L’ambasciatore Meucci: ecco perché Milano si merita l’Agenzia europea dei medicinali

La scorsa settimana l’ambasciatore d’Italia a Bratislava Gabriele Meucci ha presentato a una platea di autorità slovacche, media e diplomatici internazionali la candidatura italiana per l’Agenzia europea dei medicinali, più conosciuta forse in questi mesi con l’acrononimo EMA. L’organismo, che ha sede a Londra, dovrà lasciare la Gran Bretagna dopo la Brexit e da tempo si è innescata una corsa tra diversi stati membri dell’UE per accaparrarsi il piatto succulento di una agenzia che tra il quasi migliaio di dipendenti, molti con famiglia, e le decine di uffici di rappresentanza delle case farmaceutiche e di altre organizzazioni garantirebbe un giro d’affari milionario alla città che la ospiterà. Tra le candidature che forse hanno più possibilità di essere scelte come destinazione vi sono Amsterdam, Copenaghen, Vienna, Stoccolma, ma anche Lille e Milano. Anche Bratislava si è candidata, e la Slovacchia sta cercando di farsi alleati in Europa ritenendo suo diritto avere sul suo territorio uno dei 37 organismi decentrati dell’Unione europea, ultimo di cinque paesi che ancora non godono di tale privilegio (insieme a Bulgaria, Cipro, Croazia e Romania).

Per l’Italia è stata posta la candidatura di Milano, lanciata dal premier Paolo Gentiloni, insieme al sindaco Sala e al governatore Maroni lo scorso luglio direttamente dalla sede prescelta per l’offerta italica, il Pirellone, lasciato libero di recente dalla Regione Lombardia che si è spostata nel modernissimo quartiere vicino a San Siro nato sullo spazio lasciato dalla dismissione della vecchia fiera cittadina.

Il capo della missione diplomatica italiana in Slovacchia ha illustrato ai presenti innanzitutto le sette ragioni per cui Milano è la scelta migliore per un organismo UE di tale grandezza e importanza. Innanzitutto la garanzia di una localizzazione semplice e senza intoppi che garantirebbe la continuità del lavoro grazie a misure comuni di governo e autorità locali che mette a disposizione un gioiello architettonico come il grattacielo di Giò Ponti già pronto all’uso, senza tempi morti, e una burocrazia facilitata per il personale dell’agenzia nel trasferirsi da Londra in Italia armi e bagagli. Milano del resto garantisce il collegamento con Londra grazie a 250 linee settimanali, anche low cost, cosa che dovrebbe semplificare la fase di trasloco e assestamento. Il capoluogo lombardo mette poi a disposizione la sua preparazione in ricerca e innovazione con le sue undici università e più di 200.000 studenti, oltre a una vasta rete di istituzioni di ricerca pubbliche e private, tra cui l’Agenzia italiana dei medicinali (AIFA), ospedali di rilievo e società accademiche. Per di più, il settore farmaceutico in Italia è il secondo in Europa per produzione e tra i principali esportatori mondiali, e Milano ha il 60% della fetta del mercato produttivo di medicinali in Italia. Stare a Milano vuol dire vivere al centro dell’Europa: con i suoi tre aeroporti la città è raggiungibile da ovunque nel continente, e 1.300 voli settimanali la collegano alle 27 capitali dell’UE. La città della Madonnina non è seconda a nessuno per l’ospitalità: gli oltre 7 milioni di turisti all’anno e i numerosi eventi internazionali garantiscono una rete di ospitalità integrata che ha saputo accogliere i 20 milioni di visitatori dell’Expo 2015 con 54.000 posti letto in alberghi e residenze cui si aggiungono 39.000 posti letto in pensioni e in altri tipi di alloggio, tutti a portata di mano del Pirellone, sito nel pieno centro città a un passo dalla stazione ferroviaria. Milano e il suo hinterland hanno un PIL di 153 miliardi di euro, e l’intera regione Lombardia arriva a 359 miliardi di euro, tra le prime in Europa. La città è capitale finanziaria d’Italia e leader nei servizi finanziari e bancari, oltre che in altri settori chiave dell’economia, tra cui moda e design. Quasi 3.000 aziende multinazionali hanno sede a Milano. A un passo da qui, a 60 km verso nord, sorge inoltre il Centro comune di ricerca (CCR) europeo che si trova a Ispra, e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) si trova a Parma, 120 km a sud-est, vicinanze che possono dare spazio a ampie opportunità di collaborazione. Infine, ed è l’ultima delle sette buone ragioni, a Milano la qualità della vita è tra le migliori al mondo: ci sono alloggi di alta qualità a prezzi competitivi, un sistema sanitario all’avanguardia, una rete completa di scuole internazionali, una scena culturale e artistica frizzante, un ambiente gastronomico perfetto e un efficiente sistema di trasporto pubblico. Vicina a mare e monti, la città permette con un’ora di macchina di spostarsi dalle Alpi al Mediterraneo.

