La diga di Gabcíkovo compie 25 anni

In questo mese di ottobre si festeggiano i 25 anni della diga di Gabčíkovo sul fiume Danubio, una grande opera che regola il flusso del fiume e produce elettricità con la omonima centrale elettrica a una quarantina di chilometri a sud della capitale slovacca. Avviati nel 1977 con il Trattato di Budapest siglato tra Slovacchia e Ungheria, quando entrambi i paesi erano repubbliche socialiste, i lavori del progetto Gabčíkovo–Nagymaros non si sono in realtà mai conclusi secondo l’idea originale, siccome l’Ungheria si ritirò dal progetto a fine anni ‘80 per problemi economici, aggiungendo in seguito preoccupazioni ambientali e aprendo poi con Bratislava una controversia per la deviazione del corso del fiume in territorio slovacco. Gli slovacchi hanno deciso di proseguire da soli con la cosiddetta “variante C”, una versione più piccola del progetto che appunto ha deviato il fiume portando tutti i lavori di costruzione interamente sul territorio della Slovacchia, allora ancora parte della Cecoslovacchia.

La diga, oltre a produrre il 10% del fabbisogno elettrico nazionale grazie alla più grande centrale idroelettrica del paese, con otto turbine da 720 megawatt totali messe in funzione nel 1992, ha anche aiutato a proteggere il territorio dalle inondazioni, e il sistema idraulico di Gabčíkovo consente di regolare il flusso del Danubio migliorandone la navigazione con un sistema di chiuse e garantendo la fornitura di acqua potabile con un bacino artificiale lungo 16 chilometri e largo fino a 4.

Il costo complessivo dell’intera struttura idraulica di Gabčíkovo e le sue strutture fluviali, compresi gli investimenti nelle linee di approvvigionamento idrico, tubi e stazioni di trattamento delle acque reflue nelle città vicine, è stato pari a oltre 1,3 miliardi di euro.

La centrale elettrica è stata gestita fino al 2015 dalla società elettrica nazionale Slovenske Elektrarne (SE), fino a quando nel marzo di due anni fa il governo non decise di riprendersela per la gestione diretta. La società Enel, socio di maggioranza di SE, fece causa allo Stato per i danni e la perdita di utili derivanti dall’operazione, chiedendo quasi 600 milioni di risarcimento. Un arbitraggio internazionale ha dato ragione al governo, che però si è visto chiedere nelle settimane scorse una parcella legale di decine di milioni, calcolate come l’11% dell’importo base di arbitrato. Una negoziazione con lo studio legale ha ridotto ora la cifra a 17,6 milioni.  

(Red)

 


Foto seas.sk
gabcikovo.sk

 

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