Sono quasi 5 milioni gli italiani all’estero, il 15% in più nell’ultimo anno

ROMA\ aise\ – Quasi cinque milioni di italiani – 4.973.942 – erano iscritti all’Aire al gennaio 2017, pari all’8,2% degli oltre 60,5 milioni di italiani. 124.076 le iscrizioni nel 2016, il 15% in più rispetto all’anno precedente. Questi i dati del Rapporto Italiani nel Mondo 2017 della Fondazione Migrantes, giunto alla dodicesima edizione e stato presentato ieri a Roma. Ai numeri dell’Aire e dell’Istat e ai 45 saggi che accompagnano il rapporto il compito di fotografare una realtà complessa; quella dei connazionali che risiedono all’estero, che continuano a partire: l’anno scorso da 110 territori verso 194 destinazioni.

La maggior parte degli italiani all’estero risiede in Europa (2.684.325, di cui 1.984.461 nei paesi Ue), 2.010.984 in America, soprattutto in quella centromeridionale, 147.930 in Oceania, seguono l’Africa 65.696 e Asia 65.003.
I Paesi con le comunità più numerose sono sempre Argentina (804696), Germania (723.846) e Svizzera (606.578), ma il Paese che segna la variazione più consistente in valori assoluti è il Regno Unito con 27.602 iscrizioni in più nel 2016.
Anche se la Regione da cui è partita la maggior parte dei connazionali è la Lombardia, in generale a svuotarsi di più resta il Sud Italia: gli iscritti Aire nel meridione sono infatti 1.632.766 al Sud e 859.547 nelle Isole, pari al 50,1% del totale; il 34,8% parte dal settentrione e il 15,6 dal Centro Italia.
Aumentano i celibi (57% – +2,7 milioni) mentre i coniugati scendono dell’1% (36,5%, +1,8 milioni); il divorzio caratterizza l’1,9% (+117mila) dei residenti all’estero e lo stato di vedovanza l’1,9% (+ 123mila). Continua l’aumento registrato già da diversi anni per quanto riguarda le nascite all’estero: nel 2017 sono 1.956.311, pari al 37,6% del totale motivo di iscrizione all’Aire.
Le iscrizioni per acquisizione della cittadinanza sono nel 2017 166.463 (2,1%). Continua l’aumento degli iscritti Aire da meno di un anno (più 225mila nel 17).

Questi i numeri del rapporto, sintetizzati e presentati da don Giovanni De Robertis, nuovo direttore della Migrantes, che ha definito la pubblicazione “strumento indispensabile per conoscere l’emigrazione italiana oggi”. La presentazione, ha auspicato, sia “uno spunto per riflettere su un mondo sociale più giusto dove nessuno sia più costretto a partire, ma dove ognuno abbia il diritto di scegliere dove costruire la propria vita”.

Soprattutto per i giovani, ha aggiunto monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione, “su cui puntare per la rinascita dell’Italia. La migrazione è nella storia di ognuno di noi ed esige rispetto e impegno”.

Ad inquadrare i numeri del rapporto nell’Italia di oggi è stata Delfina Licata, curatrice del rapporto. “L’Italia è completamente diversa dal 2006, quando la Cei chiese alla Fondazione Migrantes uno strumento per comprendere il fenomeno migratorio”, ha ricordato Licata, spiegando che “gli italiani in mobilità” formano oggi un “quadro complesso”, di presenze stratificate negli anni; “quasi 5 milioni di iscritti all’Aire, 60 in più dal 2006, con un aumento del 14% negli ultimi 5 anni, reclamano diritti e partecipazione, con un’identità “altra””, spiega Licata.

Nel rapporto quest’anno sono state approfondite diversi aspetti, come ad esempio “dove vanno, quando partono, le comunità straniere che acquisiscono la cittadinanza italiana”, oppure “cosa provano i genitori che restano in Italia”. E ancora quanti sono “i “figli del viaggio”, cioè i 124.000 minori, 26mila con meno di 18 anni”, che all’estero possono contare sui nonni che partono al seguito della famiglia. E poi, due focus su quelle che Licata chiama “pietre di inciampo”, cioè i detenuti italiani all’estero e la presenza di migranti irregolari in Italia.

Per partire occorre una “cassetta degli attrezzi” – ha aggiunto Licata – a cominciare dalla conoscenza della lingua e delle leggi dei Paesi esteri, la mancata conoscenza di queste ultime porta molti italiani in carcere” oppure espulsi da Paesi, come l’Australia, dove nell’anno passato ci sono state “882 cancellazioni di visto imposte ai nostri connazionali e 200 espulsioni”.

Si parte, ma non si dimentica l’Italia. “Lontano dagli occhi lontano dal cuore? Non sempre”, spiega infatti la curatrice del rapporto. “Si parte con la rabbia, ma molti hanno voglia di tornare e tanti hanno sviluppato diversi modi di esserci”, una sorta di “presenza diversa”.

Il migrante, ha aggiunto, “porta con sé il territorio da cui parte, ma ad esso, e al Paese intero, restituisce arricchimenti dovuti alla sua permanenza all’estero”.

Ai territori è dedicata la parte speciale del rapporto con una scheda per ciascuna regione: come anticipato la Lombardia con le sue 22.981 partenze è al primo posto, seguita da Veneto (11.611) e Lazio (11.114), poi Sicilia (11.501) e Piemonte (9.022), quindi Emilia Romagna (8.826), Campania (8.074), Toscana (6.502). L’unica regione in controtendenza – che ha frenato le partenze – è stato il Friuli Venezia Giulia (3.828, 300 persone in meno rispetto all’anno precedente).

La mobilità non è negativa di per sé, lo è se non è accompagnata dal diritto di tornare”, ha chiosato Licata. Per questo, il rapporto pone l’accento su “territori e giovani: occorre prestare attenzione su di loro per creare un futuro diverso”.

(m.cipollone\aise)

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