo o favorire la radicalizzazione degli utenti.

Mosca, abbiamo una roadmap?
Nel corso di una conferenza sulla non-proliferazione svoltasi a Mosca, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha incoraggiato i leader mondiali a sostenere una roadmap russo-cinese per risolvere la crisi del programma missilistico nordcoreano. A questo proposito, Lavrov ha evidenziato come le conseguenze di una rottura diplomatica – paventata dal Presidente Usa Donald Trump – sul programma nucleare iraniano, potrebbero produrre seri danni ai meccanismi di sicurezza internazionali, con inevitabile impatto anche sulla situazione coreana.

Il nuovo corso
Mercoledì 18 ottobre il Presidente cinese Xi Jinping ha presieduto all’apertura del diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Xi Jinping ha ribadito la volontà di portare a termine le riforme economiche avviate e di opporsi a qualsiasi tentativo di condizionamento politico attuato dai forti sistemi stranieri, pur senza che ciò implichi una totale chiusura dell’economia cinese al resto del mondo.

Il Presidente, che si conferma strenuo sostenitore di misure atte a contrastare la corruzione – accuse spesso usate anche come arma politica verso gli avversari – ha inoltre parlato di politica estera, investimenti, ambiente e mercati, ed ha auspicato un nuovo periodo di prosperità per il Paese, coincidente con quel concetto di “grande rinascimento della nazione” già pronosticato al momento dell’assunzione dell’incarico cinque anni fa.

Piccoli passi verso l’uscita
Nel corso della conferenza stampa rilasciata al termine del summit europeo di Bruxelles, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha annunciato che sono stati compiuti progressi in merito ai negoziati sulla Brexite pronosticato la possibilità che la seconda fase delle trattative possa aver inizio a partire dal prossimo vertice, in programma il 14 dicembre.
Più cauto è apparso invece il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha in certa misura smentito il collega, ribadendo la situazione di stallo delle trattative denunciata da Michel Barnier, nominato dallo stesso Junker responsabile dei negoziati sulla Brexit lo scorso 27 luglio 2016. Il poliziotto buono e quello cattivo?

Sui migranti l’Europa cambia?
Con 43 voti favorevoli e 16 contrari è stata approvata dalla Commissione libertà civili del Parlamento europeo la riforma del Regolamento di Dublino, la legge europea in materia di migrazioni ed accoglienza.
La misura prevede l’abolizione del principio del “paese di primo ingresso”, che prevede l’obbligo per i migranti di far domanda d’asilo nel primo Stato dell’UE toccato (attribuendo esclusivamente a quest’ultimo la competenza in merito alla valutazione della legittimità della richiesta), e l’entrata in vigore di un meccanismo permanente ed automatico di ricollocamento dei migranti che coinvolge obbligatoriamente la totalità degli Stati membri dell’Unione, secondo quote preliminarmente stabilite. Il testo della riforma è ora destinato a passare al vaglio del Consiglio dell’Unione Europea, la cui approvazione risulta tutt’altro che scontata.

Tra gli altri, i problemi commerciali
L’Ucraina si è rivolta all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) per denunciare la violazione delle norme commerciali perpetrata dal governo russo attraverso l’imposizione di restrizioni nell’esportazione di numerosi prodotti locali tra cui birra, vodka, succhi, carta da parati e prodotti di confetteria. La misura, che ha dato origine alla terza disputa commerciale tra i due Paesi dall’origine del conflitto nel 2014, appare inequivocabilmente tesa a colpire direttamente anche il presidente Poroshenko, proprietario della nota impresa dolciaria “Roshen”.

L’apartheid sociale del XXI sec.
David Lammy, ex Ministro dell’istruzione britannico e primo nero inglese ad aver avuto accesso alla facoltà di legge di Harvard, ha accusato l’Università di Oxford di “apartheid sociale”, criticandone aspramente le politiche di ammissione, colpevoli, nel 2015, di aver escluso da 10 corsi su 32 studenti neri con livello A, il più elevato per l’accesso alle università inglesi. Inoltre, secondo quanto emerso dai dati raccolti, nello stesso anno sei facoltà dell’Università di Cambridge avrebbero analogamente negato l’accesso agli studenti neri.

Le nuove informazioni raccolte, rivelate dalle Università coinvolte e non senza ritrosie da parte di Oxford, che si è vista costretta a consegnare la documentazione relativa al 2016 soltanto dopo essere stata messa al corrente della volontà del Guardian di avviare un’inchiesta in merito alla vicenda, rivelano un evidente divario regionale e socioeconomico, oltre che etnico, tra gli studenti ammessi. Sebbene vi sia un miglioramento rispetto ai dati risalenti al 2009, quando gli studenti neri erano stati esclusi da ben 21 corsi, la discriminazione ancora attuata dalle scuole d’élite appare evidente ed estesa anche agli aspiranti universitari, originari delle regioni più povere del Paese.

(Federica Allasia via thezeppelin.org, cc-by-nc-nd)


Foto Camera Eye cc-by
Number 10 cc-by-nc-nd
EUParliament cc-by-nc-nd
_Hadock_ cc-by-nc-nd

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google