Riforma delle regioni, Bugar: ritorniamo al vecchio modello delle 16 provincie

Il presidente del partito di maggioranza Most-Hid, Bela Bugar, ha dichiarato che la suddivisione della Slovacchia in otto regioni, una decisione presa negli anni 2000, non è più rispondente alle necessità dell’oggi. Secondo Bugar i cittadini non capiscono a cosa servano le regioni, che vedono come qualcosa di astratto, un fatto del resto dimostrato anche dalla bassa affluenza degli elettori nelle elezioni regionali, ha detto.

È quindi necessario un dibattito su come modificare la partizione territoriale e amministrativa del paese, che a suo parere potrebbe ritornare alla vecchia suddivisione in 16 province. Favorevoli al momento a questa idea sono anche gli altri due partiti di coalizione, Smer-SD e SNS. Il dibattito sulla riforma del sistema regionale è tuttavia sul tavolo ormai dal 2013, quando si tennero le ultime elezioni.

Il funzionario di governo Viktor Niznansky, che a suo tempo aveva contribuito alla creazione del sistema attuale, ammette che sebbene le regioni autonome abbiano contribuito a sostenere il processo di democratizzazione della Slovacchia, non sono però state in grado di porre un freno agli squilibri interni del paese. Le regioni, in funzione dal 2001, hanno permesso di assorbire il debito pubblico slovacco maturato durante il regime comunista, stabilizzare il sistema politico e rinforzare la democratizzazione del paese decentrando il potere. Oggi comunque sarebbe necessaria, dice Niznansky, una ridefinizione dei confini regionali che nella suddivisione attuale ha impedito uno sviluppo omogeneo del Sud-est del paese. Esempio di tale problema è l’area di confine tra le regioni di Banska Bystrica e Kosice, tra le maggiormente disastrate dal punto di vista economico-sociale e con i maggiori tassi di disoccupazione.

(Red)

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