Pensionati italiani all’estero, 380 mila nel 2016

ROMA\ aise\ – Il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma, parla anche di pensionati italiani che vivono all’estero. Secondo Salvatore Ponticelli della Direzione centrale pensioni dell’Inps, tra gli autori del rapporto, analizzando la presenza dei pensionati italiani nei paesi esteri risulta un “mosaico composto da chi è partito nel passato per necessità e chi lo fa oggi per mettersi in gioco in una realtà diversa, così da trovare la sua realizzazione professionale, o da chi parte perché così prevede la politica della sua azienda”. In questa realtà complessa, ha aggiunto Ponticelli, “si inserisce il tema della tutela previdenziale che vede l’Inps in primo piano”.

Se tradizionalmente il beneficiario della pensione era “l’emigrante italiano, costretto a trasferirsi, ma che ha svolto lavoro in parte in Italia prima di partire”, oggi “emergono nuove tipologie di pensionati” come “chi emigra al seguito dei figli e dei nipoti” o chi “si trasferisce dopo la pensione per ricercare luoghi con condizioni di vita favorevoli dal punto di vista economico e fiscale, anche se sono meno di quelli di cui parlano le cronache”.

È, insomma, un mondo variegato, affatto residuale “visti i numeri di chi migra oggi: i lavoratori di adesso saranno i pensionati di domani” quindi avranno maturato il trattamento previdenziale “su un’attività lavorativa nel mondo globalizzato”.

A regolare tale attività “una normativa complessa che – precisa Ponticelli – non serve a creare un diritto sovranazionale: le norme internazionali di sicurezza sociale servono a coordinare i sistemi dei diversi Paesi per non pregiudicare i diritti previdenziali di chi si sposta per lavoro. Se mancassero non si potrebbe parlare di libertà di circolazione delle persone”.

Come paese membro dell’Ue, l’Italia rispetta la legislazione europea che regola rapporti e trattamenti previdenziali di chi si sposta nell’Unione – norme che valgono anche per la Svizzera – mentre per i Paesi extra Ue il nostro Paese ha stipulato accordi bilaterali con 18 paesi (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Capo Verde, Città del Vaticano, Corea del Sud, Giappone, Israele, Messico, Monaco, Paesi ex Jugoslavia, San Marino, Stati Uniti, Tunisia, Turchia, Uruguay e Venezuela). “Il lavoratore in uno dei Paesi extra Ue non inclusi nella lista non può ottenere l’applicazione della totalizzazione dei contributi, per lui l’unica scappatoia è il riscatto di questi contributi versati all’estero”, spiega Ponticelli.

I numeri.

Nel 2016 le pensioni pagate all’estero erano quasi 380mila in 160 diversi Paesi, con una concentrazione maggiore in Europa – sia pure in riduzione – Canada, Usa e Australia. Crescono le pensioni pagate in America Centrale e Asia (rispettivamente +42,8 e 42,6 tra il 2016 e il 2012). Diminuiscono le pensioni in Europa, mentre è più marcato il calo in Oceania, America del Nord e del Sud.

La maggior parte delle pensioni all’estero sono di vecchiaia, ma elevato è anche il numero di quelle pagate ai superstiti (35,59 di cui il 96% a donne).

I paesi dove l’Inps paga più pensioni sono ancora quelli della emigrazione tradizionale: Canada, Australia e Germania, ma anche Francia e Usa.

Il valore medio della pensione è di 378 euro al mese; il 60% del totale delle pensioni viene pagato in convenzione internazionale.

A queste si aggiungono le pensioni che l’Inps paga a cittadini non italiani, cioè – spiega Ponticelli – “a lavoratori stranieri che hanno versato contributi qui e che poi sono tornati nel loro paese d’origine”.

Comunque delle 373mila pensioni pagate all’estero, l’83% sono destinate agli italiani (308mila), il 17% a stranieri (65mila).

Nel suo contributo al rapporto, Ponticelli si sofferma anche sull’emigrazione femminile e quindi sulla realtà delle pensionate all’estero, entrate nel mondo del lavoro più tardi degli uomini.

Il pagamento delle pensioni all’estero è ancora influenzato dall’emigrazione più antica, quando le donne raggiungevano i mariti partiti prima di loro o perché donne straniere sposavano emigranti italiani, dunque oggi percepiscono la pensione dei superstiti”.

I Paesi con il maggior numero di pensionate all’estero sono quelli tradizionali: con la sola esclusione di Germania, Gran Bretagna e Spagna, le percentuali di donne sul totale sono tutte al di sopra del 50%.

Sale invece – anche se i numeri sono più contenuti – il numero di pensionate in Europa dell’Est, dove sono tornate, evidentemente, le donne migrate in Italia dagli anni 90 ad oggi.

(m.c.\aise)


Foto JWHeckey/CC0

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