Avvicinato da Loris Colusso dopo la presentazione, l’ambasciatore ha risposto ad alcune domande per Buongiorno Slovacchia.

Il sindaco Sala ha detto che l’EMA potrebbe creare a Milano fino a 3.000 posti di lavoro. Sembra un numero enorme, ma per l’Italia e il capoluogo lombardo sarebbe senz’altro un grosso affare. Quali sono le stime reali di ricaduta economica per il nostro paese?

Meucci: L’eventuale apertura a Milano dell’Agenzia europea dei medicinali implicherebbe anche la creazione in città di numerosi uffici di rappresentanza di produttori farmaceutici di tutto il mondo, che adesso si trovano a Londra. Si tratta di case farmaceutiche americane, giapponesi, in generale extraeuropee ma anche delle stesse agenzie nazionali europee, che per questo scopo dovranno anche affittare uffici e assumere personale in loco per continuare la propria attività. Insomma, non si tratta soltanto dell’agenzia in sé, ma di tutto l’indotto che si porta dietro. L’azienda giapponese che deve fare approvare i propri farmaci dall’EMA, per dire, dovrà presumibilmente assumere dei milanesi per interagire con l’agenzia europea. Si può dire che grosso modo la creazione di posti di lavoro a Milano sarà corrispondente alla perdita di posti a Londra in seguito al trasferimento post-Brexit.

Quante sono oggi le vere chances di Milano, a un mese dalla decisione UE?

Diciamo che adesso è difficile fare delle previsioni. Le votazioni si svolgeranno in tre turni, e con la prima alla fine di ottobre si potranno già vedere i tre candidati favoriti. Se nessuno dei tre avrà la maggioranza assoluta si terrà un secondo voto dove ne rimangono due, ed eventualmente un terzo dove rimarrà la candidatura vincente. Da quel che si dice oggi i più forti concorrenti di Milano sono Vienna, Amsterdam, Copenaghen, probabilmente Dublino per ragioni pratiche – lingua e vicinanza geografica. Anche Bratislava ha una certa reputazione, per motivi più che altro geopolitici. C’era anche Barcellona, che con il pasticcio dell’indipendenza catalana di queste settimane ha perso molto del suo fascino.

Come l’Italia pensa di battere le candidature forti di alcune città del nord Europa o anche di Bratislava, che ancora non ospita nessuna agenzia UE?

Per l’Italia dovrebbe prevalere non il concetto geografico o geopolitico, ma il concetto di continuità del lavoro Insomma, Milano, e questa è un elemento sul quale si sta molto spingendo nel colloquio con i partner UE, dà una garanzia che lo stop dovuto al trasloco dell’Agenzia europea dei medicinali, rispetto ad altre candidature, sia davvero ridottissimo permettendo di rispettare tempi e piani già previsti prima del trasferimento, e soprattutto la protezione della salute degli europei. Milano infatti ha una location già pronta e strutture e risorse subito disponibili.

Pensa che Bratislava abbia delle possibilità vere per venire scelta come sede EMA? Cosa pensa dei sondaggi interni all’EMA riguardo alla contrarietà dei dipendenti dell’agenzia a trasferirsi in Slovacchia?

L’opinione dello staff dell’EMA non è e non sarà il primo dei criteri di scelta della nuova dislocazione dell’agenzia, ma il fattore delle risorse umane ha una sua importanza nel tutelare la continuità dell’attività e dunque la possibilità di trattenere una parte essenziale del suo personale nonostante il trasloco in un altro paese. Se gli impiegati possono anche essere cambiati con nuove risorse locali, è fondamentale che un certo numero di dirigenti dell’agenzia rimangano parte dell’organizzazione. Le necessità del personale dell’EMA avranno un certo peso quando si valuteranno le candidature in base all’offerta delle scuole, trasporti o soluzioni abitative per queste famiglie che debbono trasferirsi.

(La Redazione)


Foto Mike Beals cc-by-nc-nd
alebegoli cc-by-nc-sa

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