Scacco alla democrazia, tra sfiducia e risentimento

[Alfio Mastropaolo, Sbilanciamoci.info] – C’è qualcosa di terribile, e spaventoso, nelle circostanze che stiamo vivendo. Forse le più drammatiche da un secolo in qua. L’innegabile aria di famiglia tra fascismo e populismo non deve far dimenticare le diversità che separano l’un dall’altro. Fascismo e nazismo smantellarono il regime rappresentativo grazie alle milizie private che avevano costituito, sfruttando, con la tolleranza dello Stato, il know how violento che si era accumulato nelle trincee. A fornir loro la base decisiva di consenso fu il risentimento della classe media, frustrata dagli esiti del primo conflitto mondiale e timorosa di essere declassata dall’incedere dei partiti di massa.

Ciò malgrado, l’aria di famiglia rimane. Nella condizione attuale mancano le milizie private, ma sovrabbondano i motivi di risentimento, manipolando i quali, come dimostrano i casi recenti di Francia, Germania e Austria, i populisti stanno già trovando pacificamente quel successo elettorale che fascismo e nazismo ottennero con la violenza. Il cosiddetto populismo si sta infatti rivelando pienamente compatibile con le istituzioni rappresentative e democratiche, la cui adattabilità anche a forze politiche palesemente in contrasto con i principi cui esse s’ispirano non è mai stata considerata a sufficienza. Quanti scrissero le costituzioni del dopoguerra si premunirono affinché l’abuso del principio di maggioranza non aprisse la strada a un nuovo regime autoritario. Non immaginavano che valori e principi fascisti potessero aggiornarsi, essere smussati e convivere con le istituzioni da essi progettate. Il Brasile ha appena dimostrato come siano possibili colpi di Stato formalmente legali. Forse è venuto il tempo di smetterla di mitizzare la democrazia: che sarà pure il peggiore dei sistemi di governo, tranne tutti gli altri, ma è davvero molto scadente.

Lungo è il catalogo degli odierni motivi di risentimento, che si sovrappongono, s’intrecciano e si stanno pure coagulando elettoralmente: grazie ai populisti, ma pure grazie ai partiti convenzionali (come i popolari austriaci), i quali da un lato nella loro azione di governo, ossequiente alle regole europee, alimentano i motivi di risentimento, dall’altro fanno concorrenza ai populisti adottandone e adattandone alcune istanze e spesso anche lo stile. Alcune vene di risentimento sono antiche: con ogni probabilità non sono le più cospicue. Sono le nostalgie fasciste che resistono in qualche angolo delle società contemporanee. C’è il risentimento antifiscale di alcuni ceti, ravvivato dalla denigrazione simbolica cui l’azione dello Stato è sottoposta dal neoliberalismo. C’è il risentimento conservatore di alcuni ambienti che hanno mal digerito i progressi sul piano dei diritti civili dell’ultimo mezzo secolo: i tentativi di rimuovere le disuguaglianze di genere e il riconoscimento dei diritti Lgtb.

Più recente, e ben più insidioso, è il risentimento fondato sulle paure di declassamento delle classi medie, che stavolta non temono più la concorrenza della classe operaia, ma vedono invece aprirsi innanzi a sé, e ai propri figli, la china dell’impoverimento e della mala occupazione. Sono risentite le classi medie più fortunate di paesi come l’Austria, l’Olanda, la Svizzera, che intendono mantenere la loro condizione di privilegio, e quelle che in paesi come l’Italia e la Francia la loro condizione di privilegio ritengono in pericolo. Enorme è il risentimento che hanno suscitato le politiche di austerità: sono risentiti in special modo i ceti popolari, da tempo non più protetti dalle politiche di welfare e di piena occupazione, nonché orfani dell’azione di rappresentanza dei partiti di massa e dei sindacati e su cui l’austerità ha scaricato gran parte dei costi della grande crisi finanziaria.

Aggiungiamo ancora il risentimento antipolitico e quello anti-migranti. I privilegi di cui il personale politico gode, le sue continue prove d’immoralità e la stigmatizzazione di quest’ultima, da parte di forze politiche che sfruttando i media ne hanno fatto il loro tema preminente, senza mai interrogarsi sulle cause, né tantomeno tentare di curarle, hanno reso questo risentimento vastissimo e anche profondamente radicato. Il risentimento più insidioso infine è quello che si appunta contro i disperati che in condizioni drammatiche attraversano il mare o si assiepano ai confini dei paesi più avanzati.

L’impatto dell’ultima ondata migratoria sulle società europee, anche le più esposte, è modesto. La condizione lavorativa, già pessima, non è peggiorata a causa degli immigrati. Le statistiche sulla criminalità non hanno subito oscillazioni apprezzabili. La pubblica assistenza non è stata più di tanto deviata verso i nuovi arrivati a scapito di altri. Né il paesaggio si è popolato di minareti. Ma la diffidenza verso l’estraneo è congenita. Soprattutto se esasperata dal terrorismo mediatico dei populisti, che, nel silenzio – è l’ipotesi più generosa – degli altri partiti, convoglia contro l’estraneo, e con proprio vantaggio, gli altri motivi di risentimento. In Usa, in Francia e in Germania questa deriva è apparsa evidente: il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di vasti strati sociali ha favorito i successi dell’estremismo di destra. Non è in realtà da escludere che una parte del consenso che i populisti raccolgono sia da intendere più come una testimonianza di sofferenza inascoltata, che non come una prova di razzismo. Lo dimostrerebbe il fatto che allorquando un’alternativa si è profilata in Inghilterra i populisti dell’Ukip sono usciti di scena. Solo che una simile alternativa non riesce a maturare da altre parti.

Puoi trovare il resto dell’articolo sul sito Sbilanciamoci.info


Illustr: geralt/CC0
donkeyhotey cc-by

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